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Ospedale, la Fials: «Si riattivino alcuni reparti in sicurezza»

«Che senso ha chiudere un'intera struttura? Si faccia come al Policlinico, al Miulli e a Casa sollievo della sofferenza»

Critica fortemente e propone con fermezza. Le posizioni della Fials rispetto alla gestione dell'ospedale di Bisceglie sono chiare: contrarietà all'attuale assetto organizzativo, che prevede la chiusura di tutti i reparti al fine di destinare l'intero edificio alla gestione dei casi Covid, e immediata riattivazione di quelle unità operative ritenute essenziali per la prosecuzione dei servizi sanitari non legati all'emergenza epidemiologica in corso, naturalmente seguendo tutte le procedure di sicurezza.

«Com'è noto, l'ospedale "Vittorio Emanuele II" di Bisceglie fu indicato dalla Regione Puglia, nel marzo scorso, quale Covid hospital della provincia Bat. Tale indicazione, in un contesto di estrema e improvvisa urgenza sanitaria, avvenne per la gestione e cura dei pazienti affetti da Covid-19, e tutti gli operatori sanitari del nosocomio hanno reso con lodevole abnegazione un ottimo servizio all'intera comunità provinciale» hanno rimarcato Angelo Somma e Sergio Di Liddo, segretari provinciali dell'organizzazione sindacale.

«Dal giugno scorso, considerata la netta diminuzione del numero dei ricoverati, su indicazioni del Dipartimento promozione della salute della Regione Puglia fu disposta la ripresa delle normali attività sanitarie. La struttura ospedaliera è stata riaperta alle attività di ricovero e all'erogazione di prestazioni come per esempio tutte le attività ospedaliere ordinarie, esami e visite sia pregresse che attuali. Sono stati inoltre mantenuti, nell'unità operativa di malattie infettive 18 posti letto per pazienti Covid» hanno ricordato.

«Gli esperti hanno sempre comunicato che, dopo la parentesi estiva, si sarebbe determinata una diminuzione dei contagi mentre ci sarebbe stato - con l'ingresso della stagione autunnale - un innalzamento del picco dei casi positivi.
Sapevamo tutti dunque che non eravamo usciti dalla fase emergenziale e che era necessario programmare, organizzarsi per tempo per fronteggiare la prevista, e annuciata seconda ondata, con la finalità di accogliere i pazienti Covid-19 abbisognevoli di ospedalizzazione, riorganizzando l'attività senza chiudere intere strutture sanitarie (presidi ospedalieri in primis) e senza interrompere il normale funzionamento degli ospedali con decine e decine di utenti che attendevano il proprio turno per accedere alle prestazioni sanitarie da marzo scorso, già fortemente penalizzate da lunghe liste di attesa e definitivamente compromesse dall'improvvisa emergenza Covid-19» hanno affermato i due sindacalisti.

«Dopo neanche 4 mesi, e guarda caso sempre dopo le elezioni, la Direzione generale dell'Asl Bt, sulla base di una nota del Direttore medico dell'ospedale di Bisceglie e a seguito di quanto concordato nella conferenza dei servizi, ha disposto la riattivazione del Covid hospital,con conseguente blocco di tutti i ricoveri ordinari per le unità operative di ostetricia, pediatria, medicina, cardiologia, chirurgia, ortopedia e rianimazione e la contestuale dimissione o trasferimento dei pazienti attualmente ricoverati nella struttura per consentire eventuali nuovi ricoveri di pazienti affetti da Covid.

Riteniamo innanzitutto che sia profondamente ingiusto dimettere o trasferire da un giorno all'altro in fretta e furia i pazienti non Covid attualmente ricoverati nelle unità operative dell'ospedale, quasi che fossero pacchi postali, il tutto mentre il presidente Emiliano e l'assessore alla salute in pectore Lopalco dichiarano che in Puglia, allo stato attuale, non si riscontra alcuna emergenza sanitaria» hanno argomentato.

«Alla luce di queste dichiarazioni viene legittimo domandarsi: non si poteva continuare a gestire i pazienti Covid nell'unità operativa di malattie infettive, dedicando l'intera palazzina che peraltro è provvista di un accesso dedicato e mantenendo comunque le normali attività ordinaria ospedaliere?
Che senso ha chiudere un intero ospedale con 160 posti letto con la presenza di vari servizi, unità operative di cardiologia, ortopedia, rianimazione, un punto nascita e tre sale operatorie per la sola finalità d ricovero dei pazienti affetti da Coronavirus, cosa che peraltro non è avvenuta in altre strutture Covid come il Miulli, i Policlinici Universitari di Bari e Foggia e Casa sollievo della sofferenza?
Alla luce delle recenti dichiarazioni del direttore del Dipartimento della salute che ritiene, se necessario, di utilizzare anche strutture ospedaliere private, perché non si considera di utilizzare i padiglioni vuoti delle strutture di Universo Salute proprio a Bisceglie?
Infine è legittimo domandarsi per quale motivazione le attività di ricovero Covid-19 non vengano agevolmente svolte nell'ospedale di Canosa di Puglia, peraltro completamente ristrutturato e con reparti di degenza "vuoti" ma dotati di personale medico e di comparto» hanno aggiunto, incalzando le autorità sanitarie territoriali e regionali.

«La verità è che in quattro mesi non si è stati in grado di organizzare il prevedibile picco di pandemia nel territorio della Asl Bt e adesso, alla luce della conclamata emergenza, si è scelto di disporre la nuova chiusura dell'ospedale di Bisceglie penalizzando così un bacino di utenza di oltre 100 mila abitanti trà Bisceglie e Trani.

Con questa assurda decisione si penalizzano non solo migliaia di pazienti cronici i quali non avranno più la possibilità di essere assistiti nella struttura biscegliese ma si compromette anche il sistema dell'emergenza urgenza.
Basta considerare che con la chiusura di Bisceglie si riducono ulteriormente i posti letto di cardiologia, già fortemente carenti nell'Asl Bt, in rapporto alla popolazione del territorio e che i dati nazionali hanno evidenziato, nella sola settimana tra il 13 e il 19 marzo 2020, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una riduzione dei ricoveri per infarto pari al 50%, l'incremento della mortalità per sindrome coronarica acuta pari al 10% tra i soli pazienti ricoverati.
Il reparto di cardiologia dell'ospedale di Bisceglie svolge infatti un duplice ruolo: la sua mission, cioè ricovero per i pazienti affetti da scompenso cardiaco che necessitano di impianto di PM/ICD, ma anche l'assistenza alla cardiologia del "Bonomo" di Andria da cui spesso accetta pazienti già trattati con angioplastica al fine di permettere di accogliere ulteriori urgenze nel nosocomio federiciano» hanno spiegato.

«In questi giorni, considerata la chiusura delle attività ospedaliere ordinarie di Bisceglie, si sta peraltro verificando un sovraffollamento delle strutture sanitarie con conseguenti pericolosi assembramenti nei pronto soccorso degli ospedali di Andria e Barletta, per cui molti pazienti residenti nella nostra provincia, affetti purtroppo da altre patologie che necessitano di un posto letto, sono costretti, dopo lunghissime attese nei pronto soccorso, a ricoverarsi in ospedali di altre province.

La Bat è fortemente penalizzata nel rapporto abitanti/posti letto e per giunta il piano dei fabbisogni del personale 2018/2020 deliberato in data 21/09/2018 dall'Als prevede un numero di assunzioni inferiori in rapporto alle altre aziende sanitarie della Regione Puglia.

Per tutti questi motivi e per il fatto che in quattro mesi non si è riusciti ad intravedere soluzioni alternative alla chiusura (come su menzionato), la segreteria territoriale Fials Bat e Bari propone di rivedere il provvedimento di chiusura totale del presidio ospedaliero di Bisceglie in modo da far proseguire l'attività ordinaria dei servizi almeno per alcune unità operative come cardiologia, ostetricia ginecologia e pediatria, utilizzando al meglio le specializzazioni presenti all'interno dell'ospedale considerato che questi reparti sono dislocati in posizione tale da consentirne l'accesso in modo indipendente, garantendo così condizioni di totale sicurezza per pazienti e operatori sanitari, senza contatto con l'area Covid, a cui può essere destinata un'intera ala dell'ospedale con apposito percorso dedicato.

Così facendo si potrebbero facilmente rendere disponibili, nel reparto malattie infettive, circa 60 posti letto Covid-19 continuando a garantire senza interruzione le attività delle citate unità operative e il tutto non potrà che giovare anche agli ospedali "Bonomo" di Andria e "Dimiccoli" di Barletta, in questi giorni in gravi difficoltà, per eccessivi carichi di lavoro, ma soprattutto per carenza di posti letto, con evidente notevole diminuzione di erogazione dei livelli essenziali di assistenza nella Bat.

A giudizio di questa segreteria, oggi l'obiettivo principale e assolutamente importante della regione deve essere quello di evitare una nuova emergenza sanitaria che riguarda tutte le attività ospedaliere routinarie, drasticamente interrotte per continuare a fronteggiare la sola emergenza Covid-19 che secondo gli esperti purtroppo non sarà di breve durata.
Chiediamo perciò di soprassedere dalla scelta aziendale di trasformare in Covid hospital il "Vittorio Emanuele II" di Bisceglie, individuando soluzioni alternative che consentano l'erogazione delle prestazioni sanitarie e di ricovero ordinarie» hanno concluso Somma e Di Liddo.
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