
Cultura
"Quattro presunti familiari": Daniele Mencarelli alle Vecchie Segherie Mastrototaro
Lo scrittore ha presentato il suo nuovo romanzo nella libreria biscegliese
Bisceglie - giovedì 28 maggio 2026
14.30
Un mistero, un racconto doloroso, un viaggio nella sensibilità di una famiglia per raccontare l'abisso dell'attesa: tutto questo è "Quattro presunti familiari", nuovo romanzo dello scrittore e poeta Daniele Mencarelli. La storia di una famiglia alle prese con la scomparsa di un caro, vista dagli occhi di un giovane appuntato di 33 anni, vero protagonista della storia, che riesce ad emergere non in quanto figura perfetta ma proprio per il suo essere umano, fallibile.
Gremito il pubblico in sala che ha assistito ad una profonda conversazione tra lo scrittore romano ed il moderatore, Francesco Papagni.
«La letteratura aspira sempre a questo: partire da una storia apparentemente personale e trovare dentro quella storia degli elementi che poi appartengono a tutti. Questa è anche in qualche maniera l'educazione, l'addestramento dei tanti anni in cui io ho scritto e letto poesia. Come diceva un grande poeta: la poesia per estensione della letteratura cerca il sempre nel presente offrendo le storie di singoli individui e di piccole coralità che comunque raccontano anche la grande storia - ha raccontato Mencarelli a margine dell'evento -. Il dolore si racconta da una parte con occhio lucido direbbe Camillo Sbarbaro, il poeta che amo di più, quindi con grande lucidità. Raccontandolo in un modo orizzontale senza quel rischio di parlarne come da una posizione sopraelevata, e quindi giudicandolo, tentando costantemente di contestualizzarlo. Spesso il dolore va solo accompagnato, dobbiamo essere compagni di chi soffre senza avere necessariamente la velleità di poter risolvere certi problemi».
Molti i temi affrontati nel romanzo, a partire dall'incurabile ferita di una famiglia che spera nel ritrovamento di un parente scomparso: «Questo dolore interiore è ulteriormente acuito dal destino, perché vivere con un proprio familiare scomparso non fa che consumare la psiche».
Cruciale la figura del giovane protagonista che per lo scrittore incarna la fallibilità dell'essere umano: «Il protagonista fa i conti con un ruolo asfissiante che non si sente molto suo. È un giovane appuntato e è diviso, spaccato in due perché da una parte è nominato l'angelo custode di questi presunti familiari che arrivano a Latina per vedere se questo scheletro ritrovato appartiene a loro, mentre vive un rapporto non ancora molto chiaro vista la sua giovane età, rispetto al grande tema del potere: chi indossa una divisa esercita in maniera diretta un potere ed il rischio che lo eserciti male purtroppo c'è da sempre. La cronaca ogni tanto ci ripropone rappresentanti delle forze dell'ordine che confondono travisano il loro mandato istituzionale. Io adoro del protagonista del romanzo la sua fallibilità e non è ne buono ne cattivo. Queste due categorie non le concepisco e per me non esistono in letteratura. Lui è come ognuno di noi, aspira al bene, sa dove sta il bene però in certi momenti cade nel contrario del bene quindi si comporta in modo negativo. Io credo che dentro questa oscillazione, dentro questa scelta costante tra bene e male, viviamo tutti quanti noi».
L'invito, da parte di Mencarelli, è ad attuare una sospensione del giudizio nella lettura, perché soltanto così la letteratura può davvero parlare: «Leggere questo romanzo, ma leggere in generale è fondamentale perché contro le tante chiusure, le tante forme di giudizio e i moralismi, in qualche maniera questo romanzo, come la letteratura in genere, tenta di ampliare il discorso e di introdurre un elemento fondamentale: la complessità» ha poi concluso lo scrittore.
Gremito il pubblico in sala che ha assistito ad una profonda conversazione tra lo scrittore romano ed il moderatore, Francesco Papagni.
«La letteratura aspira sempre a questo: partire da una storia apparentemente personale e trovare dentro quella storia degli elementi che poi appartengono a tutti. Questa è anche in qualche maniera l'educazione, l'addestramento dei tanti anni in cui io ho scritto e letto poesia. Come diceva un grande poeta: la poesia per estensione della letteratura cerca il sempre nel presente offrendo le storie di singoli individui e di piccole coralità che comunque raccontano anche la grande storia - ha raccontato Mencarelli a margine dell'evento -. Il dolore si racconta da una parte con occhio lucido direbbe Camillo Sbarbaro, il poeta che amo di più, quindi con grande lucidità. Raccontandolo in un modo orizzontale senza quel rischio di parlarne come da una posizione sopraelevata, e quindi giudicandolo, tentando costantemente di contestualizzarlo. Spesso il dolore va solo accompagnato, dobbiamo essere compagni di chi soffre senza avere necessariamente la velleità di poter risolvere certi problemi».
Molti i temi affrontati nel romanzo, a partire dall'incurabile ferita di una famiglia che spera nel ritrovamento di un parente scomparso: «Questo dolore interiore è ulteriormente acuito dal destino, perché vivere con un proprio familiare scomparso non fa che consumare la psiche».
Cruciale la figura del giovane protagonista che per lo scrittore incarna la fallibilità dell'essere umano: «Il protagonista fa i conti con un ruolo asfissiante che non si sente molto suo. È un giovane appuntato e è diviso, spaccato in due perché da una parte è nominato l'angelo custode di questi presunti familiari che arrivano a Latina per vedere se questo scheletro ritrovato appartiene a loro, mentre vive un rapporto non ancora molto chiaro vista la sua giovane età, rispetto al grande tema del potere: chi indossa una divisa esercita in maniera diretta un potere ed il rischio che lo eserciti male purtroppo c'è da sempre. La cronaca ogni tanto ci ripropone rappresentanti delle forze dell'ordine che confondono travisano il loro mandato istituzionale. Io adoro del protagonista del romanzo la sua fallibilità e non è ne buono ne cattivo. Queste due categorie non le concepisco e per me non esistono in letteratura. Lui è come ognuno di noi, aspira al bene, sa dove sta il bene però in certi momenti cade nel contrario del bene quindi si comporta in modo negativo. Io credo che dentro questa oscillazione, dentro questa scelta costante tra bene e male, viviamo tutti quanti noi».
L'invito, da parte di Mencarelli, è ad attuare una sospensione del giudizio nella lettura, perché soltanto così la letteratura può davvero parlare: «Leggere questo romanzo, ma leggere in generale è fondamentale perché contro le tante chiusure, le tante forme di giudizio e i moralismi, in qualche maniera questo romanzo, come la letteratura in genere, tenta di ampliare il discorso e di introdurre un elemento fondamentale: la complessità» ha poi concluso lo scrittore.


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