Capitolo quarantaduesimo
Capitolo quarantaduesimo
Il Ponte dell'Almà

Capitolo quarantaduesimo

"Il Ponte dell'Almà", il nuovo romanzo a puntate del dott. Antonio Marzano

È arrivata la telefonata che lo ha sottratto alla confessione che con le spalle al muro, stava per fare.
Mentre raggiungo l'auto mi chiedo se avrò una seconda possibilità e se in un'altra occasione ritroverò il piglio forte e perentorio che ho avuto oggi.
Ne dubito.
Chi nasconde cosa?
La signora Franca è stata la vittima di un gioco più grande di lei, o lei ha voluto da sola e senza un motivo apparente, farla finita?
Qualche giorno fa' ho visto casualmente Ottavio. L'ho riconosciuto attraverso il parabrezza appannato dell'auto. Con la barba lunga e non curata, vestito con un giubotto logoro ed un pantalone stazzonato; solo e disorientato. Non aveva certo l'espressione e il portamento di un uomo che avesse pianificato tutto e che ora finalmente libero, si stia godendo una vita libera da impegni e da presenze ingombranti.
E se avessero i due cognati pianificato il delitto? Non mi sembrava possibile: quei due insieme mi sembravano solo degli sfigati. Tanto meno lui aveva fatto una assicurazione sulla vita della moglie. No. Impossibile. Sarebbe mai andato in giro come un morto di fame una volta incassata?
Non è possibile.
Certo che Elena, anche durante la sua presenza in studio non aveva fatto trapelare niente. Né dalle parole, né dai gesti, né da espressioni del viso... eppure a rifletterci bene, il suo sorriso aveva qualcosa di malizioso, e sì che erano passati circa sei mesi dal giorno del ritrovamento del cadavere, ma a pensarci bene, Elena era stata sempre presente a se stessa, non l'avevo vista mai versare una lacrima o chiedersi ad alta voce, cosa avrebbe dovuto e potuto fare per il cognato e per i nipoti. Anaffettiva?
Elena era una donna ancora nel fiore degli anni. Avrebbe potuto avere una serena vita coniugale. Avrebbe potuto avere un marito, figli, una vita dignitosa... perché sprecarla con Ottavio che l'aveva corteggiata per prima e che poi per motivi che lei stessa non aveva saputo spiegare era passato a corteggiare la sorella Franca?
Omertà!
E lei come l'aveva presa?
Anche in quella occasione Franca le aveva scippato la figura di un buon partito: un buon giovane, con un lavoro solido e sicuro, educato, rispettoso, gran lavoratore. E Franca così come era successo tante volte durante il periodo giovanile, arrivata dopo, incurante dei sentimenti della sorella, si era fiondata con la sua femminilità sul tiepido Ottavio e lo aveva subito concupito?!
«Venga dottore, venga mi segua.»
Salina mi precedeva lungo il corridoio.
Salina l'ho conosciuta quando sono arrivato con tutti i colleghi presso lo Hyatt Hotel a New York.
Una struttura grandiosa; un grattacielo di trenta piani con una hall a semicerchio in cui si affacciavano venti reception. Le avevo contate perché era la prima volta che mi trovavo di fronte ad una hall così grande.
L'accoglienza era stata cordialissima. Due hostess in divisa blu con giacca a bottoni dorati ed una camicia bianca, ed una gonna a tubino che fasciava i fianchi generosi delle due hostess.
Salina strinse la mano a tutti noi ed ebbi l'impressione che la mia mano la tenne nella sua per una frazione di secondo in più del dovuto e senza rivolgermi la parola mi trafisse con il suo sguardo penetrante ed i suoi occhi neri seducenti.
Forse mi ero sbagliato o forse erano stati i miei occhi verdi a incuriosirla.
La cena fu servita al piano attico da cui si dominava il grande fiume Hudson. Uno spettacolo fuori dal comune: beh... ero nella Grande Mela e nonostante mi fossi preparato a tanta magnificenza pur tuttavia la realtà si presentava di gran lunga più affascinante.
Samira mi invita a accomodarmi accanto a lei.
«Dottore lei è italiano?»
«Sì sono italiano come tutte le colleghe ed i colleghi.»
«È la prima volta che viene in America?»
«Sì è la prima volta.»
«Che impressione ha avuto?»
Samira ha una voce morbida, arrotata, sensuale.
«Sono appena arrivato, tuttavia l'impressione è di un luogo grandioso. È tutto grande dall'aeroporto, ai grattacieli, dagli aerei che ho visto in fila per atterrare, fino alle reception nella hall dell'albergo. E sono solo alle prime ore.»
La cena fredda viene servita con un vinello bianco.
Sollevo la bottiglia con il collo avvolto da un tovagliolo bianco e mescio il vino a Samira.
Lei mi guarda stupita ed ammirata dal mio gesto... poi...
«Grazie: lei è un gentiluomo e lei dottore..?»
«Io non bevo.»
«Non beve?.. è forse per non perdere mai il controllo ed essere sempre lucido?»
Lascio scivolare la domanda senza rispondere e nel frattempo riempio il calice di Samira.
«Signora Samira ma lei non è proprio americana o sbaglio?»
«Dottore non sbaglia, i miei genitori sono dell'Iran. Sono fuggiti poco prima della Rivoluzione che ha fatto cadere lo Scià di Persia.
Sono nata l'anno successivo qui a New York;
Non sono mai stata in Iran, né sono più tornati i miei genitori; tuttavia a me la mia patria non manca ed i miei genitori si sono ben integrati qui per cui non ne parlano più.»
Lascia cadere la sua mano sulla mia spalla con una certa nonchalance, eppure si trattiene per qualche secondo di troppo e mi sorride con una malizia invitante.
Il sorbetto al limone conclude la frugale ma squisita cena.
Con un «a domani» c'è il congedo, ma Samira si avvicina e mi sussurra:
«Venga dottore, l'accompagno in camera.»
Mi precede a passo flessuoso e deciso lungo il corridoio:
«Eccoci siamo arrivati.»
Dalla sua tasca della gonna spunta la scheda della porta ed insieme entriamo.
«Ma questa è la sua camera!»
È grande ed accogliente. Il profumo di Samira inonda tutto l'ambiente.
Chiude la porta, mi abbraccia, mi bacia, le sue labbra sanno di alcool e le sue dita iniziano ad accarezzarmi la nuca ed i capelli. Sento i suoi seni sodi premere sul mio petto; mi sfila la giacca e la cravatta e mentre si spoglia, ci lasciamo cadere sul letto avvinghiati, un corpo nell'altro, con una voglia irrefrenabile.
«Lino a che pensi? Hai sempre la testa tra le nuvole!»
  • dottor Antonio Marzano
Il Ponte dell'Almà

Il Ponte dell'Almà

Romanzo a puntate a cura del dott. Antonio Marzano

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