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Il Ponte dell'Almà
Capitolo trentasettesimo
"Il Ponte dell'Almà", il nuovo romanzo a puntate del dott. Antonio Marzano
domenica 31 maggio 2026
Elena è visibilmente scossa.
Chiamo il bar ed ordino caffè e dolcetti per tre persone.
«Non dovevi» mi dice Elena
«Ci farà bene; ne abbiamo bisogno»
Metto il Concerto per piano e orchestra 367 di Mozart.
Sembra rilassarsi.
«Elena dobbiamo continuare?» dice il Maresciallo. «Stiamo per intraprendere una strada difficile e pericolosa.»
«E non ne siamo qualificati»
«Come sai io sono ormai in pensione da diversi anni» «ed io non solo sono in pensione, ma non ho nessun titolo per continuare a investigare, anche se il giudice mi ha detto che da un punto di vista strettamente legale posso farlo»
«Io non vi chiedo di cercare la verità; a cosa servirebbe? Mia sorella non c'è più!»
«Hai ragione»... «anche perché potremmo trovarci a sospettare non un suicidio ma, per quello che ci hai appena detto, un omicidio»
«Elena sono titubante».
«Perché tua sorella avrebbe detto: mi vogliono morta!»
«Forse perché all'inizio era stata lei a manipolarli, ma poi loro avevano scoperto il gioco e si erano sentiti presi in giro.» «Ma la reazione mi sembra sia stata eccessiva ed ingiustificata.» «Temevano di essere ricattati!»
«Non credo proprio... se ho capito bene, non sono persone che si fanno ricattare» «E sì... e allora non è forse questo il motivo per cui hanno messo in atto una serie di costrizioni per indurla al suicidio o peggio hanno organizzato da soli o con la complicità di qualcuno o hanno demandato a qualcuno l'omicidio»
Emanuele annuisce preoccupato ed io sono sempre più teso.
«Elena ma tu hai trovato il cellulare di tua sorella?»
«Sai se avesse un computer?»
«Il computer no, ma il cellulare sì. Franca aveva il cellulare...»
Bussano alla saracinesca: i caffè sono arrivati. Un sorriso affiora sulle labbra di Elena.
«Sai dove può essere andato a finire?»
Non risponde subito. Noi la osserviamo mentre sorseggia il caffè rigorosamente amaro, ma che accompagna con un paio di biscotti con la marmellata. Noi facciamo la stessa cosa, ma aspettiamo una sua risposta.
«Il telefono l'ha affidato a me il giorno prima di sparire»
«E... cosa hai trovato?»
«Centinaia di messaggi da parte di due uomini, che non solo minacciano Franca, ma soprattutto che si minacciano tra di loro, perché sono diventati dipendenti da lei ed entrambi vogliono l'esclusiva.»
«Ora devo andare. Vi ringrazio della vostra disponibilità. Vi ho detto tutto ciò che so. Mi sento più sollevata e serena. Ora sarete voi a decidere cosa fare... dimenticavo... del telefono di Franca il marito non ne sa niente. Mi ha detto che i carabinieri non lo hanno trovato, che lui ha provato a cercarlo, ma naturalmente senza esito, e che una sola volta mi ha chiesto se lo avesse dato a me, ma io naturalmente ho risposto di no.»
«Elena scusami, devo farti un'altra domanda e vorrei che tu rispondessi sinceramente... ma tu possibile che non hai nessun sospetto su chi possano essere queste due persone?»
«Ho un sospetto... ma non voglio parlarne, perché è solo un sospetto!»
Ci ritroviamo da soli Emanuele ed io.
«E ora... che si fa?»
«Prendiamoci un giorno di riflessione e poi ne riparliamo»
Eppure non riusciamo a sollevarci dalla poltrona. È come se volessimo individuare subito la strada giusta. La decisione più corretta. Il silenzio si fa pesante.
«Ci vuole un'idea» dice il Maresciallo. «Sì, ci vuole un'idea... devo tornare a parlare con l'amico assicuratore che mi pregò di starne fuori.»
Chiamo il bar ed ordino caffè e dolcetti per tre persone.
«Non dovevi» mi dice Elena
«Ci farà bene; ne abbiamo bisogno»
Metto il Concerto per piano e orchestra 367 di Mozart.
Sembra rilassarsi.
«Elena dobbiamo continuare?» dice il Maresciallo. «Stiamo per intraprendere una strada difficile e pericolosa.»
«E non ne siamo qualificati»
«Come sai io sono ormai in pensione da diversi anni» «ed io non solo sono in pensione, ma non ho nessun titolo per continuare a investigare, anche se il giudice mi ha detto che da un punto di vista strettamente legale posso farlo»
«Io non vi chiedo di cercare la verità; a cosa servirebbe? Mia sorella non c'è più!»
«Hai ragione»... «anche perché potremmo trovarci a sospettare non un suicidio ma, per quello che ci hai appena detto, un omicidio»
«Elena sono titubante».
«Perché tua sorella avrebbe detto: mi vogliono morta!»
«Forse perché all'inizio era stata lei a manipolarli, ma poi loro avevano scoperto il gioco e si erano sentiti presi in giro.» «Ma la reazione mi sembra sia stata eccessiva ed ingiustificata.» «Temevano di essere ricattati!»
«Non credo proprio... se ho capito bene, non sono persone che si fanno ricattare» «E sì... e allora non è forse questo il motivo per cui hanno messo in atto una serie di costrizioni per indurla al suicidio o peggio hanno organizzato da soli o con la complicità di qualcuno o hanno demandato a qualcuno l'omicidio»
Emanuele annuisce preoccupato ed io sono sempre più teso.
«Elena ma tu hai trovato il cellulare di tua sorella?»
«Sai se avesse un computer?»
«Il computer no, ma il cellulare sì. Franca aveva il cellulare...»
Bussano alla saracinesca: i caffè sono arrivati. Un sorriso affiora sulle labbra di Elena.
«Sai dove può essere andato a finire?»
Non risponde subito. Noi la osserviamo mentre sorseggia il caffè rigorosamente amaro, ma che accompagna con un paio di biscotti con la marmellata. Noi facciamo la stessa cosa, ma aspettiamo una sua risposta.
«Il telefono l'ha affidato a me il giorno prima di sparire»
«E... cosa hai trovato?»
«Centinaia di messaggi da parte di due uomini, che non solo minacciano Franca, ma soprattutto che si minacciano tra di loro, perché sono diventati dipendenti da lei ed entrambi vogliono l'esclusiva.»
«Ora devo andare. Vi ringrazio della vostra disponibilità. Vi ho detto tutto ciò che so. Mi sento più sollevata e serena. Ora sarete voi a decidere cosa fare... dimenticavo... del telefono di Franca il marito non ne sa niente. Mi ha detto che i carabinieri non lo hanno trovato, che lui ha provato a cercarlo, ma naturalmente senza esito, e che una sola volta mi ha chiesto se lo avesse dato a me, ma io naturalmente ho risposto di no.»
«Elena scusami, devo farti un'altra domanda e vorrei che tu rispondessi sinceramente... ma tu possibile che non hai nessun sospetto su chi possano essere queste due persone?»
«Ho un sospetto... ma non voglio parlarne, perché è solo un sospetto!»
Ci ritroviamo da soli Emanuele ed io.
«E ora... che si fa?»
«Prendiamoci un giorno di riflessione e poi ne riparliamo»
Eppure non riusciamo a sollevarci dalla poltrona. È come se volessimo individuare subito la strada giusta. La decisione più corretta. Il silenzio si fa pesante.
«Ci vuole un'idea» dice il Maresciallo. «Sì, ci vuole un'idea... devo tornare a parlare con l'amico assicuratore che mi pregò di starne fuori.»

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