panoramica del porto di Bisceglie
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Cronaca

«Sono un irresponsabile, mi autodenuncio». L'amara riflessione di Vincenzo Arena sulla percezione della mafia a Bisceglie

«Mi aspettavo che politici e amministratori locali prendessero una posizione chiara rispetto alle analisi della Dia»

Qualche giorno fa, dopo la pubblicazione del mio editoriale su Mediapolitika "Bisceglie e provincia, le mafie sotto casa e la favola delle città sicure", mi aspettavo ingenuamente che i nostri amministratori locali e i politici, di ieri e di oggi, nuovamente sollecitati, prendessero una posizione chiara rispetto alle analisi della Direzione investigativa antimafia e rispetto alle risultanze delle indagini sugli omicidi e sugli atti criminali verificatisi in città e in provincia negli ultimi anni e di recente. Tutte cose di cui scrivo da mesi.

Martedi scorso ho assistito, purtroppo, ad un consiglio comunale in cui le risposte, indirettamente, sono arrivate e non mi sono piaciute affatto. Anzi mi hanno profondamente amareggiato. Ha risposto, non a me certo ma alla città tutta, il primo cittadino che, sollecitato sull'emergenza sicurezza da un paio di consiglieri comunali, ha sostenuto, ancora una volta, che Bisceglie è una città sicura e che sarebbero degli irresponsabili coloro che la descrivono in altro modo. Hanno risposto con un assordante silenzio tutti i consiglieri comunali presenti, tranne i due cui accennavo. Ancora più assordante, alle mie orecchie, il silenzio di quei consiglieri che sui temi della legalità e della antimafia hanno costruito un pezzo importante del proprio consenso politico-elettorale.

Vorrei rispondere, umilmente, alle parole del primo cittadino, oltre che al silenzio di questi consiglieri... autodenunciandomi. Eccomi! Sono uno di quegli irresponsabili, una specie di terrorista dell'informazione che ha la sola colpa di raccontare la verità, quella dei fatti sancita dalla magistratura, dagli inquirenti, dalle forze dell'ordine.
A Bisceglie, da anni ormai, si spaccia droga a cielo aperto, esplodono ordigni, vengono commessi omicidi, furti, rapine, atti intimidatori; non ci facciamo mancare nemmeno il caporalato, ormai. Ma per qualcuno questi fatti non sono sufficienti ad alzare la testa, forse sono solo il vaneggiare di qualche irresponsabile.

Scrivevo sempre nel mio editoriale che abbiamo delegato all'impegno delle forze dell'ordine e della magistratura il presidio del territorio. Mi sarebbe piaciuto che tutta la politica cittadina e le nostre istituzioni locali esprimessero una posizione netta e preoccupata su quanto è avvenuto e continua ad avvenire in città. Avevo auspicato un cambio di passo, il baluginare di azioni concrete, qualche proposta di rigenerazione sociale e una presa di coscienza forte.

Non si è mossa una foglia. E se il buongiorno si distingue dal mattino dello scorso consiglio comunale o del silenzio complice anche fuori da quel Consiglio, devo dire che il prosieguo della giornata, sul tema delle mafie in città, non sembra promettere nulla di buono.

La speranza è certo l'ultima a morire. Forse dopo questo ennesimo appello qualcuno si sveglierà dal comodo torpore degli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia. O forse no: forse quelli di noi che non restano in silenzio e provano a stimolare azioni e reazioni dei cittadini e delle istituzioni sono solo dei poveri illusi, degli ingenui, nuddu miscatu cu nenti.
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