Dedica a Frei Josè Preziosa
Dedica a Frei Josè Preziosa
Religioni

Un missionario biscegliese in Brasile

La storia di Frei Josè Preziosa

La storia del biscegliese Giuseppe Preziosa, missionario in Brasile, merita di essere raccontata. Un intervento di Enzo Storelli contribuisce a stendere il ritratto di un uomo e a descriverne le azioni benefiche verso il prossimo.

"La storia siamo noi, nessuno si senta offeso
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano".
Mi è sovvenuta questa canzone di Francesco De Gregori, sulla storia fatta dai singoli, spesso sconosciuti, ma che hanno poi la forza di compiere azioni ragguardevoli, quando ho conosciuto la storia di un nostro concittadino che ha lasciato un segno indelebile nella diocesi di Pinheiro, Stato del Maranhao in Brasile.

Si tratta del biscegliese Frei José Preziosa che ha speso la sua vita in terra di missione e la cui storia merita di essere raccontata perché la sua attività missionaria è certamente uno di quei "chicchi di grano" che ha contribuito a fare la storia.

Giuseppe Preziosa è nato a Bisceglie il 19 gennaio 1921 da Pietro e Rosa Carriera, in una famiglia nella quale la fede era vissuta in pieno e Giuseppe la visse così intensamente da scegliere di servire Cristo, entrando nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Roma, dove sceglie di essere "fratello" per testimoniare appieno, da "ultimo", il messaggio evangelico.
Svolse prima varie attività pastorali in Italia e tra queste, significativa, la catechesi nella parrocchia di Santa Teresa a Palermo nel periodo 1941-1946.

Nel 1946 chiese ai suoi superiori di far parte del gruppo di nove missionari della Congregazione in partenza per l'evangelizzazione di una parte del territorio brasiliano: Pinheiro, nello Stato di Maranhao, dove giunse il 15 agosto dello stesso anno, festa dell'Assunzione della Vergine Maria e lì diventò Frei José.

Le difficoltà della nuova lingua gli crearono qualche iniziale problema di ambientamento, subito però superato con la sua instancabile attività missionaria, sorretta dalla sua incrollabile fede in Dio.

Si deve a lui la fondazione della prima scuola municipale: il Collegio Pinheirense nel quale fu insegnante di disegno, di musica e di religione diventandone, alla fine, direttore amministrativo.

Nel contempo si impegnò anche nella parrocchia di Sant'Ignazio di Loyola, esercitando attività socio-pastorali tra le quali anche la fondazione del Gruppo Scout "San Michele", il sesto, per importanza, del Maranhao.

L'impronta che il nostro concittadino ha lasciato nella realtà missionaria diocesana è tuttora viva e l'Accademia di lettere, arti e scienze pinheirense da lui fondata lo ha ricordato il 19 gennaio 2021, in occasione del centenario della sua nascita, con manifestazioni pubbliche cui hanno partecipato, oltre alla comunità ecclesiale un nutrito numero di ex alunni che di Frei José hanno ricordi indelebili.

"Lo ricordo - testimonia un alunno - come un sostegno incrollabile, una sentinella erculea, un gladiatore instancabile, un amministratore efficiente, un insegnante provetto, un religioso devoto ed un servo del Signore consacrato".

Testimonia una altro ex alunno: "Ricordo la singolare figura di Frei Josè nella sicura bacchetta del suo solfeggio, nella padronanza unica del canto e delle melodie".

Ancora un altro: "Il nostro insegnante era un Italiano piccolo e robusto, con gli occhi azzurri come il cielo sereno. Era un bravo insegnante, forse un po' troppo severo. Quando facevamo chiasso, repentinamente Frei Josè, accigliando gli occhi che brillavano dietro le lenti spesse degli occhiali, ristabiliva subito l'ordine".

E un altro alunno ancora: "Ricordo quando Frei Josè portava il giradischi a scuola e ci deliziava con i brani di Beethoven, Mozart, Chopin ed altri e ci invitava a guardare fuori dalla finestra per ammirare la natura che, con i suoi colori, componeva un'altra sinfonia".

Testimonianze tutte che attestano il valore di questo nostro concittadino che, piccolo chicco di grano, ha scritto la storia di Pinheiro, dando per converso lustro anche alla nostra città.

Pochi hanno conosciuto il vissuto di Frei José ma è proprio questo che lo rende "grande" e forse è il caso che la sua città natale lo onori e ne perpetui, in qualche maniera, il ricordo».

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