Viviana Peloso
Viviana Peloso
Cultura

«Vi racconto la mia esperienza alle Vecchie Segherie Mastrototaro»

Parla la libraia Viviana Peloso che, con passione e simpatia, ha conquistato in poco tempo i lettori

Se la pandemia da una parte ci ha costretti a trascorrere ore, interminabili, chiusi tra le nostre incertezze e paure a causa dei cambiamenti radicali in corso, dall'altra si è rivelata un ottimo alleato per la nostra creatività. Una crisi globale ed esistenziale, dunque, che per molti si è tramutata in una opportunità per esplorare libri, a cui normalmente non riuscivano a dedicar del tempo.

Poi ci sono gli amanti dei libri che non attendono il momento giusto per leggere, semplicemente perché per loro ogni momento può essere ideale per avvicinarsi a nuovi o vecchi volumi per far scorrere le proprie dita sulle pagine fresche di stampa o su quelle irruvidite dal tempo. Sono quelli che non si accontentano di una sola vita, ma avvertono costantemente la gioia e la necessità di viverne tante altre; ben consapevoli che la lettura è un point d'union tra il passato ed il futuro, tra le possibilità di essere e divenire, poiché come ha scritto Daniel Pennac "Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere".

Per comprendere più da vicino le varie luminescenze del mondo dei libri abbiamo intervistato Viviana Peloso, libraia per passione e vocazione da vent'anni. Dopo aver lavorato presso la storica libreria Guglielmi di Andria, da circa due anni è al timone dell'affascinante location delle Vecchie Segherie Mastrototaro, situata in uno dei cinque bastioni che, a partire dalla metà del quindicesimo secolo, costituiva la cinta muraria della città di Bisceglie. Col passare degli anni è divenuta una delle più antiche segherie locali, per poi trasformarlo in un Bookstore Mondadori, in cui libri, legno e pietra rimandano alla tradizione e guardano al futuro per nuovi ed interessanti progetti.

Ciao Viviana, si racconti un po'. Come è nata la sua passione per i libri?
La passione per i libri è nata grazie alla mia fantastica maestra Lella, della scuola Verdi, che metteva a disposizione dei suoi alunni i suoi libri. Andavamo a casa sua ogni quindici giorni e potevamo scegliere tra tutti i libri che abitavano nei suoi scaffali: libri di tutti i tipi, alcuni delle sue splendide quattro figlie, altri appartenuti a lei quando era bambina, altri che comprava apposta per noi. Mia madre ha sempre sostenuto questa passione. Ma sono diventata libraia per caso.

Qual è stato il percorso che l'ha portata ad "approdare" nelle Vecchie Segherie.
Del tutto casuale. Avevo chiuso la mia libreria Guglielmi da un anno, dopo la scomparsa del caro Mimmo. Tornavo in aereo dal Salone del Libro di Torino e casualmente mi sono trovata seduta vicino al direttore del teatro Garibaldi di Bisceglie, Carlo Bruni. Abbiamo iniziato a parlare e a raccontarci un po' di cose e poi lui mi ha chiesto se volessi conoscere il proprietario delle Vecchie Segherie perché stava cercando un responsabile della libreria.

Qual è l'aspetto che più le piace del suo lavoro?
La socialità. Il fatto di essere a contatto contemporaneamente con chi legge e chi scrive. Mi piace il dialogo, l'intimità che si crea man mano con il cliente prima di fidelizzarlo, quello scoprirsi gradualmente. Grazie ai libri che scelgono i miei lettori capisco come sta andando il mondo, cosa piace alla gente.

I libri hanno una funzione anche terapeutica: possono prendersi cura dei lettori. Lei ha avuto modo di offrire soluzioni letterarie salvifiche?
Credo che i libri contribuiscano a creare un mondo migliore, dentro questo, come diceva Paul Éluard. L'incontro con la letteratura è salvifico. Serve ad acquisire la complessità del mondo e delle questioni, a non semplificare. Di per sé l'approccio con la letteratura richiede concentrazione, e grazie a questo riusciamo ad entrare in profondità nelle vicende. Una persona non può salvarsi solo leggendo un libro, ma grazie ad un buon libro può vivere più consapevolmente la propria vita.

Facendo un piccolo passo indietro, come vi siete attrezzati durante la chiusura totale?
Abbiamo sperimentato e usato tutti i mezzi tecnologici per supportare e restare in contatto con i nostri lettori: consulenze telefoniche, video con consigli librari, consegne a domicilio, spedizioni in tutta Italia. In seguito abbiamo organizzato presentazioni in streaming. Ci siamo confrontati con i colleghi, abbiamo seguito i nostri punti di riferimento per capire quali fossero le strade da perseguire. L'incertezza ci univa ma ci spronava a sperimentare.

Secondo lei, durante il lockdown, la gente si è avvicinata di più ai libri? E' stata l'occasione per leggere di più?
Si, i dati di vendita del 2020 sono stati superiori rispetto a quelli dell'anno precedente. Sono stati rilevanti i fondi messi a disposizione delle biblioteche da parte del Governo; è aumentato il desiderio di leggere perché molta gente ha avuto più tempo a disposizione e la lettura era l'unica attività fattibile in quanto, di per sé, richiede isolamento e concentrazione. Oltre al fatto di consentire una piacevole distrazione rispetto al disagio che abbiamo vissuto.
Crede che sarà facile ricominciare? Sono già in cantiere delle iniziative per "festeggiare" il ritorno alla normalità?

Abbiamo previsto un ritorno in grande: l'11 giugno ospitiamo i finalisti del 75esimo Premio Strega per la prima uscita pubblica e il 12 giugno Enrico Letta per la presentazione del nuovo libro "Anima e cacciavite", pubblicato da Solferino. E poi il 18 giugno Mattia Zecca con "Lo capisce anche un bambino" (Feltrinelli), all'interno de "Il tempo dei Piccoli" e a fine luglio la seconda edizione di "42 gradi - idee che bruciano", che quest'anno gode della collaborazione del geologo Mario Tozzi.

Ancora molti sono i giovani, purtroppo, che considerano la lettura difficile, e dunque noiosa. Preferiscono di gran lunga i social network, i video di YouTube o le informazioni rapide di Google.
Non si può pensare ai giovani escludendoli dal digitale, nel senso che le due realtà non possono essere scisse. Bisognerebbe, e la pandemia è stata una buona occasione, che i ragazzi imparino ad usare consapevolmente i social, forse magari già lo fanno rispetto a molti adulti. I ragazzi sono sorprendenti e io sono affascinata dalla loro conoscenza, spesso imparo cose interessanti da loro. Per esempio i frequentatori della mia libreria sono grandi fruitori di manga e fumetti e spesso sono io a farmi consigliare da loro. L'incontro con il libro, se non avviene in casa, ahimè, visto che in molte case italiane non ci sono libri e giornali, può, anzi deve, avvenire a scuola o nei luoghi in cui i giovani si aggregano (circoli musicali, circoli sportivi, oratori, ecc.). e questo incontro dovrebbe essere mediato dall'entusiasmo degli adulti, ma quanti adulti ce l'hanno? Per fortuna il libro che ci cambia la prospettiva sulla lettura può avvenire anche in una libreria con un assortimento curato e vasto per ragazzi. O magari grazie a un libraio o a una libraia che sanno darti buoni consigli.

"La cultura è l'unico bene dell'umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande", diceva Gadamer. I libri possono essere l'àncora di salvezza per certi quartieri degradati? Esiste un modo per sostenere, adeguatamente, l'attività di lettura nelle periferie urbane?
Si può fare davvero tanto ma è necessario il supporto delle istituzioni locali e statali. E' necessaria una profonda conoscenza del territorio su cui si vuole agire e occhi in grado di vedere lontano, serve una progettualità, il sentirsi parte di una comunità che cresce e che migliora. E questo discorso spesso non è in linea con la visione politica. Nonostante tutto io resto un'ottimista.

Concludendo, cosa significa per lei essere libraia.
Avere la possibilità di migliorare una comunità e me stessa attraverso la letteratura e i bei libri.
  • Vecchie Segherie Mastrototaro
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