Prigioniero bendato. <span>Foto Liliana Salerno</span>
Prigioniero bendato. Foto Liliana Salerno
Le parole di Sherazade

"Voci", l'amplesso

Testo drammaturgico in due atti di Liliana Salerno

Il primo atto del testo drammaturgico "Voci", scritto da Liliana Salerno, si è aperto con una profonda e dura lite fra i due protagonisti principali (click per leggere la prima parte della scena numero uno della narrazione): Paolo ed Eliana, marito e moglie da oltre 20 anni con due figli cresciuti. Il tema e la causa che ha fatto scaturire la discussione è stato il possibile tradimento della donna con un altro.
L'uomo continuerà a interrogare la sua amata, cercando di scoprirne di più sulla questione, riuscendo a ottenere una spiacevole quanto reale confessione. La storia fra i due "ragazzi" poteva sembrare soltanto felice e spensierata, come nei più bei racconti fiabeschi, ma invece nascondeva tanti intrighi, con entrambi che hanno deciso di mettere in primo piano i loro interessi personali, anziché pensare alla famiglia unita.
a cura di Luca Ferrante

I personaggi e i fatti narrati in questo dramma sono, per dichiarazione dell'Autrice stessa, frutto di pura invenzione e fantasia. Per cui se qualcuno si riconoscerà in essi, sia nelle fattezze del tale personaggio che nella fisicità della narrazione, consideri la cosa del tutto accidentale e casuale.
La lettura del testo è sconsigliata a un pubblico minore di 14 anni.
Buona lettura.

Prima scena: la lite (la continua)

Paolo, turbato e ad alta voce: «Allora chi? Dimmi: chi? Chi è questo signore che è entrato, indisturbato, a mia insaputa, nella mia casa, nella mia vita, per portarmi via la moglie, come un ladro? Dimmi: chi è?»
Eliana, offesa: «Non è un ladro, perché qui non c'è nessun oggetto da portar via!»
Paolo, quasi sconvolto: «Eliana, ma ti sembra questo il momento di tirar fuori… le… (non trova la definizione adatta, nel timore di ferire eccessivamente la moglie) le cretinate del movimento femminista? Stiamo parlando della nostra casa, della nostra vita, non di uno striscione da corteo!»
Eliana (sicura): «Certo, perché le mie idee per te sono uno striscione da corteo, ed il femminismo è una moda, la famiglia è sacra e intoccabile, e tanti altri luoghi comuni messi insieme che fanno di te un perfetto conservatore!»
Paolo, incredulo: «Ma che c'entra questo, adesso, ma sentila! Sentila! (Come parlando a se stesso) Adesso si mette a farne una questione di principi, di idee. Lei va a letto con uno e va a vedere che è una questione di principi. E ti va pure a scomodare quelle quattro streghe lesbiche che dovrebbero starsene in cucina: come avresti dovuto fare tu, invece di andare in giro a cercarti il tipo, questo signore adultero, che tu chiami il tuo uomo».
Eliana, sicura: «Ti prego di parlarne con più rispetto!»

Paolo, adirato fortemente, gridando: «Ma di chi dovrei avere rispetto? Di un delinquente qualsiasi, che si è preso il lusso, si questo... (calca polemicamente scandendo le sillabe) SIGNORE, come lo chiami tu, si è preso il lusso di spassarsela con mia moglie, una donna SPOSATA… e tu, mezza cretina che non sei altro che dovresti soltanto vergognarti di quella che sei, lo difendi anche, e ti permetti di dire a me, a me, hai capito?, ad un onesto padre di famiglia, di avere rispetto di questo Casanova. Ma hai pensato ai bambini?»
Eliana, senza battere ciglio: «Ti ho già detto che le parole non possono offendermi. Se vuoi puoi insultarmi anche per ore... ma non ti permetto di insultare il mio Uomo. E in quanto ad avere vergogna, no!, non ne ho più da un pezzo. Perché non è dell'amore che si ha vergogna, è del non amore che si deve averne, dei sorrisi costruiti per nascondere, per continuare un'esistenza insoddisfacente, con un uomo che non sa apprezzare la propria donna, che deve dimostrare agli amici di avere delle esperienze extraconiugali, che a più di quarant'anni se la fa ancora con le ragazzine. Mi domandi dei bambini, (con cattiveria) ma tu, durante i tuoi "impegni di lavoro", ci hai pensato mai?»
Paolo fa per ribattere, ma Eliana lo ferma...
Eliana: «E no! Adesso mi lasci parlare. Perché, secondo le tue idee è solo la donna che deve pensare alla famiglia, ai bambini. L'uomo da sempre tradisce la moglie, e lei lo deve perdonare, perché sono scappatelle, perché un uomo… "deve essere così". Che futili motivi! Se una donna, poi "è così"… beh! Allora è un'altra cosa! Non è così che la pensi? (adirata) Lo hai sempre detto, non ti sei vergognato di parlare in questi termini qui, in casa tua, in questa casa che difendi tanto, questa casa prigione, questo museo di un amore impietrito, o forse mai esistito…»

Paolo la ferma deciso: «Brava, hai detto bene: mai esistito! Per te l'amore non è mai esistito, perché sei cinica, perché non sai amare. Sei sempre lì, a rinfacciare colpe agli altri, perché non sai amare. Tu devi sempre sentirti al di sopra degli altri, perché sei una persona arrogante, ecco cosa sei! E non mi hai mai amato perché sei troppo razionale, sei completamente incapace di lasciarti andare ai sentimenti, ed è per questo che sei sempre scontenta, di te e degli altri, perché ti rovini i momenti belli dell'esistenza, senza essere capace di viverli».
Eliana con ironia: «Ed è qui che ti sbagli, caro il mio Paolo! Perché a dispetto di ciò che tu possa riuscire a dire, io amo. E amo con tutta me stessa, come mai mi era successo prima. E quando sono con lui, provo un'emozione fortissima, che mi fa tremare le gambe… e faccio tante cose sbagliate, assurde. Pensa: dico quello che non devo dire, (si fa tenera), balbetto, inciampo negli oggetti… è il miracolo di ogni giorno: lui mi guarda e la mia razionalità va in frantumi».
Paolo con molta pena: «Povera scema! (parlando a se stesso) Sembra appena uscita da un romanzo Rosa… (chiama con un timbro ironico Eliana che ha assunto il tipico sguardo da innamorata) Cenerentola? Ehi!… Cenerentola? Svegliati, (sarcastico) e cerca di restituire alle favole la tua fantastica creatura!»
Eliana (scossa): «Come sarebbe a dire?»
Paolo, sicuro: «Sarebbe a dire che sei ridicola. Andiamo, è ora di finirla con questa commedia! Mica mi spaventi, con questa faccenda dell'amante segreto, che ti ama in maniera "pulita", e ti rispetta, e ti sa capire… Andiamo, (con molta tenerezza) si vede lontano un miglio: le tue sono le tipiche lamentele di tutte le donne sposate, quando vogliono qualche regalo nuovo dal marito. Avanti, cos'è che hai visto questa volta? Una pelliccia nuova? Un gioiello? Un vestito nuovo?… o che altro, sentiamo?»
Eliana, ironica e pungente: «Ho tutto quello che voglio, grazie! E comunque da te non voglio niente».
Paolo in tono confidenziale: «E Smettila, dai! Su, fa la brava bambina! (Si siede sul letto e al centro della scena e le tende la mano) Avanti, vieni qui, accanto a me, e facciamo la pace! Non mi sembra vero! Stare qui a litigare, dopo vent'anni di matrimonio! Ma ti sembra logico? Non siamo mica dei bambini!»

Eliana resta al suo posto e lo guarda, per niente stupefatta, come se conoscesse ad una, ad una, persino le virgole del discorsetto del marito, che si ferma sorpreso dallo sguardo gelido della moglie.
Paolo non vuole credere, non vuole arrendersi all'evidenza: «Allora? Dai! Cosa aspetti?... Sono qui. (Incomincia a slacciarsi le scarpe, con l'intento di sdraiarsi sul letto)».
Eliana continua a guardarlo, con lo sguardo di prima, ma anche un po' incredula. Non sa cosa fare, Tutte le parole dette sinora non hanno scalfito l'ordine di idee del marito. Si rende conto del fatto ed abbozza un mezzo sorriso. (qui starà alla bravura dell'attrice il compito di far intendere tutto questo al pubblico). Poi si scuote dai suoi pensieri ed esce, tranquilla, di scena. Ritornerà subito dopo, portando con sé una limonata, un pacchetto di sigarette con il relativo accendino, e la "Gazzetta dello sport". Paolo intanto si è levato le scarpe e si è sdraiato sul letto, poggiandosi beatamente ai cuscini, e godendo della tranquillità ritrovata, come se niente fosse accaduto.
Eliana (come rassegnata, posando gli oggetti sul comodino del marito): «Ecco la tua limonata, le sigarette ed il giornale... (Dopo una lunga e significativa pausa, conclude in tono pesante e rassegnato), come ogni sera».
Il marito la guarda, leggermente stupito del tono delle ultime parole, poi le prende il braccio per invitarla a sedere. Ma la stretta è più forte del necessario. Eliana prima resiste un po', poi siede, e lo guarda.
Sarà di spalle al pubblico.
Guarda intensamente Paolo, sul viso, come se cercasse di capire cosa, in quell'uomo, per lei ormai quasi completamente estraneo, l'avesse spinta a sposarlo; ma ciò che trova sono solo ricordi cattivi, e la irrita l'ottusità dell'uomo che la attira verso di sé.
Paolo, con fermezza nella voce, quasi autoritario: «Rilassati, Eliana, adesso basta, su! Andiamo!»

Cerca di stringerla e di baciarla sul collo, ma Eliana rimane impassibile, con una mano ancora nel palmo del marito, e l'altra nel grembo, immobile.
Paolo rimane un attimo interdetto, poi ci riprova, tentando di prenderla per la vita per attirarla a sé. Ma Eliana oppone resistenza.
Paolo, stizzito: «Che c'è ancora adesso! Non l'hai finita? Non basta? Che ti prende? Stasera vuoi farla più lunga del solito. Poi mi rimproveri le mie avventure. Per forza, (sarcastico) per farlo, con te, occorre fare domanda in carta da bollo e porgere una supplica al Santo Padre!»
Eliana, calma: «Non ho voglia».
Paolo, stupito: «E perché?»
Eliana (come sopra): «Per due motivi: il primo è che l'ho già fatto, e il secondo è che non ti amo».
Paolo, come se solo adesso si rendesse conto della situazione: «Ma allora è vero! È tutto vero! Tu hai davvero un altro uomo!»
Eliana, intenerita dal tono di voce del marito: «Si, è vero. Io lo amo e faccio l'amore con lui».
Paolo, sconvolto: «Come? Perché? Quando?…»
Eliana, leggermente ironica: «Non vorrai che ti dica quante volte, in che posizione, o altro del genere?»
Paolo (come sopra): «No! No! No! Ma perché? Cos'ha lui che io non ho? E come è successo? Quando? Perché?»
Eliana col tono calmo e maturo di chi ha compiuto una scelta: «Vuoi proprio saperlo, Paolo? Credi sia davvero importante che io ti dica il momento, il luogo, la circostanza?»
Paolo, alzando il tono della voce: «Voglio sapere tutto. Tu sei mia moglie, (serio) io ho il diritto di sapere. Avanti: parla. Sono pronto a sapere tutto».

Eliana con tranquillità: «Credi proprio che sia necessario?... Potrebbe essere doloroso».
Paolo con veemenza: «Avanti: parla! Di cosa hai paura? Pensi che possa picchiarti? Avrei dovuto farlo prima, non ora. Non avrei dovuto permetterti tanta libertà, avrei dovuto chiuderti in casa».
Eliana, sorridendo: «Non ti sarebbe servito a niente. Comunque, visto che lo vuoi, incomincerò questa storia dal principio. Del resto è molto semplice. Hai presente le avventure che hanno i liceali?... Questa storia è cominciata proprio così, tra i banchi di scuola!»
Paolo sconvolto: «Tra i banchi di scuola? Eliana, ma sei impazzita! Fammi capire: tu sapevi di amare lui, di amarlo sin dai tempi del liceo, e mi hai sposato: ma perché tutto questo? Ti rendi conto di quello che mi hai fatto?!»
Eliana con calma: «Calma! Calma! Non precipitiamo le cose. Ho detto solo che lui era uno che mi piaceva ai tempi del liceo. Ma fu una cotta di un mesetto tutt'al più. Poi lo persi di vista, vissi la mia vita e ti incontrai».
Paolo, sollevato: «Ah! Bene! Così la cosa è diversa!»
Eliana: «Quando ti ho incontrato - E lasciami parlare! - e poi sposato, tu eri il solo uomo che io amassi. Mi sembrava tutto così bello. Mi sentivo felice, avevo piena fiducia in te, mi sembrava di avere davanti a me un futuro stupendo. E, per questo, non gli davo importanza alcuna. Tu mi sembravi più forte, più uomo. Non mi rendevo conto del fatto che la tua era solo apparenza, uno splendido abito che ti calavi addosso, per sembrare interessante, e che l'unica parola con la quale ti si poteva definire era: superficiale! Allora io credevo a tutte le tue bugie, come se fossero una verità evangelica. Più tardi la vita mi ha insegnato a considerarle per quello che sono: falsità belle e buone, soltanto semplici ipocrisie. Piccole, mediocri, come la persona che le pronuncia. Tuttavia ti ho amato tanto».

Paolo, con sarcasmo: «Com'è facile, per te, Eliana, dire queste parole! Dire: "Ti amo" per te è estremamente semplice».
Eliana, decisa: «Ti sbagli, invece. Per me, dire: "Ti amo", è la cosa più difficile che possa esistere. Ma tu non puoi capire. Tu non conosci i miei errori. Non sai che per anni ho rifiutato le sue attenzioni, (calcando la voce, in crescendo) discrete, devo riconoscerlo, ma non illeggibili, ed un marito che fosse stato un marito... Ma tu no, Paolo, tu no. Tu non vedi altro che quello che è chiaramente scritto: distingui il bianco dal nero, e nient'altro. Se non fosse così, adesso non saresti qui, a domandare!»
Paolo, irritato: «E cosa avrei dovuto vedere?... (sarcastico ed alzando man mano il tono della voce) Ammiccamenti? Sorrisi furtivi? Dovevo stare lì, ad osservare i giochetti di una schifosa coppia di adulteri?»
Eliana (calma, come se il marito non avesse detto niente): «Per questo per te è importante il momento, il luogo, la circostanza. Hai bisogno di cifre, di numeri che ti diano certezze assolute. Il bianco è bianco, ed il nero non lo è».
Paolo, sarcastico ed allusivo: «Veramente questo è bianco sporco!»
Eliana un po' stizzita: «Ti ho già detto che nella mia storia non c'è niente di sporco. Tutt'al più molta sfortuna, perché noi ci siamo capiti troppo tardi. Abbiamo ritardato la nostra felicità, per errore, perché chiusi in stupidi pregiudizi. Perché eravamo sposati. Quanto siamo stati sciocchi! Paolo, te lo dico in faccia: tu non sei mio marito, perché l'unico marito di una donna è l'uomo che la ama e ne è riamato. Non esiste né carta, né rito, né Chiesa, né Stato che possa dire: VOI SIETE SPOSATI, e le parole hanno solo il valore che noi diamo loro. È per questo che le tue non possono più offendermi».
Paolo, sbalordito: «Devi essere matta! Ma non puoi cancellare, con le parole, venti anni di matrimonio, e due figli, nati, per amore. È come tutte le altre volte: dopo tutto ti sarà più chiaro».

Seconda scena: l'amplesso

Le afferra il polso, stringendolo, e la attira a sé, accarezzandola, con decisione, con fermezza, con una forza che non è ancora violenza.
Eliana sarà di fronte a Paolo, ma non del tutto di spalle al pubblico.
(Il letto matrimoniale sarà stato in precedenza sistemato su un leggero ripiano inclinato, sicché lo spettatore potrà solo intravedere ciò che vi accade).
Paolo attira maggiormente Eliana a sé, sino ad affondare il viso nel corpo di lei (sempre rimanendo seduto sul letto), ed incomincia a slacciarle la gonna del tailleur, le sfila la gonna, lasciando in luce la sottoveste.
La gonna cade ai piedi di Eliana, la quale assume un atteggiamento di incredulità passiva, come se stesse ad osservare dove il marito voglia arrivare.
Eliana (quasi sottovoce, con tono incredulo): «Paolo!»
Paolo, con tono atono e indifferente: «Lo so che ami un altro! L'ho capito! Ma fallo lo stesso. (assume un tono melodrammatico) Vedi quello che ti dico: io arrivo anche a questo! Fallo ugualmente!»

Nel pronunciare queste parole incomincia a sbottonarle la camicetta.
Quando ha terminato le circonda la vita e la tira sul letto addosso a sé; per poi capovolgersi sopra, sicché uomo e donna compongano la posizione naturale dell'accoppiamento.
Si abbassano le luci.
Paolo termina sommariamente e finché sia possibile nei termini del rispetto del pudore e della verosimiglianza del pudore, di spogliarsi, ed incomincia a mimare il rapporto.
Eliana dapprima rimane immobile, come sé quanto stesse accadendo sul proprio corpo non la riguardasse minimamente; quando Paolo si lascerà andare in un autentico ansimare di un piacere solo suo, fingerà grida di piacere così assurde da risultare paradossali: è il suo modo di gestire la situazione ed esprimere il proprio disappunto.
Paolo, pago della sua soddisfazione sessuale, non si cura affatto della propria compagna.
Le luci si spengono del tutto.


Nuovo appuntamento con "Voci" di Liliana Salerno martedì 21 settembre

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