Vaccino anti-Covid
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Contagio non è sinonimo di malattia

Nonostante l'incremento di casi positivi la stragrande maggioranza di essi è asintomatico o paucisintomatico

Nel paese del Sol Levante è stata documentata la "variante giapponese" E484K.

La notizia mi è giunta nei giorni scorsi e ne ho avuto conferma con la ricerca circostanziata. Le autorità nipponiche non hanno aggiunto altro perché non la si è ancora studiata. Hanno solo informato sul rischio che si possa trattare di un "rimescolamento" che renderebbe il virus più contagioso.

Federico Mereta, medico e divulgatore scientifico, distingue tra "drift antigenico" e "shift antigenico". Il primo si verifica durante la replicazione virale nei geni che regolano i due antigeni emoagglutinine e neuraminidasi. Il secondo per riassortimento del materiale genetico di due diversi virus che infettano la stessa cellula. Per quest'ultima evenienza il vaccino è l'unica soluzione.

Alla luce di ciò che ho scritto, su cui mi sono documentato, vorrei porre l'attenzione riguardo a ciò che ho evidenziato prima e di cui riporto fedelmente l'aggettivo: contagioso. Si riferiva alla appena documentata variante giapponese: più contagioso e non più patogeno.
Contagio non è equivalente a patogenicità, cioè malattia.

Mi permetto di rimarcare questo concetto che conosciamo da sempre e che fa la differenza tra presa in carico da parte della popolazione di un potenziale aumento del contagio, dalla paura della malattia e magari della morte con tutte le conseguenze sociali.
Se poi dovessi scrivere dal mio punto di osservazione posso in tutta coscienza sostenere che dal marzo 2020 al marzo 2021 le risposte cliniche, sottolineo cliniche al contagio da virus Covid-19 non sono mai cambiate.

Preferisco, per dovere di verità, riportare il contenuto di una telefonata: «Buongiorno dottore, la mia bambina è risultata positiva al molecolare per la seconda volta per cui le chiedo di rifare la richiesta sulla piattaforma affinché dopo la quarantena di dieci giorni possiamo rifare il tampone».
- Certo, lo faccio subito. Mi scusi, ma rispetto alle altre volte ora come sta clinicamente?
- La bambina sta bene, è stata sempre bene e così anche il fratello maggiore.
- E voi?
- Io e mio marito, che siamo risultati positivi e dobbiamo rifare il tampone, stiamo bene: siamo completamente asintomatici e così mia sorella, mio cognato e i loro figli.
- E i suoi genitori?
- Stanno benissimo anche loro, hanno solo un po' di tosse.
- Sono giovani?
- Mio padre ha 68 anni, mia madre 65.
- Meglio così.

Questa storia è iniziata a marzo 2020: bambini asintomatici, genitori giovani asintomatici nella stragrande maggioranza dei casi. Nonni giovani quasi sempre paucisintomatici, nonni molto anziani (dai 75 anni in su) sintomatici e tra questi più di uno con manifestazioni cliniche severe al punto da richiedere il ricovero. Qualcuno, tra questi, purtroppo non ce l'ha fatta.

Col dovuto rispetto al dolore per il lutto verso chi ha perso un congiunto per il Covid teniamo sempre presente che contagio non è sinonimo di malattia. Ci sono ancora molti aspetti da capire e spiegare: le protezioni servono e sono fondamentali per non contagiare nessuno e per non essere contagiati. È purtroppo indubbio che un terrore si sia impadronito della popolazione e che produca una destabilizzazione economico-sociale, affettiva e interpersonale.
Pensiamo anche ai bambini, cui per l'età manca lo spirito critico, vittime di questo clima del quale non si riesce ancora a realizzare quali danni produrrà. E il vaccino cui ci aggrappiamo e io stesso dal primo momento mi sono aggrappato come il vero, unico e forte baluardo sarà alla fine vincitore sul virus!? Non deve e non può deluderci!
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Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

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