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Per qualche bacio in più

Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

Pretendere da se stessi che avremmo dovuto saperlo fin dall'inizio è una pretesa ingiustificata.

È stato solo con il trascorrere degli anni che così come non tutte le tossi erano e sono sostenute da virus e batteri, quanto piuttosto dalla disregolata iper produzione di IgE totali ed IgE specifiche dal sistema immunitario così per converso, non sempre quelle placche di pus alla gola, sono sostenute da infezione batterica, quanto da quelle virali. E che virus quello dell'Epstain Barr, sempre subdolo, onnipresente e mai uguale a se stesso nell'espressione clinica del suo ingresso nel paziente bambino.

Pretendere a posteriori di chiedere a se stessi se la responsabilità di una diagnosi non corretta, sia stata sempre e solo la nostra.. beh, è proprio volersi male. È come dire che quelle febbri nei lattanti di otto nove dieci mesi che poi dopo tre giorni in cui anche il paracetamolo si mostrava poco efficace e che esitavano in esantema maculo papulare puntiforme diffuso fosse da Sesta Malattia, negli anni '80 era improponibile; fino a quando poi io stesso dopo aver detto che si trattava di morbillo, mi ritrovavo con lo stesso bambino con un super esantema febbrile e allora in camera caritatis mi chiedevo: «Ma quante volte lo prende il morbillo?»

C'è, per volontà superiore qualcuno che studia, ricerca e scopre storie che fino a qualche anno e anche qualche mese prima erano del tutto sconosciute.

Quella della mononucleosi infettiva è una di quelle patologie poco note negli anni '80, o almeno, poche erano state le osservazioni dei nostri insegnanti su questa affezione. Per cui, una volta catapultati nell'agone della pediatria di famiglia, ciascuno di noi ha dovuto, oltre che visitare anche diagnosticare l'indiagnosticabile. Per giunta, il virus dell'Epstain Barr sembrava ci prendesse gusto a realizzarsi nei modi più bizzarri. Non sarò qui a elencare le varie espressioni cliniche, ma di una cosa poi mi sono reso conto: che la forma classica, con il linfonodo sotto mandibolare, con la spleno megalia e la febbre elevata poteva essere sì la forma clinica più frequente ma non l'unica.

C'è però un sintomo che è molto molto frequente: l'astenia severa. Michele apre la porta della sala visite, sorretto dalla madre. Michele ha 13 anni, un giovanotto sveglio, intelligente, loquace e corretto.
«Dottò» esclama la madre «U uagnène nan se la féde... so do dé che se ve scetténne... Mi sto preoccupando».

Ho trattenuto il sorriso, mi sono dato un contegno, ho fatto qualche domanda anamnestica, e mentre visitano Michele gli ho chiesto a bassa voce: «Miché... Ti sei trovato la ragazza?» Lui è arrostito...
«E ti sei baciato? E molto?» Ha abbassato lo sguardo.
«Stai tranquillo Miché. È solo lo scotto che spesso si paga per qualche bacio in più».

30 anni fa tutto ciò, altro che sorriso, mi avrebbe messo in seria difficoltà. Ma non non ci siamo fatti intimidire, né scoraggiare. Abbiamo studiato, capito e in ultimo imparato.
Buona Pasqua a tutti!
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