Roberto Maroni sul palco di piazza Castello. <span>Foto Cristina Scarasciullo</span>
Roberto Maroni sul palco di piazza Castello. Foto Cristina Scarasciullo
Cultura

Roberto Maroni a Libri nel Borgo Antico per spiegare come cambiare la politica

Secondo l'ex presidente della Lombardia, mettere da parte le appartenenze e far prevalere la fiducia reciproca sono gli ingredienti fondamentali

Ha ufficialmente preso il via la decima edizione di Libri nel Borgo Antico, kermesse letteraria che come ogni anno richiama autori e lettori da tutta l'Italia per una tre giorni di incontri ed eventi.

Uno degli ospiti della prima serata è stato l'ex presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, che ha presentato il libro "Il rito ambrosiano, per una politica della concretezza" moderato dal giornalista Roberto Straniero in cui ha raccontato il proprio punto di vista sul modo di vivere la politica a prescindere dagli schieramenti politici: «Il rito ambrosiano - ha detto Maroni - è un modo di fare diffuso a Milano e in Lombardia che punta ad arrivare ad una soluzione rapida e concreta nell'interesse dei cittadini. Solo se ci credo riesco a farlo. Mette da parte le appartenenze e fa prevalere la fiducia reciproca in chi si riconosce in questo rito».

Come è stato spiegato nel corso della moderazione, il rito ambrosiano, rito liturgico del IV secolo adottato soprattutto nell'arcidiocesi di Milano, è un modus operandi caratterizzato da concretezza, rapidità ed efficienza che è possibile trasferire alla politica in contrapposizione al rito romano, che invece si contraddistingue per lentezza, liturgia e procedure. «Si tratta di due modi di essere diametralmente opposti, che prescindono dalle appartenenze politiche e territoriali» ha spiegato l'ex ministro, che poi ha continuato: «Se uno non è abituato rischia di sbagliare: a Roma per esempio si possono commettere molti errori anche perché lì impera il rito romano, e secondo me è quello che è accaduto negli ultimi tempi con la crisi politica più pazza al mondo».

Roberto Straniero, profondo conoscitore della politica, ha guidato la conversazione spaziando dai temi del libro a quelli di più stretta attualità. «A Roma la burocrazia la fa da padrone, mentre il ministro deve occuparsi solo di politica. Quando sono arrivato al Viminale nel '94 ero il primo ministro dell'interno non della DC e ho studiato molto per superare ogni tipo di pregiudizio. Quello che ho notato è che nell'apparato burocratico manca quella spinta all'efficienza che c'è altrove. La politica deve dare un obiettivo concreto alla burocrazia, che poi deve agire per realizzarlo» ha raccontato Maroni.

Parlando di coesione, Straniero ha poi tirato in ballo il tema dell'autonomia differenziata molto cara alla Lega e a molte regioni settentrionali, che vorrebbero maggiore autonomia che si tradurrebbe in maggiori risorse per le regioni stesse. «Non è qualcosa che mette a rischio l'unità nazionale. - ha spiegato l'ex segretario della Lega - È qualcosa previsto dalla Costituzione che permetterebbe a ciascuno di differenziare l'utilizzo di determinate risorse in base alle competenze. La riforma del Titolo V della Costituzione è quello che ha portato alle autonomie speciali che in molte regioni ha funzionato, in altre meno. L'autonomia differenziata funzionerebbe anche al sud, perché obbligherebbe la politica ad essere più efficiente».

In chiusura il giornalista non ha potuto non chiedere a Maroni un paio di battute su quello che sta accadendo in queste ore a Roma: «Salvini è diventato segretario della Lega grazie a me, che quando mi sono dimesso ho scelto di scommettere su un giovane. Ci ho visto giusto, perché penso sia bravo e capace, ha portato il partito dal 4 a oltre il 30% nei sondaggi, ciò non toglie che quando non condivido le sue scelte glielo dico. È vero, la Lega è adesso un partito nazionale, ma credo che il nord non ha più una rappresentanza politica, perché mi rendo conto che ci sono dei temi molto importanti per una parte della Nazione che invece sono spariti dai radar del partito. Un esempio è proprio quello dell'autonomia che in questi quattordici mesi non è stato minimamente sfiorato. Salvini ha un modo di fare diverso, che non giudico» ha concluso.
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