Segnalazioni da parte di Pro Natura
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Territorio

Pro Natura: «Non serve la corsa ai finanziamenti. La costa di Levante è nel degrado»

La Sezione di Bisceglie della Federazione Nazionale Pro Natura analizza la situazione della costa di Levante

«Rifiuti sule strade e sui sentieri, automobili a cala Pantano, pista ciclabile costiera abbandonata e percorsa da motoveicoli, muretti a secco crollati. È questa la fotografia della zona Pantano Ripalta, area di notevole interesse pubblico e paesaggistico a sud di Bisceglie. Gli intenti di proteggerla e valorizzarla sono rimasti solo sulla carta e si sono dispersi nelle promesse elettorali, mai onorate», è quanto denuncia la Sezione di Bisceglie della Federazione Nazionale Pro Natura analizzando la situazione della costa di Levante.

Il quadro normativo

«L'indubbio valore della Zona Pantano Ripalta è attestato da vincoli ambientali (Area marina di reperimento "Grotte di Ripalta Torre Calderina", istituita ai sensi dell'articolo 36, comma 1, lettera ee-quinquies della Legge 6 dicembre 1991, n. 394), vincoli paesaggistici (Decreto Ministeriale del 1/8/1985, meglio conosciuto come Decreto Galassino), vincoli geologici (il Geosito ID 9446 "Grotte di Ripalta" è stato inserito nell'Inventario Nazionale ISPRA e le 5 Grotte di Ripalta sono inserite nel Catasto delle Grotte e della cavità artificiali della Regione Puglia ai sensi della Legge Regionale 33/2009), vincoli faunistici (il D.P.G.R. n° 1061/85 ha istituito l'Oasi di Protezione "Torre Calderina") e vincoli archeologici e di immobili di interesse pubblico, tra i quali si ricorda la Grotta dei Briganti e la Villa Consiglio con il suo Tempietto. Per non dimenticare i vincoli naturalistici previsti dall'Area Naturale Protetta "Lama S. Croce" di cui tutta la zona costiera fa parte. Ebbene tutti questi vincoli, sanciti per Legge, sono stati accantonati nel dimenticatoio da burocrati e classe politica».

La pista ciclabile

«Abbiamo sempre criticato la scelta di costruire la pista ciclabile sulla costa, consci del fatto che l'erosione costiera avrebbe minacciato la sicurezza del percorso. Per noi la soluzione migliore sarebbe stata quella di sfruttare i sentieri interpoderali esistenti, che avrebbero consentito una fruizione ecocompatibile dei luoghi, nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche. Ora quel percorso è deturpato a causa dell'eliminazione della flora spontanea alofila e per la distruzione dei manufatti rurali. Come avevamo previsto, dopo vent'anni dalla sua realizzazione, alcuni tratti gravano pericolosamente sulle Grotte di Ripalta per l'arretramento naturale della linea di costa, per cui si rende necessaria una variante al percorso e l'adeguamento del percorso alle Linee Guida della Regione Puglia sulla sentieristica naturalistica».

Gli interventi contro l'erosione costiera

«Celebrate da riviste nazionali ed internazionali, sottoposte a tutela legislativa, le Grotte di Ripalta rappresentano lo spettacolo della Natura. La spiaggia di Ripalta è rimasto l'unico esempio di arenile naturale sopravvissuto alla cementificazione selvaggia della costa, i cui ciotoli derivano dal crollo di costoni rocciosi che il moto ondoso sminuzza, leviga ed arrotonda. Sarebbe un delitto interrompere questo ciclo naturale, che dura da millenni, con interventi sul costone roccioso o sulle dinamiche marine. Che senso avrebbero interventi di "consolidamento" per salvare un tratto costiero costituito da terreni incolti e da una pista ciclabile da vent'anni in deplorevole abbandono? Sarebbero uno spreco di denaro pubblico!
È noto che le coste salentine, dove recentemente si sono verificati i crolli e i fenomeni erosivi (Ostuni, Melendugno, litorale ionico, Brindisi) sono geologicamente diverse dalle nostre. I nostri ciottoli hanno una vita media di 70 anni, di gran lunga superiore a quella dei ciottoli delle spiagge del brindisino e del leccese, che sono più "teneri" dei nostri e quindi più fragili. Quindi le Grotte di Ripalta non possono paragonarsi alle emergenze pugliesi e si deve evitare qualsiasi ipotesi di intervento».

Un decennio di progressivo peggioramento

«Via Pantano e Via Ripalta sono martoriate da cumuli di spazzatura che non viene rimossa, la Cala del Pantano è accessibile alle automobili ed è contaminata da rifiuti: quella che era una zona umida, stazione di sosta per l'avifauna migratrice e un sito di riproduzione del rospo smeraldino, ove crescevano orchidee selvatiche e Arum apulum, è diventato uno stagno senza vita. Gli incendi estivi, l'eradicazione di esemplari centenari di lentisco e carrubo, la vandalizzazione delle poche staccionate di legno e della cartellonistica installata dagli alunni della scuola media Monterisi, l'assenza di barriere per impedire ingresso di veicoli a motore sulla pista ciclabile, l'assenza di progettualità ci fanno constatare che nell'ultimo decennio c'è stato un inesorabile peggioramento che sconfessa senza appello tutti i proclami della classe dirigente di Bisceglie, incapace di cogliere le opportunità offerte dalle bellezze storiche, naturalistiche e paesaggistiche della costa di Levante».

Cosa chiediamo

«È necessario costituire il Tavolo Verde, solennemente promesso dall'Amministrazione Angarano, affinché si promuova l'istituzione dell'Area Naturale Protetta regionale "Lama S. Croce", il cui iter amministrativo è inspiegabilmente bloccato. Da sempre, infatti, riteniamo che solo un organismo di gestione ambientale, rappresentato dal Parco, possa risollevare le sorti della Zona Pantano Ripalta. La storia ci insegna che inseguire finanziamenti per eseguire interventi spot, che inciderebbero negativamente sul contesto paesaggistico ed ambientale della costa di Levante, farebbe ripetere errori già commessi nel passato. Nel frattempo, si eseguano gli interventi di manutenzione ordinaria (pulizia, ripristino muretti crollati, riparazione staccionate nei punti a maggior rischio, cura del verde). Un intervento straordinario sulle Grotte di Ripalta sarebbe una ulteriore ferita al territorio, che già ha subito la cementificazione costiera di Ponente e subirà ancora i palazzi sul mare alla BiMarmi: è paradossale voler ancora costruire sulla costa quando la storia ci insegna ciò è anacronistico. Noi vigileremo nell'attesa di un segnale concreto da amministratori e uffici preposti».
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