Via Tevere
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Territorio

Una storia dimenticata: via Tevere (già via Giudea) e la presenza ebraica a Bisceglie. Un appello alla riscoperta

Il piccolo quartiere ebraico e la sua memoria sepolta dal fascismo in nome della purezza razziale

Bisceglie e gli ebrei. Storie di uomini e di donne che componevano il mosaico della vita medievale cittadina, le cui tracce si perpetuano ancora oggi nell'origine ebraica di non pochi cognomi biscegliesi. Tracce di una storia volutamente cancellata e ridotta all'oblio dai diktat delle leggi razziali, le quali ebbero come oggetto il cambio di toponomastica dell'ex via Giudea, l'attuale via Tevere. Un colpo di spugna volto a silenziare la coscienza plurisecolare di un popolo vivo e integrato nella società di quel tempo.

Bisceglie, la vicina Trani e l'intero Meridione italiano sono stati crocevia di culture e popoli fin dall'alba dei tempi. La nostra regione è stata il primo porto di sbarco per gli schiavi di guerra del generale Tito (futuro imperatore romano), quando nel 70 dopo Cristo rase al suolo la città più importante della provincia orientale imperiale: Gerusalemme. Nota è la dicitura impressa nella moneta di quel periodo che recita così in onore della vittoria militare: Iudaea capta (La Giudea è presa). Ebbe inizio così la diaspora ebraica.

Organizzatisi in colonie vivaci per fede, cultura e attività economiche gli ebrei compaiono sulla scena biscegliese decisamente dopo gli eventi di quegli anni, cioè alla fine dell'età medievale. Nella vicina Trani, invece, si attesta la comparsa di una folta presenza già nel secolo XI, la quale trova il suo apice culturale ed economico durante il Regno di Federico II di Svevia, protettore e concessore del monopolio commerciale della seta agli ebrei tranesi.

Il clima di ostilità contro giudei e cristiani novelli, cioè quegli ebrei convertiti al cattolicesimo, maturatosi a Bisceglie impedì che nella città si stabilisse una grossa comunità dalle forti incidenze sulla circolazione del denaro e sui commerci, al contrario della vicina Trani. È quindi probabile che per diverso tempo i pochi ebrei di Bisceglie siano appartenuti a classi umili, come artigiani e rivenduglioli.

LA DOMINAZIONE SPAGNOLA

La documentazione sulla presenza degli ebrei a Bisceglie diventa più numerosa verso la fine del XV secolo e l'inizio del XVI quando la città era sotto la giurisdizione spagnola di Ferdinando il Cattolico, il quale mosso da sentimenti antisemiti decretò la cacciata della quasi totalità dei giudei e dei neoconvertiti dai suoi confini territoriali (1510), non senza ripensamenti. Infatti, di colpo vennero a mancare quei servizi bancari e commerciali che gli ebrei benestanti offrivano alla popolazione meridionale che si trovò costretta a suggerire al sovrano l'abrogazione del decreto di espulsione. Un ripensamento che durò pochi decenni, fino al 1541, anno della definitiva espulsione da tutto il meridione italiano.

Tuttavia questi decenni di apparente pace furono tra i più floridi della comunità di ebrei biscegliesi che a giudicare dalla via in cui abitava doveva essere composta da una decina di famiglie . Il documento più importante è senza dubbio quello del 28 gennaio 1532, nel quale i canonici della cattedrale contraggono un prestito nei confronti dell'ebreo Iacob de Eliezer per la somma di undici ducati, compreso l'interesse. A garanzia del prestito era stato dato un turibolo d'argento che il giudeo aveva però già restituito come evidente segno di rispetto.

Si attesta inoltre presso l'archivio della cattedrale cittadina il possesso di un piccolo fondo agricolo in territorio biscegliese a carico del giudeo Sasacto. Il documento recita così: «lo instrumento de la compra che fede lo capitulo de Sasacto iudeo da quindici ordini di terre iusta lorto de lo Paradiso». Anno del documento, 1534.

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Verso l'esodo definitivo del 1541

Tutti i delegati delle varie comunità ebraiche del regno si presentarono presso la sede regale di Napoli alla presenza del vicerè spagnolo tra cui gli ebrei biscegliesi Abram de Robi, Robi Salamon e Sarnalus al fine di revocare il bando di espulsione. Le trattative portarono a un primario accordo poi disatteso dalle autorità che diedero l'ultimatum del 31 ottobre 1541 come ultima data per la permanenza ebraica sul suolo regio.

Cosi, i possedimenti immobiliari di via Giudea passarono di mano alle fasce più povere della città e alcune case divennero proprietà del Capitolo della Cattedrale fino al 1874 quando gli amministratori cittadini deliberarono di ghettizzare le meretrici nella via suddetta per governare meglio il mercato del sesso a pagamento.

L'EPOCA DEL FASCISMO. IL 1941, DA VIA GIUDEA A VIA TEVERE

Riportiamo di seguito il verbale della delibera del 20 dicembre 1941 in cui si ufficializzò il cambio del nome:

«L'anno 1941 il giorno 20 del mese di dicembre in Bisceglie e nel Palazzo Comunale - il Commissario Prefettizio Comm. Rg. Edgardo Moretti assistito dal Segretario Capo Sig. Ottavio Balducci - ritenuto che si ravvisa opportuno ed urgente la denominazione della via Giudea di questo comune, la cui terminologia risulta ormai superata dagli eventi e che è in contrasto colle direttive politiche del Partito Nazionale Fascista. Attesocché la denominazione suddetta può sostituirsi con "via Tevere", visto il decreto legislativo 10/05/1923 n°1158; delibera modificare la denominazione della via La Giudea in via Tevere.
Pubblicata il 21/12/1941 senza opposizioni. Approvata dal Ministro dell'Educazione Nazionale».

Nonostante il ripristino della democrazia in Italia la strada non recuperò il suo nome perciò la nuova amministrazione comunale, come segno riparatore simbolico, dovrebbe prendere in carico il ripristino alla toponomastica originale perché via Giudea non è solo patrimonio ebraico, lo è anche per tutti i biscegliesi che ignorano il passato sia della storia della città che di quella delle proprie famiglie, alcune delle quali derivanti da ebrei convertiti al cattolicesimo.
In un tempo in cui si cercano di cancellare le radici giudaico-cristiane dall'Europa, sarebbe un atto controcorrente seppur piccolo ma di forte simbologia il tornare a camminare in via Giudea.

L'autore, per la redazione di codesto articolo, ha citato alcune fonti documentarie riportate nel libro "Vicende di storia e cultura ebraica a Bisceglie" del professor Cesare Colafemmina.
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