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Universo Salute condannata a riconoscere oltre 14 anni di stipendi a una dipendente licenziata nel 2006 dalla vecchia gestione

Il giudice del lavoro del Tribunale di Foggia ha rigettato l'opposizione dell'azienda al precetto

Una decisione destinata sicuramente a far discutere. Lilia Ricucci, giudice del lavoro del Tribunale di Foggia, ha stabilito che Universo Salute - società che nel 2017 acquisito i complessi aziendali dell'Opera Don Uva nelle sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza - dovrà rispondere anche delle cause di lavoro aperte nei confronti del precedente gestore, la Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza in amministrazione straordinaria.

La vicenda specificatamente oggetto del giudizio espresso nella sentenza di martedì 11 maggio riguarda l'opposizione a un precetto avanzato da un'ex dipendente della sede di Foggia, in servizio dal dicembre 1989 con contratto a tempo indeterminato e licenziata nel luglio 2006 per "superamento del periodo di comporto", ovvero dell'arco temporale durante il quale il lavoratore, assente per malattia o infortunio, ha il diritto alla conservazione del posto. La donna era stata reintegrata con una sentenza della Corte d'appello di Bari del gennaio 2018, quando era già stata completata la procedura di acquisizione da parte di Universo Salute, cui peraltro quest'atto è stato notificato in forma esecutiva solo l'11 giugno 2020.

Gli avvocati Gabriella Guida ed Enzo De Michele, legali della famiglia della lavoratrice (purtroppo deceduta nel dicembre 2020), hanno sostenuto la tesi secondo cui il figlio della donna avrebbe avuto diritto al riconoscimento di oltre 14 anni e sei mesi di stipendi. Per il giudice del lavoro di Foggia, quindi, «la sentenza pronunciata nei confronti della Congregazione Ancelle Divina Provvidenza spiega i suoi effetti anche nei confronti di Universo Salute» malgrado fossero trascorsi ben 11 anni dal licenziamento al passaggio di proprietà dei complessi aziendali, avvenuto a partire dall'ottobre 2017.

È pur vero che gli oltre 1400 ex dipendenti della Casa della Divina Provvidenza avevano instaurato il nuovo rapporto di lavoro sottoscrivendo una clausola secondo cui non sarebbe stato possibile, da parte loro, avanzare eventuali pretese nei confronti di Universo Salute a seguito peraltro di un accordo col ministero dello sviluppo economico. Il Tribunale dauno ha chiarito, nelle 13 pagine del provvedimento, che nel caso in questione non sussiste la "deroga" all'articolo 2112 del codice civile, ovvero la possibilità, in caso di cessione di imprese, di non rispettare la normativa in materia di trasferimento del rapporto di lavoro da una società all'altra.

Il giudice Lilia Ricucci, nell'esposizione, ha richiamato il recente orientamento della Cassazione e della giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia dell'Unione Europea), secondo cui i rapporti di lavoro non devono avere soluzione di continuità, cioè non devono essere interrotti. Rigettata perciò l'opposizione con cui Universo Salute aveva ottenuto uno stop al precetto - l'atto che precede il pignoramento - già notificato dai legali della ex dipendente ai fini di ottenere il pagamento delle somme riconosciute nella sentenza del 2017 della Corte d'appello di Bari.

«Universo Salute è stata così legittimata a diventare parte processuale di questa causa così come di eventuali altri giudizi» hanno rimarcato gli avvocati Guida e De Michele, secondo i quali «la decisione ristabilisce il giusto equilibrio tra imprese e lavoratori e in questo caso afferma un importante principio per la tutela dei diritti di oltre 1400 lavoratori interessati dalla cessione dei tre complessi aziendali Don Uva. Il legislatore regionale aveva espressamente condizionato nel 2017 il trasferimento dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività e l'accreditamento istituzionale degli ospedali di Bisceglie e di Foggia al rispetto dell'articolo 2112 del codice civile nei confronti dei lavoratori ceduti, norma che invece non è stata applicata».

È prevedibile che nelle prossime ore Universo Salute fornisca una posizione ufficiale sul caso. È comunque un dato di fatto che l'iter giudiziario riguardo un licenziamento avvenuto nel 2006, avviato a seguito di un primo ricorso della ex dipendente risalente al 2009, passato per una prima sentenza del 2012, un ricorso in secondo grado nel 2014, una sentenza d'Appello del 2018 e un'ordinanza dell'agosto 2020 si accinga (forse) a conclusione solo nel maggio 2021, quando sono trascorsi quasi 15 anni dai fatti contestati.
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