Vito Dell'Aquila e Luigi Samele
Vito Dell'Aquila e Luigi Samele
Buongiorno

Puglia potenza sportiva nonostante politica e burocrazia

È il momento di sostenere coi fatti le nuove generazioni di campioni del territorio

La prima giornata ufficiale di gare dei Giochi della XXXII Olimpiade (alcune competizioni, per la verità, hanno avuto inizio nei giorni scorsi) è stata consegnata alla storia della comunità biscegliese e passerà inevitabilmente agli annali per la lieta coincidenza fra il debutto di Elena Di Liddo e le due medaglie conquistate da atleti pugliesi.

Il trionfo del mesagnese Vito Dell'Aquila nel taekwondo maschile (categoria -58 kg) e l'argento vinto dal foggiano Luigi Samele nella sciabola individuale, in realtà, non sono risultati del tutto inattesi. I giornalisti più attenti alle vicende di queste discipline - e che ne seguono le evoluzioni con una certa continuità - non sono sorpresi della piacevole congiuntura: scherzandoci su, è possibile al momento collocare la Puglia in seconda posizione nel medagliere di Tokyo 2020 alle spalle della Cina e in coabitazione coi padroni di casa del Giappone. Una festa dello sport pugliese in cui s'inserisce a pieno titolo Bisceglie con la sua regina, prima rappresentante di tutti i tempi della città a fregiarsi della partecipazione ai Giochi olimpici estivi. Qualificata alle semifinali dei 100 farfalla, Elena Di Liddo cercherà di stupire ancora nella notte italiana fra sabato e domenica. Dispiace purtroppo dover registrare il mancato accesso del giovane nuotatore barese Marco De Tullio alla finale dei 400 stile libero.

Sono state sufficienti poche ore di queste Olimpiadi per rimarcare in modo deciso, persino a quei tonti che non si "rassegnano", come la Puglia coi suoi 4 milioni di abitanti sia divenuta nel tempo una potenza sportiva non dissimile, in termini di pluralità di talenti espressi nelle varie discipline, a quella di diversi stati europei dalla popolazione analoga. Avrebbe anche poco senso specificare come questi risultati assumano un valore superiore se si considerano le difficoltà logistiche, strutturali e organizzative che i nostri campioni - ora celebrati da tutti - affrontano nella loro quotidianità. Talenti che emergono sul grigiore di una burocrazia e di una politica che faticano a tenere accesi dei fari per consentire a degli atleti di allenarsi, che negano loro qualsiasi aiuto economico, che ne ostacolano le attività spesso impedendo loro l'utilizzo delle palestre scolastiche e delle già fatiscenti strutture pubbliche, che non costruiscono nuovi impianti e lasciano marcire quelli già esistenti.

La corsa sul carro dei vincitori è già entrata nel vivo e l'impressione è che potrà essere nuovamente scatenata nei prossimi giorni. Perché, a differenza di molti colleghi calcio-centrici, chi conosce Maria Grazia Alemanno, Massimo Colaci, Martina Criscio, Mauro De Filippis, Francesco Fortunato, Paolo Monna, Antonella Palmisano, Benedetta Pilato, Silvia Semeraro e Massimo Stano ritiene probabile non sia finita qui. Lo crediamo anche noi, in ragione dell'abitudine a seguire con passione tutti gli sport da sempre: formarsi per informare dovrebbe essere la regola, in questo Paese nel quale la clamorosa nota stonata su Tokyo 2020 sarà "suonata", ovviamente, dai media che arrancano perché non sanno.

Chi non è mai entrato in qualcosa che non sia uno stadio per una partita di calcio oggi appare sorpreso di quel che accade. Non si sono mai accorti del mondo che è cambiato, non hanno visto la Puglia mutare radicalmente volto in una trasformazione che è avvenuta da Bari 1997 e vivrà un passaggio cruciale a Taranto nel 2026, quasi a chiudere un bilancio trentennale con una nuova organizzazione pugliese dei Giochi del Mediterraneo. È il momento di dare a questa regione di sportivi formidabili un'identità e una forma più marcate: strutture, strutture, strutture! Il talento ce l'abbiamo, i successi arrivano e arriveranno. Mettiamo le future generazioni di nostri campioni nelle condizioni di proliferare, iniziare a vincere e dare l'esempio qui con impianti, attrezzature e spazi. Solo allora anche le "istituzioni" potranno sentire di aver contribuito in qualche modo a quelle vittorie.
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