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Un voto alla rovescia

5 Stelle strutturati, Silvestris primo in Puglia per Forza Italia ma sesto nella circoscrizione. Salvini passa da 38 a 1389 preferenze in città

L'esito del voto per le elezioni europee a Bisceglie si presta a diverse interpretazioni e chiavi di lettura. I risultati emersi dalle urne certificano, nel complesso, indicazioni piuttosto chiare che i biscegliesi hanno voluto fornire "a nuora perché suocera intenda". Toccherà alle forze politiche decidere come muoversi d'ora in avanti.

Il crollo del Movimento 5 Stelle rispetto alle politiche del 4 marzo 2018 è netto e per certi versi traumatico su scala nazionale ma la lista pentastellata è riuscita a mantenere il primo posto a Bisceglie, guadagnando quasi cinque punti percentuali nel raffronto con le europee del 2014 (da 23.73% a 28.35%). Non sfugga un rilievo: ben quattro candidati su 18 hanno conquistato più di 300 preferenze e la capolista Chiara Maria Gemma ha sfiorato i 1000 consensi personali. È un voto di struttura di cui bisognerà tenere conto.

Quando Enzo Di Pierro, supportato - almeno nelle intenzioni - da tutta l'amministrazione Spina, raccolse 3511 consensi, molti ritennero il risultato insufficiente, legandolo al rendimento del primo anno di consiliatura di quella giunta. Gli stessi, forse, definiranno la prova di Sergio Silvestris sotto le aspettative: il candidato di Forza Italia non ha superato la soglia psicologica dei tremila voti personali nella sua città (fermandosi a 2882), prendendosi però quasi interamente sulle spalle la responsabilità di trascinare un partito in caduta libera nel resto d'Italia a un dignitosissimo 11.1% in Puglia e al 12.3% nella Bat. Non sarà sufficiente a permettergli di essere eletto: Silvestris è sesto nella sua lista con poco meno di 24 mila voti nella circoscrizione Italia meridionale.

L'ex consigliere regionale e già parlamentare europeo dal 2009 al 2014 non tornerà a sedere fra i banchi di Strasburgo e Bruxelles. Quali ripercussioni possa avere questo voto sulla solidità della maggioranza che sostiene Angelantonio Angarano a Palazzo San Domenico e soprattutto sui rapporti di forza al suo interno e nella giunta è difficile stabilire a seggi chiusi da pochissime ore. È chiaro a tutti che l'apporto promesso a Silvestris da alcuni settori dell'amministrazione che continuano ad autoproclamarsi ostinatamente civici sia mancato, altrimenti l'esponente di Forza Italia avrebbe ottenuto diverse centinaia di preferenze in più. Non sarebbe cambiato granché in termini pratici ma un risultato diverso avrebbe potuto impedire ciò che invece accadrà: Francesco Spina, oggi, può battere il petto evocando il precedente di cinque anni fa per rimarcare la debolezza dell'attuale sindaco. Perché se furono pochi i 3511 voti presi da Enzo Di Pierro (con Silvestris peraltro candidato in Forza Italia) sostenuto da tutta la sua maggioranza come si possono classificare i 2882 messi insieme da Silvestris ugualmente spinto - almeno nelle intenzioni - da sindaco, 7 assessori e 14 consiglieri?

La verità è che gli endorsement non richiesti e sparati sui social senza alcun motivo hanno finito per danneggiare un uomo cui è doveroso dare atto di coerenza politica, comunque la si pensi. Tutti quanti sanno che a Sergio Silvestris sarebbe stata sufficiente una telefonata all'amico di vecchia data Matteo Salvini per passare alla Lega in tempi non sospetti e farsi eleggere trionfalmente senza fare neppure troppa fatica mentre adesso un Nicola Giorgino appena salito sul carroccio chiederà di farsi candidare alla presidenza della regione, quando il farmacista biscegliese lo meriterebbe di più (sia chiaro, col massimo rispetto nei confronti dell'ex sindaco di Andria).

Il derby interno al Partito Democratico è finito 518 a 468. L'ha spuntata Francesco Boccia (Elena Gentile) su Francesco Spina (Andrea Cozzolino). Come da consolidata tradizione, i dem biscegliesi hanno utilizzato le competizioni in cui non sono candidati per contarsi nella logica del dispetto reciproco (non rispetto: dispetto). Il Pd ha limitato i danni: nel 2014, a fronte del clamoroso 40% su scala nazionale, si fermò al 23.31%, con un calo di quasi 17 punti percentuali. Oggi, nonostante l'ostinazione con cui i referenti locali si sono ben guardati dal fare la campagna elettorale, il divario rispetto al dato italiano è del 7.8%. Il Partito Democratico proverà a fare ancora peggio nel 2020, alle regionali.

Matteo Salvini è passato, a Bisceglie, dai 38 voti personali delle europee 2014 ai 1389 del 26 maggio. Nella sola sezione 6 del plesso di Carrara Reddito, nel quartiere Sant'Andrea, ha raccolto 45 preferenze. La Lega è salita dallo 0.37% al 17.58%, con buona pace di chi non trova di meglio che riempire di insulti coloro che l'hanno votata senza provare a comprendere le ragioni di un fenomeno esploso in tutta la sua dirompenza.

Raffaele Fitto sarà eletto. Gli oltre 83 mila voti personali lo attestano al secondo posto nella lista di Fratelli d'Italia alle spalle di Giorgia Meloni che, naturalmente, dovrà rinunciare al seggio per restare alla Camera dei deputati. Ma qualcosa non ha funzionato a Bisceglie, considerando che è sceso da 1410 preferenze a 438, malgrado girassero voci insistenti riguardo sostegni di peso nei suoi confronti. In calo anche Denis Nesci (dai 553 di cinque anni fa nel Nuovo centrodestra a 411) mentre Marcello Gemmato e Stella Mele hanno dato vigore alle loro candidature di servizio, sfiorando i 15 mila voti a testa nella circoscrizione pur se era lecito attendersi qualcosa di più a Bisceglie (133 e 61 consensi rispettivamente). Caio Mussolini non ha fatto breccia sull'elettorato, fermandosi sotto le 20 mila preferenze nelle sei regioni del sud (e a 63 sul territorio biscegliese).

Trend confermato a proposito delle liste sotto la soglia di sbarramento del 4%. Significativo il risultato dell'ex primo cittadino di Molfetta Paola Natalicchio, che ha ottenuto 252 voti a Bisceglie.
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