Allattamento al seno
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Un pediatra sul web

Sul latte materno...

Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

Non è un gran problema per chi non lo vive in prima persona, eppure posso rassicuravi che dal mio piccolo angolo di visuale che è sempre quello di via Lamaveta 134, per chi si ritrova a viverlo, vive oltre il danno anche la beffa. E piuttosto che pontificare o descrivere di ricerche scientifiche o di studi eseguiti, vi rimando a casi di vita che si rincorrono in studio.

Sono anni che si parla della indiscussa bontà del latte materno rispetto al latte vaccino adattato, delle sue indubbie qualità nutrizionali e immunitarie, del fatto che è il latte specie specifico, che rafforza il legame nutrice-lattante, che è sempre disponibile, che è sempre sterile, che è a costo zero. E fin qui... ed è per tutti questi indiscussi motivi che l'alimentazione al seno materno va consigliata, raccomandata, supportata, incoraggiata ma certamente è corretto, è leale, supportare la nutrice che, pur motivata, si accorge che la sua montata lattea non è più sufficiente per alimentare il bambino o che dopo le poche e fondamentali gocce di colostro il suo latte è finito.

Non conosciamo il motivo per cui ciò può purtroppo accadere: non abbiamo nessun mezzo farmacologico per far aumentare la montata lattea e possiamo solo rassicurare e consigliare un latte adattato in tale situazione. È di poche sere fa l'ultimo caso mi ha convinto a scrivere questa puntata della rubrica: una giovane coppia si è presentata per la prima visita in studio col piccolo di appena 10 giorni. L'espressione tesa della madre si leggeva bene sul suo viso mentre quella più confusa e incerta era sul viso del padre. Tutti, tra familiari, genitori e medici, avevano raccomandato energicamente alla giovane madre l'allattamento al seno. E durante questi primi giorni l'invito si era ormai tramutato in una minaccia, un'attestazione di disistima, cattiva volontà e incuria verso quel bambino che piangeva sempre.

Una volta pesato il neonato ho fatto presente che l'accrescimento ponderale era insufficiente col solo latte materno e la conferma me l'ha data la stessa nutrice dicendomi che il seno era ormai da subito sempre vuoto e non turgido. Fatta anche la doppia pesata ho dimostrato che le cose stavano proprio cosi. La giovane mamma ha iniziato a piangere: non tanto perché la sua montata lattea non era sufficiente ma perché tutti le avevano detto che non è possibile che il latte materno non ci sia, che bisogna allattare solo al seno, che se non si allatta al seno il bambino si ammala e che comunque alla fine la colpa è della nutrice.

Insomma: oltre il danno, anche la beffa. La mamma era in uno stato di profonda prostrazione. Ci ho messo del mio meglio per farle capire che chi le aveva trasmesso queste idee aveva quanto meno esagerato, che un figlio cresce bene anche con un'alimentazione mista e che la responsabilità non è certo della mamma.

"Est modus in rebus" diceva il caro Orazio Flacco ma sembra che il tratto moderato lo si stia perdendo in ogni accadimento della vita.
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