Bisceglie nel rapporto criminalità della Direzione Investigativa Antimafia
Bisceglie nel rapporto criminalità della Direzione Investigativa Antimafia
Cronaca

Bisceglie nel rapporto criminalità della Direzione Investigativa Antimafia

Presenza meno marcata rispetto agli altri comuni ma caratterizzata dal conflitto tra i referenti dei clan Di Cosola e Capriati

Una presenza senza dubbio meno marcata rispetto ad altri comuni del territorio della sesta provincia pugliese o dell'hinterland barese, pur se nel 2017 si sono registrati, in città, ben due gravissimi fatti di sangue (gli omicidi De Gennaro e Valente nei mesi di giugno e agosto). Bisceglie è presente nella relazione relativa al secondo semestre dell'anno scorso sulla criminalità, presentata dalla Direzione Investigativa Antimafia del capoluogo regionale.

La presenza di due gruppi minori in conflitto tra loro, collegati rispettivamente ai clan baresi Capriati e Di Cosola, dei quali costituiscono i referenti su Bisceglie, rende la città soprattutto un crocevia di traffici illeciti e una base logistica ideale per lo spaccio di sostanze stupefacenti, anche in funzione della sua posizione geografica. Nel contesto di rivalità tra le due cosche sarebbe maturato l'assassinio del capo del sodalizio Valente.
La criminalità organizzata nella Bat è particolarmente attiva e attraverso le alleanze con clan delle province confinanti cerca di consolidarsi ed espandersi in campi che vanno oltre quello dei reati contro il patrimonio, provando a infiltrarsi nella pubblica amministrazione.

Il fenomeno della criminalità organizzata nei dieci comuni della provincia, con Andria in posizione di rilievo, continua ad essere caratterizzato dalla presenza di diversi gruppi criminali dotati di una singolare autonomia operativa, espletata mediante una spiccata offensività criminale, che cerca legami con le organizzazioni criminali baresi, foggiane e, tra queste, quelle cerignolane, soprattutto nella Valle d'Ofanto (tra San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Margherita di Savoia) dove, oltre a poter contare su appoggi ben consolidati, si propongono come "modello" per i pregiudicati locali.

Le organizzazioni criminali del posto risultano principalmente dedite a reati predatori (furti di autovetture, rapine - mediante il fenomeno del pendolarismo criminale, come nel caso della mala andriese e cerignolana - in danno di aree di servizio stradale, dislocate lungo le numerose arterie extraurbane, banche, autotrasportatori ed automobilisti, e furti aggravati, con il ricorso ad esplosivi, in danno di sportelli Atm bancomat), alle estorsioni (anche con il collaudato sistema del "cavallo di ritorno"), all'usura, al riciclaggio, alla contraffazione, al contrabbando, alla ricettazione e al traffico di stupefacenti, per il quale trovano, fuori provincia, presso le organizzazioni criminali pugliesi e campane, i canali per l'approvvigionamento delle droghe.

Meno diffusi rispetto al foggiano ma presenti i danneggiamenti, anche a seguito di incendio, attentati dinamitardi ed azioni intimidatorie che presuppongono strategie estorsive, proprie dei contesti di criminalità organizzata.

Lo scenario criminale di San Ferdinando di Puglia è caratterizzato dall'acquisita autonomia del gruppo Visaggio mentre a Trinitapoli lo stato detentivo di numerosi adepti del clan Gallone-Carbone favorirebbe l'azione del clan avverso De Rosa-Miccoli, anche in un'ottica di espansione nei comuni limitrofi. La città di Margherita di Savoia, noto centro termale, costituisce attrazione per la criminalità organizzata, non solo per attività quali il controllo delle floride piazze di spaccio e delle estorsioni in danno delle attività ricettive e balneari ma anche per la gestione delle guardianie e dei parcheggi.

Barletta, grosso centro a vocazione turistico-artigianale, vede ancora la contrapposizione tra il gruppo Cannito, recentemente alleatosi con il gruppo Bruno, e quello facente capo agli Albanese; a Canosa di Puglia, oltre al consolidato gruppo dei Matarrese, dedito allo spaccio di stupefacenti, opera il sodalizio Carbone, collegato alla criminalità cerignolana.

Sul territorio di Andria il clan ex Pastore-Campanale risulta in conflitto con i Pistillo-Pesce. Proprio ad Andria, nel mese di luglio del 2017 la Dia di Bari ha eseguito la confisca di cinque immobili, quattro veicoli, un'azienda operante nel settore del commercio al dettaglio di abbigliamento e vari rapporti bancari, per un valore complessivo di oltre 750 mila euro, nei confronti di un pregiudicato andriese, più volte condannato per reati contro il patrimonio e per traffico di sostanze stupefacenti. Su Trani sono presenti diversi aggregati criminali - sorti sulle ceneri delle "storiche" consorterie criminali - in contrasto tra loro per il controllo delle piazze di spaccio.
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