Giovanni Bruni
Giovanni Bruni
Buongiorno

Giovanni Bruni, un gigante

Il mio ricordo

Ho sempre immaginato che se fossi stato giovane negli anni '80 avrei votato per il Psi alle elezioni politiche, mentre per le comunali mi sarebbe stato difficile resistere alla tentazione di esprimere le preferenze per il Pri. Una delle ragioni per cui, molto probabilmente, avrei deciso così risiede nella presenza, tra i ranghi repubblicani dell'epoca, di tante persone capaci che ritengo non abbiano goduto delle meritate posizioni di potere, schiacciate dal peso elettorale della Democrazia Cristiana.

Un biscegliese al Parlamento

L'Onorevole professor Giovanni Bruni è una di queste persone: ragioni anagrafiche mi hanno impedito di conoscerlo meglio e in fondo, quando ho cominciato piccolissimo la mia frequentazione delle redazioni, in quel drammatico 1992, ebbe inizio il declino di un'intera classe dirigente, travolta da Tangentopoli. La sua esperienza a Montecitorio si era conclusa, non senza portare risultati tangibili per la città (gli si deve un cospicuo finanziamento per completare la litoranea, per esempio).
Ma non posso non ricordare, con orgoglio, di aver avuto il privilegio di leggere in anteprima, mettere in pagina, talvolta battere a macchina (quando il caro Mimmo Napoletano era impegnato in altre faccende) i pensieri, di una lucidità e di un'attualità pazzesche anche a riguardarli oggi, di Giovanni Bruni in una delle sue fortunate collaborazioni giornalistiche con la rubrica "Taglio e cucito".

Una classe dirigente diversa

La morte dell'Onorevole - abbiamo imparato tutti a chiamarlo così, pur se mi stupì fin da subito la sua incredibile affabilità nel privato -, avvenuta martedì 28 aprile a poco più di un mese dal traguardo dei 94 anni, è forse l'atto di cesura definitivo rispetto a una stagione politica biscegliese lunga, di governo, ma diversa: perché i repubblicani erano differenti dai democristiani. Non spetta a me valutare se fossero migliori, ma di certo non sono mai stati sovrapponibili, supini o subalterni alla Dc, specie dalla metà degli anni '70 in poi.

Il "primo tempo" socialista

Il professor Bruni ha vissuto un "primo tempo" socialista: in quelle liste risultò eletto consigliere comunale alle elezioni del 1959, del 1963 e del 1966. Quasi profetizzando la successiva trasformazione del Psi, decise di uscirne per passare nelle fila repubblicane, al punto che nel 1970 risultò l'unico eletto nella massima assise cittadina. Come il Pri sia riuscito a risalire da quel 3.68% al 25.33% delle politiche del 1987, lo zenit che segnò il suo personale trionfo e la prima, storica elezione di un biscegliese al Parlamento, è spiegato nella capacità dei repubblicani biscegliesi di costruirsi un'identità e una reputazione.

L'esperienza amministrativa

Giovanni Bruni è stato anche assessore anziano: in pratica, ha guidato la città. È accaduto per due volte, dal 10 aprile al 29 giugno del 1979 e dal 22 al 30 marzo 1981, in un periodo nel quale il Pri diede corpo al clamoroso esperimento di una Giunta - presieduta da Mimmo Ricchiuti - con una fronda dissidente della Democrazia Cristiana e il Pci. Di quell'amministrazione, ritenuta non da pochi fra le più efficaci di sempre, il professore fu vicesindaco.

Quegli orgogliosi repubblicani

Ma quel partito repubblicano fu anche la casa di Biagio Lorusso, primo cittadino di Bisceglie dal dicembre 1993 al maggio 1995 e vivace protagonista sulla scena fino a metà del decennio successivo. Tanti sono stati i personaggi cresciuti nel Pri: l'avvocato Mimmo Di Terlizzi, Carlo Rocco (per molti il miglior assessore alla Polizia Locale di sempre), lo stesso Natale Parisi. E una donna mervigliosa che sì, se ne avesse avuto il tempo, avrebbe meritato di assurgere alla carica di sindaco di questa città: la compianta e mai abbastanza ricordata Carmela Campanale, scomparsa prematuramente nel 2005. Si deve quasi solo al Pri se oggi il Teatro Garibaldi è ancora lì, contrariamente a quanto immaginato da alcuni "fenomeni", intenzionati ad abbatterlo per costruire un "centro commerciale" a due passi dal centro storico...

La lunga e proficua "vecchiaia"

La terza età politica di Bruni è cominciata col sostegno alla rielezione di Franco Napoletano a Palazzo San Domenico, nella campagna elettorale del 2002, alla guida di una lista-contenitore con la partecipazione dei Repubblicani europei (il movimento al quale aveva aderito dopo la fine del Pri), del neonato movimento di Antonio Di Pietro e dallo Sdi: «Votate le tre palle» gli capitò di dire nel corso di un comizio per spiegare, ai tanti biscegliesi in ascolto, come riconoscere il simbolo nel consueto mix tra citazioni dotte e vernacolo caratteristico dei suoi discorsi più appassionati.
Europeista convinto, fu tra i sostenitori e i fondatori del Partito Democratico a Bisceglie, spingendosi persino ad accettare di figurare capolista alla veneranda età di 85 anni quando, nel 2011, i tre consiglieri uscenti (Bartolo Cozzoli, Mauro Di Pierro e Carlo Rocco) decisero di non ricandidarsi: fu in quell'occasione, infatti, che l'unico seggio conseguito dai dem consentì l'ingresso nella massima assise cittadina dell'attuale sindaco Angelantonio Angarano.
Pensionato da tempo, una volta chiusa la sua carriera parallela di docente - della quale decine di ex alunni ricordano aneddoti e preziosi insegnamenti di vita -, Giovanni si è dedicato alla ricerca storica, specie sulle figure che più l'affascinavano: Giuseppe Mazzini e Vincenzo Calace.

Un gigante, un uomo giusto

«Un cuore generoso, tanto grande che era destinato a scoppiare.
Una prima volta, da eletto nelle urne si ritrovò non eletto nelle cancellerie, e una seconda volta da candidato sicuro al Senato si trovò cacciato in carcere la mattina vigilia della consultazione per via di un'accusa che, ovviamente, risultò insussistente...
La calunnia è un venticello, la contraffazione della verità è affare facile, la denigrazione di una persona ottiene successo agevole nello smontare ciò che a fatica si è costruito».

Con queste parole, il 15 marzo del 1998, Giovanni Bruni aprì il suo tributo alla memoria di un uomo che ha subito la più scandalosa, squallida, becera, disgustosa diffamazione mai registrata nella storia della politica biscegliese: Giovanni Cosmai.

«Mi sono preso l'arbitrio di scriverne ad una concittadina di nuova generazione perché non mi par giusto che gli sfacciati buchino il televisore e ottengano baldacchino sotto le luci della ribalta e i contegnosi riservati risultino dimenticati o addirittura sconosciuti ai giovani».

Giovanni Bruni era un gigante, un uomo giusto.
Non ti dimenticheremo, professore. La terra ti sia lieve.
  • Giovanni Bruni
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