Un telefono cellulare degli anni '90
Un telefono cellulare degli anni '90
Buongiorno

Tono alto

Botta e risposta tra Spina e il giornalista Alfredo Nolasco. E il sindaco Angarano si fa sentire

I telefonini di fine anni '90 (già, un tempo gli smartphone si chiamavano così), non più cellulari nel senso "largo del termine" ma ridotti nelle dimensioni rispetto ai "quasi citofoni" apparsi in circolazione a inizio decennio, furono congegnati con una serie di novità che per l'epoca sembrarono avveniristiche. Una fra queste era la possibilità di regolare il volume della suoneria: come se non bastasse, i modelli più in voga presentavano una gamma piuttosto fornita di motivi musicali fra cui scegliere.

Caratteristica consigliata in quei tempi, a rimarcare lo status symbol del possesso di un telefonino, era l'utilizzo del "tono alto" di modo che la suoneria, in caso di chiamata o di ricezione di un sms, fosse avvertita da tutti. "Faceva figo", insomma, trovarsi tra la gente e dover chiedere scusa sottovoce per poi rispondere alla chiamata, magari dopo aver alzato l'antennina e sollevato lo sportellino.

Ho pensato a tutto questo, nelle scorse ore, assistendo all'inusuale botta e risposta social tra un personaggio politico e un giornalista. Protagonisti, nell'ordine, l'ex sindaco di Bisceglie Francesco Spina e il responsabile dell'area comunicazione di Universo Salute Alfredo Nolasco.

«Scopriamo che Angarano scrive solo una lettera al giorno, ma non finisce qui. La scrive sempre per conto di Universo Salute» ha affermato il consigliere comunale di opposizione, attaccando il primo cittadino sulla gestione della situazione all'interno dell'Opera Don Uva. «Angarano ci dica perché le poche cose che decide di fare le faccia per conto della Casa Divina Provvidenza. È stato ingaggiato come nuovo addetto stampa della Cdp?» ha aggiunto Spina, fra l'altro, rimproverando all'avversario politico una specie di "sudditanza" nei confronti del management dell'azienda guidata da Telesforo e D'Alba.

Durissima e per certi versi inaspettata la replica di Nolasco, un collega e un professionista coi fiocchi cui è giusto riconoscere una certa sobrietà istituzionale nel ruolo oltre che l'affabilità e le note capacità di comunicatore dimostrate in oltre 30 anni di rispettabilissima carriera. Il buon Alfredo, una volta tanto, si è proprio incazzato e non le ha mandate a dire a Spina.

«È un momento difficile, in cui non è assolutamente accettabile che il buon nome di Universo Salute (che da un pezzo - come anche i bambini sanno - non si chiama più "Casa Divina Provvidenza") diventi oggetto di estemporanee e squallide strumentalizzazioni politiche, provenienti da chi verosimilmente non ha ben chiara l'entità dell'emergenza che ci troviamo a fronteggiare o che ritiene - il che è imbarazzante e deplorevole - di poterla utilizzare per meri fini personali/elettorali. Questioni che non solo il pubblico dei social, ma l'intera comunità biscegliese sa interpretare e - ne sono certo - saprà valutare al momento opportuno. Parola di "addetto stampa" (quello autentico)».

Questi i fatti.

Quanto accaduto, semmai, può indurre a riflessioni circa i ruoli che questa crisi ha ulteriormente definito: per i giornalisti, quello di fare informazione nel modo più completo e opportuno; per i colleghi impegnati nella comunicazione istituzionale in un'inedita fase emergenziale, quello di tenere in equilibrio la necessità di fornire notizie e gli interessi dell'istituzione che si rappresenta; per i politici, quello di interpretare la loro collocazione rispetto al potere (sia esso locale o nazionale) senza lasciarsi andare a considerazioni di comodo, abbandonando per il momento un linguaggio da campagna elettorale. Il che non significa - attenzione - rinunciare alle prerogative di critica, specie se si è all'opposizione: non vorremmo che lo facessero i giornalisti, figurarsi chi ricopre incarichi elettivi.

Fuori luogo e completamente senza senso, per la verità, ci è sembrata anche l'ultima uscita di Angelantonio Angarano: «Come sempre aggiorno i biscegliesi sapendo che i soliti "leoni da tastiera" interpreteranno e tradurranno il post in politichese» ha dichiarato il sindaco mercoledì 15 aprile, denotando un nervosismo che i biscegliesi non si possono permettere. Ce l'aveva, naturalmente, col mai nominato Francesco Spina: l'hanno capito gli stessi bambini evocati da Nolasco, che sanno anche che la Casa della Divina Provvidenza non esiste più.

Angarano - sul quale sono piovute critiche nella gran parte dei casi abbondantemente meritate riguardo l'andamento della sua amministrazione - non ha quasi mai reagito e gliel'abbiamo più volte rimproverato. È paradossale che lo faccia adesso, dato che la situazione ha comunque contribuito a una risalita delle sue quotazioni (come capita quasi sempre a chi amministra nelle fasi di crisi).

Sotto il profilo politico, a Bisceglie, l'unica novità di rilievo dall'inizio dell'emergenza Coronavirus è che Gianni Casella ha praticamente deciso di voler fare il leader di opposizione anziché il presidente del consiglio comunale, incarico dal quale non è escluso che non si dimetta una volta che la situazione sarà tornata alla normalità. Ecco perché, perfidamente, ci pare di capire che l'uso di quel "tono alto" da parte del sindaco sia rivolto altrove: ha risposto allo squillo di Spina per farsi sentire da Casella.
E da Francesco Boccia.
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