Cavallo a dondolo
Cavallo a dondolo
Le parole di Sherazade

Il diario di Dadà

Rubrica a cura di Liliana Salerno

"Il diario di Dadà", scritto da Liliana Salerno, chiude in bellezza la parte relativa alle favole di cronaca della rubrica "Le parole di Sherazade", che proseguirà coi racconti.
Il protagonista descrive la sua vita e le sue avventure in un altro mondo, attraverso delle pagine di diario.
a cura di Luca Ferrante

Caro diario, 32/13/00
I miei giorni scorrono lenti, dietro i vetri dell'abbaino in cui mi hanno abbandonato.
I miei garretti di legno fremono mille avventure, ma nessun bimbo può cavalcarmi nel buio di questa soffitta.
I miei compagni di solitudine mi suggeriscono di pensare a me solo, di credere in un possibile avvenire, e sonnecchiano lenti anch'essi, nel loro silente letargo.
Ho perso la cognizione del tempo, dimenticando perfino il giorno in cui, sollevato di peso, sono stato consegnato a questo buio, a questa polvere, a questa soffitta.
Il solo dono che mi fu fatto allora consiste in questo quaderno, caduto per caso, bianco, davanti ai miei occhi, ed, unica vitalità, oggi lo inauguro, creando nel diario una mia speciale compagnia!
A presto
Dadà

Caro diario 33/13/00
I raggi del giorno che nasce filtrano i granelli di polvere che alberga dietro i vetri: fuori è il mondo, il mondo di ieri, il mondo dei ricordi e di quello che può accadere…
Accanto a me una pendola pensante sostiene illusorie teorie, laddove i sistemi filosofici che spiegano la vita, si perdono nei rivoli del silenzio.
Il cassettone vittoriano scricchiola sotto il peso che gli hanno imposto e parla male del suo vecchio proprietario che lo ha lasciato tarlare.
Sua moglie agita le nappine della sottoveste e siede, come tutte le poltrone, sbuffando un po' dei discorsi del marito.
Le lancette della pendola sono ferme. Nessuna mano le ha più posizionate.
Eppure, vitale, tra lo stipite ed il muro, un ragno ha disegnato la sua casa, che splende traslucida, nei raggi di primo mattino.
Io sono sveglio per tempo, perché l'alba sempre mi sorprende coi suoi colori, e mi dimostra, con i fatti, che la notte, anche la più buia è trascorsa.
Baci
Dadà

Caro diario 34/13/00
Mentre mi accingo a scrivere devo interrompere e ripiegare il quaderno sotto la mia sella: l'orecchio ha percepito un rumore, come di chiave arrugginita che scricchioli nella toppa e poi ceda alla mandata… ed il buio è stato ferito da un rettangolo di luce.
I passi pesanti dell'uomo sono giunti accanto a me, ed una mano sicura mi ha afferrato da sotto la sella… che sarà di me?
Dadà

Caro diario 35/13/00
La mia nuova condizione di vita dimostra appieno come non si debba mai disperare.
Pulito di tutto punto, riverniciato di fresco, ti scrivo dal nuovo posto che mi hanno destinato: un angolo in cameretta, tra il baule dei giochi e la tenda della finestra.
Qui tutto è luce, è colore: le automobiline corrono sulla pista ed i peluches mi sorridono con occhi fissi, grandi come conchiglie marine; ma il più bel regalo che la vita mi ha dato è Giorgio, che mi cavalca, portandomi lontano.
Ormai siamo inseparabili: a sera non riesce ad addormentarsi se la mamma non mi sposta accanto al letto.
Giorgio è così, piccolo e possessivo, come tutti i bambini, e non sa fare a meno del suo giocattolo; come vedi sono un cavalluccio fortunato!
Un bacio
Dadà

Caro diario 36/13/00
Torno a ribadire che sono un cavalluccio fortunato, perché vedo crescere Giorgio, ed, ogni giorno, fare progressi incredibili.
Adesso, io e la sua mamma, siamo riusciti a dargli il giusto senso di sicurezza, per cui, lui non è più schiavo dell'ingombrante fardello che ostacolava le sue gambette e può mettere le mutandine, senza temere di bagnarle, perché ormai sa dire bene "cacca" e "pipì".
La sua libertà è un bene prezioso che coinvolge anche me!
La vita adesso mi sorride, perché si può essere veramente liberi anche nello spazio di una stanza.
A presto!
Dadà

37/13/00
…cosa succede, diario?
Cosa succede?
Perché Giorgio piange?… Lo hanno portato lontano, ieri, e lui non vuol tornare in quel posto! Ostinato mi abbraccia, bagnando la mia criniera di legno di grandi lacrime calde, larghe come una pozza, pronte a scivolare, fragili, per terra.
Sento il babbo alzarsi adirato, poi dire con fermezza: «Giorgio, facciamo un patto: se tu andrai all'asilo anche Dadà verrà con te!»
Il bambino si quieta all'istante, mi dà un bacio sulla fronte e lascia andare un po' la presa dal mio collo; meno male! Stavo quasi soffocando!
«Allora siamo d'accordo» gorgheggia la mamma: «Iscriveremo Dadà alla scuola dell'infanzia!»
La cosa non mi entusiasma: cos'è questa scuola? E perché una scuola? Noi non abbiamo bisogno di imparare ad essere felici: noi siamo felici! Perché un cavalluccio a dondolo dovrebbe imparare? Lo sanno tutti che è stato inventato per insegnare a sognare!
E perché ci dovrebbe andare Giorgio in questo posto, mentre i suoi giocattoli, splendidi, sono qui, nella sua stanza, a permettergli tutte le più belle esperienze …
Babbo e mamma parlottano tra di loro: mamma aspetterebbe ancora un anno, prima di rendere il bimbo ad un ambiente esterno, ma lui non transige, dice che deve stare con gli altri bambini…
A presto
Dadà

38/13/00
Eccoci dunque nell'asilo che hanno scelto, ed in cui, come mi era accaduto con la soffitta, in realtà ci hanno abbandonati!!!
Si, è vero, la mamma è rimasta con Giorgio, che, come tutti i bimbi, si è fatto incantare dal colore di giocattoli che dovrà condividere, dall'aria sorridente di maestrine prezzolate che gli viene detto: «Sono come la mamma!»… ma in realtà non sono "la mamma", e lo sono per venticinque bambini, mentre noi, ostinatamente, continuiamo a non volere un fratellino!
Entro anch'io in questo mondo artefatto, adulterato, ma sono meno sensibile alla sua ingannevole malia.
Sono nervoso: Giorgio mi ha lasciato solo.
E' andato a giocare con un'automobilina di plastica arancio e gialla, che la maestrina gli aveva mostrato.
Tutto sembra sereno, ma le mie narici avvertono un pericolo, in questo mondo troppo colorato ed insincero: rimpiango il benessere della nostra stanza, soprattutto ora, che la mamma è stata educatamente, ma fermamente allontanata.
Giorgio gioca con la macchinina e non si accorge di essere privato della sola persona al mondo che rappresenti per lui l'universo intero.
Baci
Dadà

80/13/00
Passano i giorni, e l'autunno alle porte tramuta il paesaggio che ci è consentito ammirare dietro i vetri.
Mutano i colori, e Giorgio ubbidisce agli ordini della maestra, incollando foglie raccolte nel viale su fogli d'album.
Il cielo è plumbeo: non si può correre a giocare all'aperto, solo riprodurre la stagione, evitando di sognare.
La maestrina prezzolata, che si spaccia per madre, rivela ora il suo carattere imperioso: grida, impartisce ordini, ci fa mettere in fila anche per andare al bagno …e al mattino, quando ci fa prendere posto nel banco assegnato, pretende da noi un gesto incomprensibile.
Dobbiamo, tutti insieme, sollevare il braccio destro, per portare la mano alla fronte, poi toccare lo stomaco, la spalla sinistra, poi la destra, ed infine, giungere le mani dicendo "amen", che significa: "così sia".
Ma cosa c'entra, nella vita dei bambini, questa cantilena?
Perché dovrebbero santificare il nome del padre? Perché dovrebbero attendere il suo regno, mentre non hanno ancora imparato a conoscere il proprio?
Perché dovrebbe essere fatta la volontà del "Padre" e non la propria che a questa età è così egocentricamente assoluta?
Il pane quotidiano di papà e mamma lo comprano al supermercato, quando Giorgio viaggia nel carrello!… e perché un bimbo avrebbe dei debiti da rimettere o non dovrebbe essere indotto in tentazione, quando è la vita stessa che gli si presenta come tentazione?
Eccolo pronunciare questa nenia, con gli altri bambini, come domani, con lo stesso impegno, imbraccerà un fucile e, nel gioco che gli avranno insegnato ad eseguire, includerà parole e valori che andrebbero messi in discussione.
Tuo Dadà

Caro diario 17/13/00
Sono molto preoccupato: Giorgio mi ha detto che vuole fuggire, che questo posto è una prigione, una splendida, dorata prigione.
È complice il cielo di primavera, che rende insopportabili gli ordini della maestrina.
E' passato del tempo: ha obbedito a tanti ordini, ha imparato a fare la fila, a colorare insulsi disegni e a ripetere parolette in inglese; ma non ha smesso di cavalcare le nostre libere avventure, e, con me, prende la strada che conduce al cancello.
La maestrina è distratta: l'anno scolastico è agli sgoccioli: ma un guardiano in borghese ha intuito la nostra fuga.
No, non si può sfuggire alla scolarizzazione, neppure con le ali di un cavallo a dondolo.
Dadà

Caro Dadà 00/00/00
Sono Giorgio.
Sono finalmente adulto e tu, ormai vecchio, con la vernice scrostata, sei tornato alla solitudine della soffitta.
Il solo modo che mi rimane, per parlare con te, è quello di aggiungere una nota di mio pugno sull'ultimo foglio del tuo quaderno, per dirti semplicemente grazie.
Perché mi hai permesso di sognare, ed è grazie al sogno se oggi sono un uomo diverso da quello che gli adulti mi avevano destinato.
Non sono un bancario o un avvocato come i miei avevano desiderato.
Sono un medico, obiettore di coscienza, e donatore di sangue…
Ed è grazie alle tue libere fantasie!
Sarai sempre con me, in quell'angolo di soffitta, tra il cassettone vittoriano e sua moglie, la poltrona con le nappine, finché un bimbo…
Tuo Giorgio


Nuovo appuntamento con "Le parole di Sherazade" di Liliana Salerno martedì 29 dicembre

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Le parole di Sherazade

Le parole di Sherazade

Rubrica a cura di Liliana Salerno

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