Cavallino. <span>Foto Liliana Salerno</span>
Cavallino. Foto Liliana Salerno
Le parole di Sherazade

Il falcone del re - quinta parte

Rubrica a cura di Liliana Salerno

La favola "Il falcone del re" giunge alla conclusione con la quinta e ultima puntata. Una storia affascinante che ha tenuto compagnia i lettori di BisceglieViva per due settimane...
Il sesto e settimo capitolo anticipano l'epilogo finale, che chiude così la splendida opera scritta da Liliana Salerno.
Qualora ve le foste persi, è possibile rileggere la prima, la seconda e la terza, e la quarta parte del racconto regina della rubrica "Le parole di Sherazade".
a cura di Luca Ferrante

Sesto capitolo

Sua Altezza non aveva ancora raggiunto il trespolo che il falco, pur nella sua cecità, stranamente gli intimava: «Altezza sbendatemi, sono certo che il nostro incantesimo sia sciolto e che abbiamo brillantemente superato le prove». Aveva un insolito tono enfatico.
Sua Altezza gli sciolse i lacci del cappuccio e la prima impressione che ebbe fu il solito formicolio della vista recuperata, quando il buio viene ferito dalla luce.
Poi vide il Puka e gli domandò: «È libero il mio Signore?»
Una voce di donna, piena di dolcezza gli rispose: «Il Vostro Signore ha superato brillantemente le sue prove. Ha dimostrato di essere ciò che è per quello che vale, per se stesso, e non per ciò che ha o per i titoli acquisiti, che sono evidenti Signora (rivolgendosi a Ninfea che si avvicinava)».
La principessa le domandò: «Signora è questo il Vostro solito aspetto?»
«No senz'altro» rispose la fatina Magda, riassumendo forma umana. Allora il falco le disse: «Visto che il mio padrone ha superato brillantemente le sue prove dovreste restituirgli la sua dignità».
«Ma mi pare, Signor falco» rispose la fatina, «che egli abbia recuperata una dignità maggiore, che credo bene saprà conservare, evitando di dare la caccia alle lepri!»
«Si, Signora», rispose il Sovrano. Poi la fatina si avvicinò al cavallo che nitrì di gioia, impennandosi sulle zampe posteriori.
«Allora» disse Magda rivolta al falco: «Il vostro padrone ha trovato la sua dimensione d'uomo ed una splendida compagna, adesso tocca a Voi cercare la Vostra dimensione».
«Come sempre avete ragione» le disse il falco, poi fece una sorta di inchino e, seguendo la sua natura, spiccò il volo, lasciando delusi gli astanti.

Settimo capitolo

Era stato semplice piegare le ali e cercare le direzioni del vento, ed ora non c'erano davanti che i soliti, tanti orizzonti.
La libertà per intero.
Al di sotto di lui, come puntini ormai, il suo ex padrone, la sua sposa, il cavallo, il palco, il mondo.
Ma bastava alzare lo sguardo per vedere il sole più da vicino e per sapere o non sapere dove si stava andando.
Per un po' planò senza meta, poi decise di salire il più possibile.
Il cielo era terso, ma una nuvoletta pasticciona stropicciò gli occhi, mise un dito al naso e gli starnutì addosso.
«Che cosa fai?» le disse il falco.
«Cosa fai tu, semmai?… Non lo sai che in ogni storia l'orizzonte non è mai uno?»
Il falco la guardò di sbieco, poi si guardò intorno, ed infine guardò in basso. Finalmente capì e disse alla nuvola: «Come sempre hai ragione».
«Ciao» gli disse la nuvola e starnutì più al largo.
«Ciao» le disse il falco; cambiò rotta e si diresse verso il basso, per ritornare ai piedi della fatina Magda che gli domandò: «Siete già di ritorno?»
«Signora» le disse il falco: «Sono stanco della mia vita raminga; dei tanti orizzonti che mi è dato di esplorare me ne è rimasto uno, il solo, che valga la pena di conoscere, perciò volevo chiederVi un favore».
«Ditemi, mio buon falco, ho stima di Voi, cercherò di accontentarVi: in che cosa posso servirVi?»
«Vorrei, Signora, che mi faceste assumere una forma più limitata della mia, che non mi consenta solo di volare libero, che mi dia un solo orizzonte e delle solide certezze».
«E in che cosa vorreste essere tramutato?»
«In un uomo, Signora, perché in forma simile alla Vostra, io possa amarVi come succede a queste fallibili creature».
La fatina Magda divenne seria, toccò il falco con la bacchetta magica, poi rispose: «Farò di più».
Detto questo divenne un vortice che girava su se stesso.
Quando si fu fermato al posto di un falco c'era un bell'uomo che strinse subito la mano del suo Sovrano, e Magda non aveva più veste, né cappello, né bacchetta.
Si rivolse al suo uomo e disse: «Amore mio, questo è stato il mio ultimo incantesimo. Adesso potremo amarci come Uomo e Donna, come accade a queste fallibili creature».

Epilogo

Cosa accadde di lì a poco è facile immaginare.
Due bei matrimoni allietarono terre felici, pacifiche.
Martino e Valentina ebbero posto a Corte.
Il Sovrano di Vallelanza non si privò mai del suo buon consigliere, che, divenuto Uomo, poté governare lo Stato di Ninfea, considerato una dipendenza, a sé, di Vallelanza.
Regnarono in pace e con saggezza, né mai navi da guerra assediarono più le loro città.
E Ninfea non ammise mai, sotto la sua reggenza, la caccia alla lepre.

Nuovo appuntamento con "Le parole di Sherazade" di Liliana Salerno martedì 3 novembre
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