Volpe
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Le parole di Sherazade

Il viandante e la volpe - prima parte

Rubrica a cura di Liliana Salerno

I protagonisti di questa favola sono un vecchio cieco, la cui intelligenza superiore lo guidava per la via, e una fulva volpe, tanto curiosa e desiderosa di conoscere il segreto che si celava dietro l'uomo. Rendendo la sua Cocorita, l'animale scoprì la possibilità del viandante di poter ringiovanire, attraverso l'acqua caduta nel fonte battesimale. Ma prima, per procurarsela, dovette andare da una regina con un mistero da svelare.
"Il viandante e la volpe", scritto da Liliana Salerno, è una storia quasi tradizionale: i dialoghi tra i due personaggi sono la caratteristica che contraddistingue e esalta questa favola.
a cura di Luca Ferrante

Il desiderio della volpe

C'era una volta, miei piccoli lettori, una strada in collina, che si snodava piacevolmente sin nella vallata, e sulla strada un viandante cieco, chino sul suo bastone, con una cocorita in gabbietta nell'altra mano, e un volpino, fulvo, che lo precedeva di tre passi.
Cosa li avesse spinti per quella strada lo sapeva solo il cielo, ma era singolare guardare il volpino che faceva sgombra la strada ai passi del cieco.
Una vecchia volpe, rintanata sotto il faggio, li stava aspettando; con una lima rifiniva le unghie.
Una vera signora, insomma!
Ma cosa poteva volere una volpe da loro, se non la cocorita da pappare in un boccone?
Il cieco camminava lento, alla sommità della collina, attendendo di dover discendere giù a valle, e sapeva che questo non sarebbe stato facile.
Cocorita, come il volpino, era un animale ammaestrato.
Giunti sotto il faggio il cieco si fermò a salutare la volpe, sbalordita d'essere stata vista: «Buongiorno gentile signora; è molto tempo che attendevate?»
«No - rispose la volpe - non molto... dovrete avere pazienza!» Così dicendo picchiò con la zampina il tronco del faggio, dal quale venne fuori un coniglio in marsina, che reggeva un vassoio, sul quale era posato un servizio da the.
La teiera mancava.
Apparve un tavolo, con una tovaglia ricamata.
La volpe vi sedette, poi, con un gesto, invitò il vecchio, che, guidato dal volpino, prese posto a sedere.
Ricomparve il coniglio, con la teiera fumante. Da perfetto domestico qual era servì il the, poi scomparve, ma, nell'andar via, sollevò la gabbia della Cocorita e la portò con sé.
Il cieco vide il gesto, ma non fece niente.
Piuttosto si rivolse alla volpe, e, con fare conciliante, le disse: «Comara volpe è molto tempo che non sedevamo alla vostra tavola: ogni cento anni è un periodo troppo lungo per godere ancora della vostra compagnia!»
Ma la volpe che, nonostante l'aspetto, era astuta e vecchia, gli rispose: «Viandante, non mi adulate con le lusinghe di un fedele corteggiatore, voi siete qui per insegnare, non per imparare. Ora dite, ad una povera volpicina, cosa vi ha spinto a varcare la collina e a scendere nella terra dei "Non So!" con questa strana compagnia?»
«Attendo un giudice, Signora, che ponga fine alla mia vita raminga. Questo volpino e la Cocorita che vi ho regalato testé sono compagni più giovani e felici di un singolar cammino» rispose il vecchio e nel dire ciò una lacrima solitaria gli vergò la guancia.
«Non temete, vecchio amico, la strada è lunga, e altre storie hanno atteso la vostra presenza. Già in questo regno si parla di voi, del vostro sapere, della vostra magia.
Mangiate bugie dai petali di rosa e nulla sfugge ai vostri occhi senza sguardo.
Il giudice che attendete, certo verrà, ma è solo un bimbo che gioca con le ancelle, non sa di voi e dei vostri occhi spenti.
Quello che cercate è ben altro amico mio, e non volete condividerne il segreto; ma la terra dei "Non So!" non è luogo adatto a voi che avete consumato i vostri occhi alla luce fioca delle biblioteche e portate con voi l'odore di muffa che emana dalle carte più vecchie.
Qui ci sono storie incomprensibili e non è lecito sciogliere i perché come fate voi.
Io vi devo avvisare. Il vostro giudice verrà, voi lo sapete, ma non inoltratevi oltre la collina…».
«Signora - le rispose il vecchio - io devo proseguire, alla ricerca di me stesso sulla strada che mi si stende davanti» poi con tono più conciliante aggiunse: «È vero, porto con me un segreto, ma è ben misera cosa se voi lo conoscete».
«Non lo conosco, infatti» gridò la volpe tutta eccitata «per questo dovete raccontarmelo».
«Ad una condizione» le rispose in tono mite il vecchio.
«Sapete bene che non accetto condizioni!»
«Allora non saprete il mio segreto».
La risolutezza del vecchio persuase la volpe, la quale si risolse a chiedere: «Qual è dunque la condizione a cui volete sottopormi?»
«Che mi rendiate la mia Cocorita»
Ma mentre i due se la contendevano, il sole si era fatto basso all'orizzonte, e filtrava di un rosso aranciato i profili delle case in lontananza.
La strada si snodava bianca sotto di loro e tutti i perché non soddisfatti dell'esistenza giacevano lì, a due passi da loro.
«Vale così tanto la vostra Cocorita, amico mio, da non poter essere la mia lauta cena solitaria?» domandò la volpe con fare impertinente.
Il viandante le rispose: «Sono molto vecchio, Signora, questi due animali sono la mia guida. Rendetemela, e anche il cielo vi sarà propizio!»
«E sia!» disse la volpe, «ma ditemi cosa venite a fare in queste terre?»
«Vengo nella terra dei Perché per dimenticare quello che conosco» mentì spudoratamente il vecchio, «e per riacquistare, dimenticando, la dimensione perduta della giovinezza innocente».
«E come?» chiese la volpe «potreste dunque ringiovanire?»
«Nel corpo, ahimè, no!» le rispose il vecchio, «ma l'anima è una corda di violino: suona bene solo se tirata al punto giusto!»… E dopo un momento di silenzio: «Mi rendete adesso la mia fidata Cocorita?»
«Certo, certo che ve la rendo!» flautò garrula la volpacchiotta, poi sospirò: «Ah! Se potessi ringiovanire anch'io!»
Chiamò il coniglio, che ricomparve con la gabbietta.
«Eccovela!» esclamò sonora la Signora, ma subito aggiunse trattenendo la gabbia: «Come farete, amico mio, a ringiovanire?»
Il vecchio dovette compiere uno sforzo non indifferente, poi, conoscendo la sua interlocutrice, si accarezzò la barba e disse con noncuranza: «Cercherò di bere l'acqua caduta nel fonte battesimale alla nascita di un nuovo re; mi hanno detto, certe mie amiche che praticano magia, che se essa è sufficiente a rendere regalità a un sovrano di valore, possiede in sé virtù sovrannaturali».
«Allora dovete andare dalla regina Beatrice» consigliò la volpe, specificando: «Sono già ventitré mesi che attende di partorire, ma la rottura delle acque non avviene, e lei è costretta a vivere con questo pancione enorme, senza vedere mai il volto del nascituro. Molti medici si sono recati da lei, ma nessuno sa dire perché non partorisca.
Se voi scioglierete il mistero, la regina non vi negherà l'acqua di battesimo del suo infante».
«Vi ringrazio, Signora, del prezioso suggerimento!» e nel dire ciò si inchinò come un galantuomo, prese la Cocorita, chiamò il volpino e si incamminò accomiatandosi.

L'inseguimento

Nella notte discese per la collina. Chiuso nei suoi pensieri, da tempo atteso dalla regina Beatrice, si domandava come avrebbe potuto portare alla luce il nascituro.
Ignaro dei piccoli passi di volpe che segnavano il cammino, alle sue spalle, raccoglieva le erbe medicali e le corolle di passiflora, che ardivano alzare la testa alla luna.
La sua natura di druido cieco lo aiutava a distinguere, con l'olfatto, laddove il bulbo oculare non lo poteva, e, comunque, una intelligenza superiore lo guidava per la via.
Non c'erano carri e nella terra dei "Non So!" spesso incontravano singolari creature rabbiosette, che ponevano quesiti inferociti al saggio; come per esempio lo gnomo che voleva sapere come mai fosse così basso!
Gli rispose dolcemente il saggio: «Perché tu possa essere in grado di mettere le mani a terra ogni volta che rischi di cadere!»
E per ognuno egli aveva una risposta nuova, buona o brutta, strana o concreta, né mai evitava di rispondere.
Era stanco, lungo il cammino, e consapevole del fatto che la sua fama correva più lontano di sé ed era giunta alla regina Beatrice, con i toni della infallibilità.
Rischiava la testa, insomma, se non fosse riuscito a far venire al mondo questo bimbo cocciuto, che, da ventitré mesi, se ne stava beatamente al calduccio.
Nella mente del vecchio rimuginavano antiche domande. Egli si diceva: il bambino è formato, dovrebbe avere l'ansia di scoprire il mondo. Intanto con il falcetto separava la maggiorana dall'ortica.
La volpe lo osservava aggirarsi inquieto ed inserire erbe in una sacca. Il volpino, tranquillo, gli faceva le feste e la Cocorita dormiva ignara.
Ebbero diversi compagni di viaggio: topolini che andavano in paese per vendere lanterne colorate, e sempre il vecchio domandava loro la strada.
Tutti lo salutavano per nome, e la volpe se ne intristiva.
Poi un giorno un giovanotto in livrea, con un seguito di cani, si fermò presso di loro.
La volpe corse subito a nascondersi.
Era un messo della regina Beatrice che veniva a domandargli come e quando avrebbe raggiunto la Reggia.
Il vecchio tergiversò; prese tempo, ma il tempo non è fatto mai come lo desidera la coscienza degli uomini.
Il giovanotto ripartì con la sua scorta, e la volpe aveva inteso come il vecchio avesse un compito dalla Regina Beatrice, che stava soffrendo le pene dell'inferno.
Dicevano di lei che fosse perfino diventata più brutta, o meglio che le rotondità della maternità, che rendono dolce ogni donna, si fossero tramutate in uno strano ed ostinato gonfiore.
Il druido cambiò percorso. S'infrattò nella foresta, dove la vita è più stenta e meno agiata, facendo finta di perdere la strada, ma i cacciatori che lo incontravano lo chiamavano per nome.
Per la volpe era più facile non essere osservata; la foresta era il suo regno ed i colori del suo manto ben si mimetizzavano con quelli del sottobosco.
Il vecchio si inoltrava nel folto nella speranza che la quiete sovrana della selva potesse illuminarlo. Ma il messo in livrea lo raggiunse, ingiungendogli di recarsi a Corte, dove era atteso.
Così dovette tornare sui suoi passi e, sempre più dubbioso, riprendere la strada verso la città e la Corte.
La città era a lutto strettissimo, e sin dalle porte più remote si udivano i lamenti rabbiosi della Regina Beatrice.
Fu così che il vecchio saggio strinse a sé la borsa con le erbe medicinali, percorse lo stradone principale, e, sempre seguito da una folla di curiosi, tra cui si nascondeva una certa volpe, raggiunse il palazzo regale.

Nuovo appuntamento con "Le parole di Sherazade" di Liliana Salerno martedì 29 settembre
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