Marina
Marina
Le parole di Sherazade

Lupo di mare

La favola di cronaca per il Falco libero a cura di Liliana Salerno

A Marisa e Giovanni...

Diario di Bordo di Capitani Coraggiosi

Anno 00/00/0000
C'era una volta…
una gattina tigrata, di circa 6 mesi, che, per seguire l'Uomo che amava più di tutti al Mondo, saltò sulla Tolda della Nave a Vapore, che, partendo da Taranto, faceva scalo a Venezia.
Nel ventre della Nave, Paolo, Suo Signore e Padrone, viveva ancora nel Suo Inferno personale, le Caldaie, in cui, come Mozzo di Bordo, spalava carbone, nutrendosi di Rabbia e di anidride carbonica.
Sapeva che presto il suo Incubo si sarebbe dissolto e così accadde, quando, per ordine del Capitano, venne condotto, per la Prima Volta, accanto al Macchinista che aveva bisogno di un Aiuto, perché, pian piano, stava perdendo la Vista.
Aveva bisogno degli Occhi Nero-Scarlatti di Paolo, quelle Lucide Olive Nere, che penetrano anche il Buio.
Nina gli era Fedele, e lo Amava, ma aveva scoperto che la vera Libertà, anche per uno Spirito Libero e Felino, è nella Fedeltà.
Per cui, nonostante vagabondasse da Porto A Porto, amandolo, lo seguiva Fedele, nel Corpo e nell'Anima.
Paolo l'aveva avuta in dono dalla Sua Bellissima Fidanzata; una donna del Popolo, Ricamatrice, Umile ed Onesta, di Nome Liliana.
Erano in procinto di sposarsi, quando, il Governo Italiano, guidato da Benito Mussolini, intese occuparsi del "Pericolo Ebraico".
Stava scoppiando un Conflitto Mondiale.
Il 5 settembre del 1938, per Decreto Regio firmato da Re Vittorio Emanuele III, l'Italia Fascista di Benito Mussolini varava le leggi Raziali (Razziste) con le quali il Nostro Paese escludeva gli Ebrei da qualsiasi servizio ed Attività pubblica.
Era l'Inizio della SHOAH.

Annus Domini MXCIIILVIII
05/09/1938
Ninetta zompettava sulla Tolda, mentre un Tramonto Rosato stendeva Riflessi arancio-amaranto sul Velo increspato del Mare.
Venezia, la Venezia descritta da Marco Polo, cominciava ad apparire, dietro un impalpabile velo di Nebbia, quando Bruno gridò: «Eccola!… Stiamo entrando nel Porto!».
E Venezia Taceva, Bellissima, e sorridente, come nei racconti di Calvino, mostrando guglie e gondole melanconiche, meta degli Innamorati.
Era sempre così, quel Cielo Torrido, di color Arancio che invitava ad Amare, ad Amare la Vita.
Dal Suo Trespolo, fremente di gioia, un'Ara variopinta gracchiava: «Bruno, svelto!… il Caffè al Comandante!»
Bruno, velocissimo, si sfilava un calzino e lo "calzava" sulla cresta del Pappagallo, subito liberato dal Mozzo, che, Stanco di spalare Carbone, e grazie alla pronta intelligenza, era entrato in Sala Macchine, per guidare, da Solo, la Splendida Nave!
Nina, Felina e a caccia, pensierosa scrutava il Mare, come faceva sempre, quando il Volo stridulo dei gabbiani ripiegava verso Riva, scansando, cautelativamente, la Tempesta al Largo.
Con sana intenzione di sfuggire ai Marosi che avrebbero potuto concludere, per sempre, la propria troppo breve esistenza.
Il Capitano, Bellissimo, che attendeva a ripartire, quando, costretto, doveva riprendere il Viaggio per consegnare Alimenti, o altro che rischiasse di marcire nella Stiva, con intrepido coraggio che lasciava intuire il Pericolo, solo, sulla Tolda colpita da Vento e Pioggia sferzante, usciva allo scoperto per gridare la Sua Maledizione, dicendo: «Vieni, Mare, perché Io Ti Sfido!»
Nina, a riparo sotto la giacca di Paolo, come tutti i Felini, tremava ad ogni Lampo, emettendo un Miagolio smarrito, come di Tenerezza, intriso di Paura.
E quel Suo Miagolio era Mite e Felino, come un Suono di Ocarine o Belato di Pecorella smarrita, che voglia amare e Volare, oppure, semplicemente, tornare a Navigare, per quel senso strano di cui parlano gli Antichi del Viaggio d'Ulisse e degli Argonauti.
Poi, dopo, quando la Tempesta scemava, ed il Mare stanco, tornava a dormire, lasciava il Petto dell'Uomo per cercare Amore nelle Strade del Mondo.

Annus Domini MXCIIILVIII
Ma chi era Paolo il Macchinista?
E perché aveva affrontato la Vita del Mare?
E chi era Liliana, questa bella Donna, di cui ancora oggi si sente Parlare?
Si chiamava Paolo Ancona.
Un Nome Bello, ma comune, e per cognome un Nome di Città.
E Liliana, una semplice Ricamatrice dai Lunghi e Neri capelli Corvini.
Paolo, costretto dal Destino, doveva andare dove nessuno lo potesse rintracciare.
I Suoi Fratelli erano emigrati, quando gli scrissero di mollare tutto per recarsi da Loro in Argentina, dove avevano appena scoperto il Filone incantevole di una Miniera D'Oro, in cui, nel sottosuolo avrebbero potuto trovare ben altro che l'Oro.
Sarebbe stato sufficiente una trivella, se fossero stati consenzienti per incidere il Suolo e verificare la Presenza non dell'Oro, ma dell'Oro Nero.
Paolo Felice si recò da Liliana, prospettandole una vita serena, riservata ad entrambi; ma la Fanciulla, inaspettatamente si chiuse in sé stessa, senza mostrare neanche un Briciolo della Felicità, che, secondo Paolo avrebbe dovuto provare.
La donna si asciugò gli Occhi con un fazzolettino ricamato e gli disse: «Allora, Paolo, salutiamoci adesso, perché ti devo lasciare. Non posso abbandonare la Mia Famiglia, per unirmi a Te, in un posto così lontano. Non me la Sento!: non voglio!»
Fu Paolo allora ad asciugare le lacrime, raccolte in un fazzoletto di Cotone, dicendole: «Cara, io devo partire! Ma non posso lasciarti, perché sei parte ormai della Mia Vita. Tu sei, per Me, l'altra metà del Mio Corpo, della Mia Anima dei Miei pensieri, senza di Te, io non sono Nulla!»
E nel dirlo le mostrò una carta d'identità Nuova, in cui era segnato il Nuovo Cognome: Ancona.
Il Nome della sola Città che aveva visto partire i Suoi Cari.
Liliana non capì subito, ma ne parlò con uno Zio che faceva il Cuoco nelle Navi a Vapore.
Chiese a Paolo di prospettargli la Situazione, e Paolo accettò.
Fu il Compare Speranza a presentarlo al Capitano coraggioso, che affrontava le onde del Mare.
Avrebbe rischiato la Vita anche Lui.
Ma non batté ciglio. Chiese soltanto: «Cosa sa fare il Ragazzo a Bordo?»
Speranza rispose in un soffio: «Nulla, ma è forte di Stazza ed ha buona e solida muscolatura».
Il Capitano sorrise comprensivo, mentre Paolo gli tendeva la mano con grande schiettezza!
…e fu così che Paolo entrò nel ventre della Nave, nel suo destino di Profugo, di Fuggiasco, Clandestino.

Annus Domini X/IX/MXCIIILVIII
La Nave levava l'Ancora… ma Ninetta non accennava a mangiare nemmeno un boccone del poco che Paolo, dalla Sua Gamella Militare le metteva nella Ciotolina. Lo guardava con una espressione non equivoca, sul Musetto costernato ed Umano.
Aveva, con la zampetta allontanato da sé la ciotolina piena, rifiutandosi di mangiare, e guardava il Cuoco, ossia il Compare Speranza, miagolandogli contro, al punto che, fra le risa dei Marinai che avevano ricevuto lo stesso cibo proposto dal Cuoco, sembrava rispondergli in faccia: «Questa Schifezza te la mangi Tu, e tutti gli Umani della Tua Specie!… io corro subito in cambusa a cacciare Topi e Zoccole presenti a Bordo, e se, per mia sfortuna, la caccia non dovesse andare a buon fine, posso sempre saltare sul Trespolo del Pappagallo, e fargli la Festa!»
Insomma, la Gattina rischiava di provocare a bordo la Rivolta popolare che portasse al repentino cambiamento del Rancio o del Cuoco.
Il Compare Speranza reagiva Male, anche e probabilmente perché, con le vivande da consumare perché deperibili, che gli avevano dato in consegna per il Pranzo, probabilmente, non era riuscito a fare di meglio.
Ma, essendo a Bordo e non avendo possibilità di utilizzare un frigorifero moderno, per nutrire la Truppa in quantità adeguate di cibo, aveva già fatto sicuramente i salti mortali in avanti e all'Indietro.
Speranza era una brava persona.
Ma l'Atteggiamento della Gatta, non era esattamente di Tipo comprensivo.
Paolo lo sapeva e la doveva difendere dal Cuoco che altrimenti l'avrebbe infilata in un sacco chiuso e l'avrebbe gettata in Mare, pregando Bruno di non tuffarsi per recuperare il sacco.

Annus Domini MCMXLII
21 maggio 1942
Nella Primavera del 1942 cantavano i Marinai della Ciurma una Marcetta, che incantava Nina, il Pappagallo e Bruno.
La proponevano in Tedesco Lane Andersen, e poi l'Angelo Azzurro, come veniva chiamata Marlene Dietrich: Lily Marlene!
«Tutte le sere sotto quel fanal presso la caserma ti stavo ad Aspettar»
…era la Fidanzata degli Italiani! Era Sara, Giovanna, Vittoria… Liliana. Che riceveva, scritte, da Paolo di Suo Pugno: "5 Mila Lire al Mese".
Aveva "studiato" fino alla V° Elementare, ma le inviava l'Intero Suo Stipendio, accontentandosi di vivere dagli Straordinari.
Il Compare Speranza, che, come abbiamo detto detestava la Gattina tigrata, non solo era Cuoco, ma, nella Vita di Bordo, era supportato da grande esperienza.
Sapeva bene che, come si suol dire, un Marinaio ha un "Cuore in ogni Porto!", per cui, aveva organizzato, a Venezia, la Sua Famiglia Ufficiosa in attesa del Suo rientro fra i muri a secco e i Trulli del Paesello.
Viveva dunque due Relazioni Parallele, rendendo "Felici" due Famiglie, visto che l'Una ignorava l'Altra.
Paolo, invece, con le Sue Umili e semplici Parole, aveva capito che la più grande Libertà è nella Fedeltà, che l'Amore per Liliana, per i propri Figli, e per i Fratelli viventi in Argentina, (cui aveva donato la parte spettante a Lui del Filone aurifero), era più forte, e, cantando di Lily Marlene, sognava di Tornare a Casa; per cui, quando i compagni, generosi, gli facevano trovare nella Cuccetta le "Donnine consenzienti", praticamente Nude, le cacciava via, dicendo loro: «Vattene, devo dormire!»
…e dormire, significava, per Lui, ritornare a Casa, al Profumo del Proprio Mondo, e al Desiderio di abbracciare la Moglie, e la Prole in Attesa.
Vittorini, che, notoriamente di sinistra, portava in Italia le Traduzioni di testi Americani, e scriveva della Guerra dei Partigiani Italiani, distinguendo l'Amore dal Suo Deserto, scriveva: «Io lo so cosa vuol dire un Uomo senza una Donna, credere in Una, essere di Una, eppure non averla… passare anche anni, senza essere Uomo con Una Donna, allora, prenderne Una che non è la Tua , ed ecco, avere, in una camera d'Albergo, avere, invece dell'Amore, il Suo Deserto.
...avevi sete, puoi bere, l'acqua c'è. L'Uomo ricorda la Sua Sete… Mi sono dissetato, ma ho Sete ancora; io non ho che sporcato la Mia Sete… perché ho avuto Pietà di Me Stesso? Quest'Umiltà non salva un Uomo… egli è in ginocchio, non nell'Amore, ma nel Suo Deserto».
Di tal genere, se non Tali appunto, erano i Pensieri di Lucia Mondella, "mentre la Barca gli andava avvicinando alla Riva destra dell'Adda.
Di Tal Genere, se non tali, appunto, erano i Pensieri di Paolo, mentre la Nave, sostava in Argentina, imprigionata, nel Porto di Buenos Aires con Tutta la Ciurma, nella Regina della Plata, dal Cui Porto era sospesa ogni possibilità di comunicare con l'Italia e men che meno inviare Soldi ai Familiari.
Paolo non conosceva né Manzoni, né Vittorini, e men che meno li conosceva Liliana, ma i sentimenti condivisi, per delicatezza e sensibilità, li facevano simili a Enne 2, di Vittorini, e a Lucia Mondella, del Manzoni.
Compare Speranza, ad ogni scalo, quando possibile, raccontava a Liliana di questa Austera, ed implacabile Fedeltà.
Quattro anni senza soldi, senza Notizie e senza certezze avevano portato Liliana, casalinga, con due bimbi da Sfamare con le Tessere del Regime Fascista, alla Disperazione.
Per cui, volendo realizzare il sogno di Paolo, che le chiedeva di far studiare i Bambini, si era ridotta ad affittare a terzi le stanze della Sua Casa.
Mentre delusa dei viveri tesserati che le avevano dato, assolutamente insufficienti a sfamare tre persone, in preda alla rabbia, aveva scagliato contro il Muro, senza scalfirla, la Statuetta in avorio Bianco, di Benito Mussolini, piangeva Lacrime silenti, per non spaventare i Bambini.
Era, di Fatto una bellissima vedova Bianca, corteggiatissima, ma aveva scoperto che la vera Libertà è nella Fedeltà, che l'Amore riscaldava la sola stanza da Loro utilizzata, contenente due materassi per Terra ed un Braciere, accanto al quale dormivano i due bambini e Lei; che l'Amore non può diventare il Suo Deserto se la Volontà e la Certezza assoluta di essere ricambiato, continua a Nutrire l'Anima, la Mente ed il Cuore.
Pensava ormai che Paolo fosse morto, quando lo vide arrivare vestito come un Americano, con le tasche piene di soldi, Pane, e Burro, e Mele.
Non aveva fatto la Striscia!

Era il XXV Aprile del MCMXLV 1945
ANNUS DOMINI XXV/IV/MCMXLV
Le bandiere Americane erano sbarcate in Italia e Uomini di Colore avevano introdotto cibo, caramelle e cioccolato nelle tasche delle Signorine consenzienti, al Suono delle Cornamuse, delle Fisarmoniche e dei giornalai che strillavano: «La guerra è finita, i Nazisti sono in Fuga!».

ANNUS DOMINI XXV/IV/MCMXLV
Ninetta, felicissima di essere tornata a casa, "serpeggiava" tra i Bicchieri di Cristallo che Paolo aveva portato dall'Argentina per regalarli a Liliana.
Esther e Giovanni tacevano esterrefatti, temendo di distrarla, prima che si acciambellasse nella poltrona del salotto, a Lei riservata e da Lei scelta, per un Filosofico sonnellino; e miagolava in gattese, spiegando loro che l'Amore vero, tace e non muore, e che è infrangibile quanto il Cristallo, perché, in Realtà è che brilla al sole, come il Prisma rifratto, come un Uccello, un Falco in Volo nel Cielo tersissimo, che "Nessuno al mondo può catturare" che la gelosia, non gestita, procura solo sfiducia, Dolore inutile, e frustrazione da possesso Mancato.
I ragazzi stavano ad ascoltarla, ma purtroppo, non conoscendo il Gattese, ed essendo molto giovani, non sapevano ancora che la vera Libertà è nella Fedeltà.
Paolo e Liliana erano diventati una strana coppia, dal giorno in cui, per un Miracolo era riapparso, "Calzando" un Borsalino nero con la Tesa, sulla Redingote dello Spezzato Americano.
Liliana, sull'Abitino stracciato, che ricordava quello di Gina Lollobrigida, in Pane Amore e Fantasia, o quello di De Sica Zavattini, di Anna Magnani nella Ciociara di Moravia, aveva immediatamente raccolto i capelli corvini in una crocchia strettissima, aveva tagliato il gambo della Rosa che le aveva portato un Suo Spasimante, aveva infilato la Rosa da Passionale Capinera fra i capelli, ed era andata correndo, per porgere a Paolo le proprie Labbra Corallo, che tanto avevano fedelmente atteso le Sue.
Da quel Bacio in Poi, quel Bacio che ricordava quello cinematografico di Rhet Butler a Rossella O'Hara, pur amandosi alla Follia, trovarono difficile la convivenza e diversi i desideri della Prole. Paolo pagò i debiti che Liliana aveva contratto, ma quando interrogò Esther, chiedendole se voleva riprendere gli Studi, Esther, tremando di Paura, per i segni inequivocabili, che la madre le faceva, dietro le Spalle del Marito, disse di No, con le lacrime agli Occhi; intanto, nel Voltarsi, Paolo vide Giovanni che gli mostrava il Suo diploma di Perito Industriale, ma non era Solo, perché, accanto a Lui, c'era la Sua Fidanzata, Immacolata.
La Felicità di Paolo, per il Diploma fu scemata dalla consapevolezza, che i Ragazzi, poveri in canna, non avevano una casa e non potevano affrontare il Matrimonio.
Paolo abbracciò tutti, soprattutto Esther che piangeva nelle sue grandi Ali di Padre, accoglienti e protettive.
Come un Falco che esplora la terra dall'Alto, aveva capito cosa doveva fare!

Annus Domini XXVII/IV/MCMXLV
Ninetta saltellando, contrariata, e di Malavoglia, canticchiava in Gattese: «Maramao perché sei Morto!»... ma non capiva perché avrebbe dovuto cogliere i Tulipani, né perché avrebbe dovuto cercare il Suo Perduto Amore.
Il Suo Amore, l'Uomo che aveva deciso di Amare aveva spento la radio a transistor che aveva regalato ad Esther, e, per mettere insieme i soldi per farle riprendere gli Studi interrotti, aveva baciato Liliana, sulle splendide Labbra Corallo, ed era tornato a Bordo, questa Volta per partire per Genova.
L'Immancabile Compare Speranza che doveva partire anche Lui da Genova, per premiare Giovanni, per l'acquisizione del Diploma da Perito Industriale, gli aveva regalato il Viaggio, pregandolo di accompagnarlo a Genova... e Giovanni aveva accettato.
Ad Immacolata in attesa, Paolo, stanco della Vita di Bordo, aveva spiegato che è meglio guadagnare: «500 Lire a Terra, che 5 Mila Lire a Bordo!». E aveva aggiunto, nel Suo Idioma popolare: «E se davvero vuoi bene a Giovanni, attaccati alla Sua giacchetta, perché, se non sta con Te, solo non rimane!»
Ninetta era saltata sulla Tolda della Nave, mentre il Pappagallo strillava con Voce chioccia: «Bruno, il Caffè al Comandante!»… mentre il Sole scaldava il Suo Cielo Torrido, di colore Arancio, che invitava ad Amare e ad Amare la Vita, e le ricordava che l'Amore, a volte incontra il Suo Deserto, e che questo è il Deserto più squallido che la Persona possa generare!
Contrariata aveva seguito Paolo, perché lo Amava, ma voleva Bene, nel Suo grande Cuore di chioccia e di Felina Pecora Belante, anche al Cuoco, al Sig. Speranza, che non aveva potuto seguire quando aveva condotto Giovanni, intromettendosi nella Sua Vita, nello Studio di un Suo Amico Commercialista!
Giovanni disse al Padre che voleva laurearsi in Economia e Commercio.
Paolo non sapeva affatto cosa fosse un Commercialista, ma mentre il ragazzo parlava, mentalmente si domandava per quanti anni ancora, avrebbe dovuto lavorare a Bordo.
Fu così che il Ministro Iervolino conferì a Paolo Ancona, ormai Pienamente Italiano
La Medaglia d'Oro per Lunga Navigazione che il Nipote di Paolo, Nato da Suo figlio Giovanni, conserva gelosamente, montata in una Teca Protetta.
Una Medaglia d'Oro al Valore Civile, per un Uomo che, nella Vita, da ex Ebreo e Socialista, non ha mai ucciso altri che sé stesso.
Ninetta, orgogliosa di Lui, camminava sicura e sorniona tra i Bicchieri di Cristallo, in salotto, senza mai romperne Uno; tra la soddisfazione di Liliana, che la ricompensava a Tavola, preparando il Pesce diliscato.
Bruno lottò ancora per molti anni con l'Ara di Bordo.
Il Compare Speranza, dopo l'aiuto consistente dato a Giovanni, consentendogli di aprire lo sguardo verso professioni nuove, si era stabilito, ormai in pensione, a Venezia, che, splendida taceva, Stupenda e sorridente, come nei racconti di Calvino, mostrando Guglie, e Gondole melanconiche, meta degli Innamorati.
Aveva fatto una scelta di Vita, aveva scelto la Famiglia Veneziana.
Esther non terminò mai gli Studi, e nemmeno Immacolata, ma furono Testimoni dei Bellissimi racconti di un Vecchio Lupo di Mare, che raccontava di Nina, dei Gabbiani al Largo, e di un Capitano Coraggioso che gli andava accanto per gridare al Mare la Sua Maledizione, dicendo: «Vieni Mare, Io ti Sfido!».

Annus Domini X/II/MMXXII
Gli episodi contenuti in questa favola, verosimili più che veri, non sono solo frutto di una singola Fantasia, ma di più memorie che, sedimentate nel Tempo sono state tramandate oralmente, per cui, l'Autrice, in conclusione del Testo, non può che dire altro che Io le ho ascoltate, e, Relata Refero, con la Presente scrittura, le ho Tramandate.
Il Vecchio Marinaio,
Concluse a casa
I suoi Ultimi Anni,
Confortato dall'Amore dei Nipoti.
In quanto a Liliana, conservò la Sua Bellezza Statuaria per molti Anni, ma, le vicissitudini della Vita di Vedova Bianca, ne aveva segnato per sempre il Carattere.
Giovanni creò di sana pianta nel Suo Paesello il primo Studio di un Commercialista, spiegando, parlando in volgare ai contadini come e perché fosse necessario pagare le Tasse, creare una cooperativa agricola, risolvere in Positivo un Fallimento.
Con l'Austerity, negli Anni 70, dopo il Boom Economico acquistò le case per i Figli!
…e vissero Tutti, felici e contenti!
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