Sogno in rosa
Sogno in rosa
Le parole di Sherazade

"Voci", monologo dell'autore

Testo drammaturgico in due atti di Liliana Salerno

La storia nei particolari tra Vittorio Ambrosi ed Eliana, raccontata proprio da quest'ultima in una telefonata con la sua miglior amica Silvana (click per leggerla). La terza scena di "Voci", testo drammaturgico di Liliana Salerno, ha rivelato come il tradimento della donna nei confronti di suo marito Paolo sia avvenuto con una persona che già conosceva ai tempi del liceo e con la quale aveva già avuto una cotta.
Dopo il racconto di un weekend fra i due amanti a Gargnacco, la narrazione subisce una battuta d'arresto per lasciare spazio a un momento dedicato alla letteratura e all'autore, una figura indefinita nel brano: professore di una scuola, è preso a scambiare parole e citazioni con uno studente in particolare della sua classe.
a cura di Luca Ferrante

I personaggi e i fatti narrati in questo dramma sono, per dichiarazione dell'Autrice stessa, frutto di pura invenzione e fantasia. Per cui se qualcuno si riconoscerà in essi, sia nelle fattezze del tale personaggio che nella fisicità della narrazione, consideri la cosa del tutto accidentale e casuale.
La lettura del testo è sconsigliata a un pubblico minore di 14 anni.
Buona lettura.

Quarta scena: monologo dell'autore

Autore rivolto verso il pubblico: «Basta! Basta! (Più sommesso, sgranando lo sguardo verso il pubblico, come se guardasse un orrido antro) Tacete voci da strada. Tacete. Vedete? Ella è sospesa! È ferma nell'attimo in cui l'avete catturata, imprigionata e denudata della sua dignità di donna. Vedete? (Trae la penna dal taschino e la disegna nell'aria, seguendone il profilo). Posso, con un gesto della mano disegnarla ancora, nella sua interezza, perché io l'ho creata, a mia immagine e somiglianza, io, l'ho inventata, e, per gioco, per noia o per disperazione, l'ho data in pasto a voi, come se potesse rispondere lei, a posteriori, delle sue imperfezioni. Ma ella è là, raggelata, nel suo gesto inutile, di bambola, fissa della fissità della finzione, e, per questo solo, esteticamente bella. Se la investo (si accende un faro di luce bianca su Eliana) d'un raggio di luce ella è più bella e più vera di come l'ho voluta e sognata: perché essa sola, proprio perché sognata, è più donna della donna vera. Come è più donna la donna che leggiamo dalle pagine abusate dei nostri poeti. Ebbene anch'io un tempo ho creduto nell'onnipotenza della Letteratura, nella superiorità della Poesia come Arte, come massimo strumento d'espressione, e ho cercato, nel mio ruolo di educatore scolastico, di trasmettere ai miei alunni questo sacro fuoco, perché diventassero anche loro, come me, necessario strumento di trasmissione della Coscienza Storico Letteraria del Reale; ma un giorno, prima di incominciare la solita lezione di Letteratura, tratto da non so quale interesse, sollevai gli occhi dalla pagina, per soffermarli sulla mia classe».

(Avanza di pochi passi, verso Gianni Nisi, si guarda un po' in giro, sistemandosi gli occhiali, poi punta il dito indice).
Autore: «Ehi tu! Tu, dell'ultimo banco, chi sei?»
Nisi, stupefatto: «Io!? Gianni Nisi, studente!»
Autore, verso il pubblico: «Mi colpì la certezza con cui proclamava il suo ruolo ed il suo nome. Come se mai, alcun dubbio, avesse scosso quella testa china. Come se fosse a scuola non per apprendere, ma per assorbire con la pagina, il mondo intero, e, con il mondo intero, anche me. Ripresi la lezione già pago del rinnovato contatto con la letteratura, come se nulla fosse accaduto. Ma quando mi accinsi a leggere, con profonda commozione, dalle parole dell'autore, le vicende di Ermengarda, quella testa china, ostinata, si chiuse in sé come non vedesse avanti».
L'autore declama a viva voce con l'ampiezza del gesto teatrale: «Sparsa le trecce morbide…»[1]
Nisi: «Vieni come sei, non indugiare a farti bella».
Autore: «... sull'affannoso petto»[1]
Nisi: «Se la treccia s'è sciolta dei capelli»
Autore, teatrale: «Lenta le palme»
Nisi: «Se la scriminatura non è dritta»
Autore: «E rorida di morte il bianco aspetto»
Nisi: «Se i nastri del corsetto non sono allacciati»
Autore: «Giace la pia»
Nisi, come se il suo verso fosse riferito al verso manzoniano, in una specie di esortazione, verso l'autore ed il suo pubblico: «Non badarci»
Autore: «Col tremulo suo sguardo cercando il ciel»
Nisi, sempre con tono consolatorio: «Vieni così come sei, non indugiare a farti bella»
Autore con un atteggiamento di maniera: «Cessa il compianto»
Nisi, con voce che tradisce una intima emozione: «Vieni sull'erba con passi veloci»
Autore, allo stesso modo: «Unanime s'innalza una preghiera»
Nisi: «Se il rossetto si disfa per la rugiada»
Autore: «Calata in su la gelida fronte»
Nisi: «Se gli anelli che tintinnano ai tuoi piedi si allentano»
Autore: «Una man leggiera sulla pupilla cerula»
Nisi: «Se le perle della tua collana cadono»
Autore: «Stende l'estremo vel».
Nisi (Ancora una volta questa affermazione conclusiva di Gianni Nisi, che potrebbe alzare il volto, nello sforzo di comunicare al pubblico ed all'Autore, questa sua residua verità, risulta onnicomprensiva, quasi concludesse non solo la strofe di Tagore, ma anche quella Manzoniana): «Non badarci».

Nuovamente l'Autore si ferma esterrefatto a guardare Gianni Nisi, poi tenta di sbirciare, per vedere cosa ci sia sotto il banco, mentre inizia cautamente ad avvicinarsi, nel tentativo di coglierlo di sorpresa, infine, con gesto plateale si sistema gli occhiali e riprende la lettura.
Autore: «Sgombra, o gentil, (sbircia visibilmente)»
Nisi, sempre a testa china, ignaro dell'attenzione suscitata nel professore: «Vieni sull'erba con passi veloci»
Autore: «Dall'ansia mente i terrestri ardori»
Nisi, con voce rotta dall'emozione: «Non vedi le nubi che coprono il cielo?»
Autore (Sempre più incuriosito si avvicina maggiormente al banco di Gianni Nisi, che non avverte l'ostilità dell'insegnante): «Leva all'Eterno»
Nisi, con voce nasale ad effetto parodistico si collega con la proposizione pronunciata dal professore: «Stormi di Gru»
Autore (con voce stentorea e gesti plateali, ma distratto dalla attività clandestina di Gianni Nisi): «Un candido pensier d'offerta»
Nisi: «Si levano in volo»
Autore: «E muori». (con cautela si avvicina al banco sempre di più)
Nisi: «Dall'altra riva del fiume»
Autore: «Fuor della vita è il termine»
Nisi: «E improvvise raffiche di vento»
Autore: «Del lungo tuo martire» (È ormai ad un passo dal banco di Gianni Nisi)
Nisi: «Passano veloci nella brughiera».
L'Autore compie l'ultimo passo e, con gesto fulmineo della mano, strappa di sotto al banco il libro proibito.
Autore, con arroganza: «Vediamo cosa distoglie il nostro giovane studioso dalle vicende di Ermengarda!».
Pausa d'espressione piuttosto lunga, poi l'autore si allontana da Gianni Nisi, per rivolgersi nuovamente al pubblico.

Autore: «Non sapete con quale stupore appresi essere ancora un libro di poesia a fare da contrappunto, come una sorta di controcanto dissonante, alla poesia Manzoniana. I semplici ed incantevoli versi di Tagore affascinavano il suo animo adolescente. Al punto che mi spinsi ancora a chiedergli: (verso il pubblico) ma tu, tu, chi sei tu?»
Nisi, netto e distinto: «Gianni Nisi, studente».
Il carrello viene tirato indietro e Gianni Nisi scompare nel nulla, così come era comparso.
Autore si gira verso Eliana, ancora rigida come una statua: «Così come questa donna, Signori, questa donna fustigata dalle vostre parole, da questo rumore sordo che la accompagna, questa donna che non può rispondervi delle imperfezioni con cui l'ho creata, e che, nelle idiosincrasie di una vicenda tutta umana, non sa più, tra bene e male, quale sia la sua dimensione naturale. Forse, se riuscissimo a tacere, per un secondo, delle sue vicende essa stessa potrebbe mettere ordine tra le idee scomposte e vedere meglio ciò che è bene per lei… e per noi. (Con un gesto della mano riattiva la recitazione di Eliana che riassume una posa più plastica, più naturale: L'Autore ripercorre il palcoscenico per andare a sedersi sul bordo del I° palco di proscenio a destra, o se questo non ci fosse su di una sedia messa lì per l'occasione. Assumerà la posizione del "Pensatore di Fidia)».
Musica in scena, sfumato violino: La Vie en Rose.
[1] "La morte di Ermengarda (IV° coro).
[1] Tagore, "Poesie".

Nuovo appuntamento con "Voci" di Liliana Salerno martedì 5 ottobre
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