Bandere comuniste
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Campagna anti-aborto, Fgci Bisceglie: «Informazioni fuorvianti»

I giovani comunisti: «Si tende a colpevolizzare le donne che usufruiscono di un diritto riconosciuto dalla legge»

Intervento della sezione di Bisceglie della Fgci, la federazione dei giovani comunisti italiani, in merito all'apparizione di un 6x3 contenente messaggi anti-aborto sul territorio cittadino e di una successiva nota a sostegno di tali argomentazioni.

«Apprendiamo con profonda indignazione che la campagna sponsorizzata da "Pro vita & famiglia" in diverse città italiane, tesa a scoraggiare l'uso della pillola abortiva Ru486 da parte delle donne, è giunta anche a Bisceglie, tramite l'affissione di un manifesto e la diffusione di un comunicato a dir poco sconcertanti» hanno tuonato i giovani comunisti biscegliesi.

«Il manifesto paragona il farmaco abortivo ad un veleno, "che mette a rischio la salute della donna e uccide il figlio nel grembo". Il comunicato diffuso dal circolo biscegliese riesce nella difficile impresa di aggravare le informazioni contenute nel manifesto, dipingendo la pillola Ru486 come un farmaco pericolosissimo per la salute della donna, in grado di causare effetti collaterali "dolorosissimi" e di aprire la strada ad aborti "fai da te" praticati in casa» hanno aggiunto.

«In poche righe si condensano una serie di informazioni fuorvianti e gravemente offensive del diritto di ogni donna a decidere liberamente del proprio corpo. Secondo le linee guida del ministero della salute la pillola Ru486 può essere somministrata entro le prime nove settimane di gravidanza in ambulatorio o regime di day hospital, senza che sia obbligatorio il ricovero. Inoltre, il farmaco è approvato dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), non presenta i disastrosi effetti collaterali descritti ed è utilizzato nella quasi totalità degli Stati europei» hanno rimarcato.

«Nessun aborto "fai da te", quindi, ma solo un trattamento farmacologico che consente alla donna, entro i tempi opportuni e nella piena osservanza della legge n° 194/1978, di evitare il più invasivo e rischioso intervento chirurgico, nonché pratiche clandestine davvero pericolose per la sua salute. Riteniamo che il vero pericolo per la salute della donna sia la diffusione di messaggi come quello della campagna pubblicitaria di Pro vita & famiglia, che mirano a confondere l'opinione pubblica con informazioni che tendono a colpevolizzare le donne che usufruiscono di un diritto riconosciuto dalla legge. Condanniamo tale azione come gravemente offensiva della dignità delle donne e chiediamo la immediata rimozione del manifesto affisso, così come è già avvenuto in altri comuni italiani. Consigliamo, infine, ai promotori di questa campagna, che tanto professano di difendere la famiglia, di destinare il denaro eventualmente previsto per futuri manifesti al sostentamento di famiglie davvero in difficoltà a causa della sospensione lavorativa di questi mesi».
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