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Economia e lavoro

Anci Puglia: «Grave la crisi del comparto olivicolo»

L'assemblea dei sindaci: «Indispensabili misure straordinarie per fronteggiare le conseguenze delle gelate dello scorso febbraio»

Indispensabili l'erogazione di risorse e l'adozione misure straordinarie per olivicoltori e frantoiani oltre che la previsione di ammortizzatori sociali per i lavoratori, al fine di arginare la crisi occupazionale dilagante (un milione di giornate lavorative perse). Queste le proposte dell'Anci Puglia a proposito della situazione del comparto olivicolo: «Servono soluzioni compensative per l'indotto» hanno spiegato i referenti regionali dell'associazione nazionale comuni italiani.

Chiesto inoltre lo stop immediato alle scadenze di mutui, prestiti, finanziamenti e cambiali agrarie per le imprese, oltre a un impegno preciso del comparto commerciale che deve sostenere "solidalmente" questa crisi, con particolare riferimento alla grande distribuzione organizzata, che dovrà prevedere una apertura privilegiata all'extravergine prodotto in Puglia, dalle realtà locali (filiera corta), preferendolo all'olio "comunitario" lavorato da grandi produttori nazionali.

La Puglia dovrà ottenere dal ministero delle politiche agricole la dichiarazione dello stato di calamità naturale, al cui scopo è necessario che l'ordine del giorno presentato nel corso dell'ultima riunione sia condiviso da tutti i comuni pugliesi, dalle altre istituzioni politiche regionali e locali, dai parlamentari pugliesi e sostenuta dalle organizzazioni agricole, dalle associazioni dei settori della trasformazione, della cooperazione, del comparto commerciale e turistico.

Nel Bat e nel sud foggiano, come è noto, la gelata dello scorso febbraio ha provocato danni ingentissimi tanto che la raccolta delle olive si è conclusa in pochi giorni e alcune aziende non hanno neppure iniziato a lavorare per la carenza del prodotto: in questo territorio, che a regime produce ben oltre il 35% dell'extravergine italiano, il danno è stato accertato su 90 mila ettari di superficie e per oltre 600 milioni di euro al comparto, con la perdita di oltre un milione di giornate lavorative. Le conseguenze sono state subite non solo dagli olivicoltori ma anche da frantoi e oleifici cooperativi, operai a tempo determinato e dipendenti, fornitori di beni e servizi per la lavorazione delle olive, trasportatori, officine di riparazione mezzi agricoli.
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