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Ristori Covid, i paradossi dello spettacolo: «Per ottenerli dobbiamo dimostrare di aver lavorato»

Fabio Tosti, dj e produttore internazionale, pone l'attenzione su alcune anomalie del bando

Il danno economico derivato dalla chiusura dei luoghi dello spettacolo e della cultura, per i lavoratori di questo settore non potrà mai essere ristorato con le somme stanziate dalle istituzioni.

Si tratta di cifre che, soltanto a livello parziale, possono aiutare chi non ha potuto lavorare per diversi mesi. Se, però, la burocrazia e i paradossi dei bandi rendono l'accesso ai ristori difficile, persino le misure in aiuto diventano una morsa dalla quale non si riesce a divincolarsi.

Il dj e produttore coratino Fabio Tosti, artista di livello internazionale, ci racconta il paradosso che non gli consente di aver accesso ai fondi di ristoro.

Il bando al quale fa riferimento Tosti è lo START2021

«Nella sezione "qualifica" della compilazione online della domanda, viene richiesto di scegliere tra le opzioni: a possessore partita iva, b contratto di collaborazione continuativa, c contratto di collaborazione occasionale.
In sostanza i punti b e c richiedono documentazione a sostegno che durante il 2020 si siano effettuate prestazioni artistiche occasionali oppure con contratto di collaborazione continuativa. Non si richiede di documentare di aver perso dei lavori; ma di averli effettuati.
Se il bando è stato istituito per sostenere i lavoratori dello spettacolo (settore tra i più colpiti dalle misure restrittive), così come è stato formulato, non fornisce il sostegno che abbiamo tanto atteso dalla Regione. Allo stato, va a sostenere quei pochi fortunati che hanno avuto la possibilità di lavorare nei pochi mesi di riapertura; mentre chi non ha avuto la stessa fortuna, viene ulteriormente penalizzato» fa notare Tosti.

A ciò si aggiunge una riflessione relativa a quei professionisti dello spettacolo che hanno visto cancellati gli impegni lavorativi già contrattualizzati nei mesi di chiusura del 2020. Contratti che però non vengono tenuti in considerazione ai fini della domanda.

«Un'altra problematica riscontrata - aggiunge Tosti- riguarda i codici ATECO del punto a (possessori di partita iva). Visionando i codici ATECO ammessi, restano fuori molti lavoratori dello spettacolo che hanno avviato l'attività 15 anni fa».

Questo perché sino a 15 anni fa non era contemplato il codice ATECO per Dee Jay o musicista, bensì esisteva una dicitura generica "altre attività di intrattenimento e spettacolo". Chi, dunque, ha un codice Ateco con tale dicitura non è ammesso al bando.

E ancora. Tosti ricorda di aver partecipato al dicembre coratino nel 2020 e di aver lavorato per conto del Comune. «La prestazione è stata effettuata nei mesi di dicembre 2020 e gennaio 2021. Avendo rilasciato fattura nel 2021, non sono in possesso della relativa certificazione unica (da dover allegare al bando) che verrà emessa nell'anno tributario 2022» fa notare Tosti.

«Ho portato all'attenzione dei funzionari del bando anche questa cosa, e ancora una volta la risposta è stata: "non può accedere al bando". Mi sembra paradossale il fatto che io avrei la possibilità di accedere al bando con ben 2 requisiti (sia come partita iva, sia con contratto di prestazione occasionale), ed invece sono completamente escluso.
Ho fatto appello al buon senso, cercando di far percepire l'enorme difficoltà dell'ultimo anno e mezzo, e che per quello che è successo dall'inizio della pandemia, ogni aiuto economico è davvero fondamentale per sopravvivere. Non è servito purtroppo» conclude amareggiato Tosti.
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