Bisceglie calcio: Giovanni Bucaro. <span>Foto Emmanuele Mastrodonato</span>
Bisceglie calcio: Giovanni Bucaro. Foto Emmanuele Mastrodonato
Buongiorno

Un risveglio amaro

Bisceglie sull'orlo del baratro, ma basterebbe davvero cambiare l'allenatore per risalire la china?

I veri tifosi nerazzurri sono in subbuglio, furibondi come innamorati feriti nell'orgoglio. I "tirapiedi", ovvero quelli da sempre convinti che il calcio italiano inizi e finisca con le formazioni della massima serie, sghignazzano perfidamente. Un generale disinteresse, intanto, prevale in città, ed è l'aspetto peggiore della questione.

L'analisi della situazione di classifica del Bisceglie nel girone C del terzo torneo professionistico non può prescindere dalla comprensione del contesto. Uno sfondo variopinto su cui si muove, semplicemente, una squadra di calcio allestita con un budget tutt'altro che elevato per il livello medio della categoria. La ricerca di una via d'uscita alle difficoltà non può certo limitarsi all'individuazione dei responsabili: servono idee e soluzioni, partendo dal presupposto che i soldi sono pochi.

Sotto accusa, innanzitutto, c'è il trainer Giovanni Bucaro, uno che non ha fatto tantissimo per apparire simpatico alla piazza e le cui ultime esternazioni sulla presunta indisponibilità di non meglio specificati calciatori a giocare per il club nerazzurro sono sembrate inopportune: qualcuno potrebbe obiettare - a giusta ragione - che un allenatore andrebbe valutato per la qualità del gioco espresso dal suo team e l'efficacia del lavoro misurata in termini di risultati.

I 15 punti ottenuti in 20 partite (media ponderata 0.75), con 16 reti realizzate a fronte delle 30 incassate, fanno dell'attuale bottino stellato una proiezione poco confortante di 27 punti su 36 gare. Difficile immaginare un epilogo differente dalla partecipazione ai playout, se non peggio. Le critiche - se ne faccia una ragione il tecnico palermitano - non sono del tutto campate per aria, considerati i "freddi" numeri e le prestazioni poco spumeggianti del Bisceglie.

Il punto, semmai, è ipotizzare quale beneficio potrebbe trarre il gruppo da un eventuale avvicendamento sulla panchina: davvero sarebbe sufficiente un nome nuovo a tirar fuori i nerazzurri dalle sabbie mobili? Un parallelismo perfetto, in tal senso, è quello col Bari: un altro allenatore al posto di Auteri riuscirebbe a guidare i galletti alla rimonta di 11 lunghezze sulla Ternana o a dare maggiori certezze in prospettiva playoff?

La linea di galleggiamento del Bisceglie, ovvero la quota salvezza diretta, è lontana 5 punti (l'attuale posizione del Monopoli): eppure, fra i sostenitori serpeggia lo stesso pessimismo che li ha attanagliati nell'ultimo triennio. I 45 punti raccolti all'esordio in C del 2017-2018 restano inavvicinabili ma è legittimo dedurre che le aspettative di una parte dell'ambiente fossero comunque per un'annata migliore in termini di produttività rispetto al 2018-2019 (29 punti) e a quella appena trascorsa (25.5 di media pondrata). Con 16 sfide di regular season ancora in calendario - mercoledì c'è l'Avellino al "Gustavo Ventura" - il destino di Maxime Giron e compagni è ancora tutto da definire.

Resta il rammarico per il risveglio amaro della comunità degli appassionati: la gran parte di loro, per fortuna dell'ambiente, ne ha sempre avuto contezza ma qualche buontempone si era voluto convincere del fatto che non solo Nicola Canonico fosse la causa di tutti i mali del Bisceglie calcio ma che qualsiasi altro gruppo societario avrebbe fatto per forza, sul campo, meglio della sua gestione, non si capisce per quale diritto acquisito.

Il tempo delle pacche sulle spalle in segno di gratitudine «per aver salvato il Bisceglie» è abbondantemente finito: Vincenzo Racanati e gli altri dirigenti assumeranno decisioni importanti nei prossimi giorni, perché anche andare avanti con Bucaro avrebbe il suo peso. La scelta di "spegnere" le voci dei tesserati è un'avvisaglia della necessità di riflettere sul da farsi.
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