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Il caffè del filosofo

Riflessioni su Padre Tempo

Ogni giorno è una scelta di tempo, è tempo di scelte

La vita non è qualcosa che viviamo in maniera lineare, come se fosse un encefalogramma piatto, ma la vita che viviamo ha dei suoi tempi, anzi è fatta di tempi.

Sono i tempi che viviamo che rendono la nostra vita diversa da quella degli altri e, al tempo stesso, condivisibile con gli altri. In questo incontro non stiamo parlando, quindi, in generale o in astratto del tempo, ma di come noi gestiamo il nostro tempo, come lo organizziamo. Perché scegliere di non organizzare il proprio tempo significherebbe subire la vita, lasciare che altri decidano e dettino i nostri tempi. D'altronde, come sappiamo, etimologicamente il tempo deriva da temno ovvero da tagliare, scegliere. Il tempo, dunque, è una scelta e dire che non abbiamo tempo significa dire che non abbiamo scelto i nostri tempi e di organizzare i nostri tempi.

Nell'ultimo numero della rivista Logoi.ph, Annalisa Caputo ha affrontato il tema del Tempo nella pluralità delle sue definizioni e dei suoi linguaggi. Parliamo di Tempora, titolo del numero della rivista, perché il Tempo stesso si dice in molti modi. E, se il tempo si può dire in molti modi, significa che il tempo stesso è molteplice. Ripercorrendo le tracce lasciateci dalla Caputo, possiamo notare come l'iconologia del tempo e, di conseguenza, l'idea stessa del tempo non sia stata sempre la stessa.

Concentrando la nostra attenzione su Il Trionfo del Tempo, di Jacopo del Sellaio, possiamo guardare a una particolare sfaccettatura del tempo. Padre Tempo, infatti, è rappresentato da un signore anziano che dispiega le sue ali. In mano ha una clessidra e un bastone, simboli di un tempo consumato, di un tempo che non è più quello delle altre figure alate presenti nel ciclo dei Trionfi del Sellaio, come quella dell'amore. Siamo dinanzi ad un tempo consumato, ad un tempo che scorre e che fugge, un tempo instabile. Una figura alata che plana su un disco solare, con alla base due angeli che segano la fragile asticella del disco, mentre due cani, uno bianco/giorno e uno nero/notte litigano fra di loro ci danno la sensazione di un tempo estremamente instabile, che passa e rischia sempre di non essere vissuto.

Questa è l'essenza rischiosa e pericolante del tempo stesso, ogni volta non essere vissuto e, quindi, farlo scorrere comunque. Perché quando noi non scegliamo i nostri tempi, il tempo non si blocca, ma continua il suo trionfo, il suo incessante cammino. E tutti coloro che sono intorno al carro ci mostrano proprio questo lento e incessante cammino del tempo, che tutto frammenta e distrugge. Infatti, coloro che sono intorno al carro sono i discepoli della Fama, di Colei che cerca di vincere il tempo, pensando solo a fare carriera, al prendersi cura dei propri affari. E più pensano alla Fama più la Morte trionfa anche sul sole, sulla luce, sulla vita.

La riflessione filosofica sul tempo è estremamente complessa e affronta, in maniera trasversale, autori ed epoche, linguaggi e culture. Tuttavia, la rappresentazione di Jacopo del Sellaio è interessante perché, secondo la Caputo, ci permette di stabilire un legame fra Padre Tempo e Padre Eterno, dove i simboli iconologici dell'eterno passano al temporale. Scrive Annalisa Caputo:

In Petrarca e nei suoi primi illustratori tra Padre Tempo e Padre eterno c'è continuità, ma anche differenza. Nella distinzione/personificazione sempre più chiara del Tempo (corrispondente alla sua graduale ma decisa secolarizzazione), la Causa (il Tempo stesso) si sovrappone agli effetti (la temporalità e le sue manifestazioni): perciò il Tempo diventa un vecchio. E perciò facilmente gli illustratori umanisti possono aggiungere a questa figura maschile le stampelle (che rimandano all'idea della vecchiaia) e le ali, simbolo di volatilità e velocità. E se ad un occhio moderno i due simboli possono apparire in contraddizione, in realtà nella iconologia non lo sono, perché rappresentano entrambi gli effetti del tempo sulla vita degli uomini.

D'altro canto, la divinità viene estromessa da questa Figura del Tempo: dividendosi da essa e occupando uno spazio e un 'trionfo' a parte. Inoltre, nelle rappresentazioni umanistiche dei Trionfi, l'immagine 'spaziale' del tempo prende forma rettilinea grazie alla processione del carro (molto più di quanto l'idea del tempo rettilineo fosse 'dentro' il testo petrarchesco).

Il 'profilo' del Tempus esalta l'idea del movimento; mentre l'Eterno resta frontale, immobile, fisso e fissato nella sua iconicità. Il globo tenuto in mano da Tempus era già presente nella figura del Cosmocrator (Apollo prima e Cristo poi), ma diventa sempre più segno del potere che il tempo ha sul mondo, nonché (in particolare nel passaggio alla sfera armillare e nell'associazione al movimento astronomico) segno della 'calcolabilità' del tempo stesso. (1)


Nel momento in cui gli attributi simbolici del Padre Eterno vengono attribuiti a Padre Tempo, ecco che la situazione diventa più complessa. Perché dietro a tale scelta c'è la precisa idea, maturata nel corso della riflessione rinascimentale, che il vero dominatore del mondo sia il Tempo che fugge e divora ogni cosa. E il Padre Eterno solo un lontano Ente oppure un lontano ricordo chiuso nella sua sfera di eternità. Ma il problema del Tempo, tuttavia, rimane, perché rimane il problema della scelta e, quindi, della libertà del nostro tempo e nei confronti dei nostri tempi. Perché il tempo non è qualcosa che ci sorvola o che ci divora ma una scelta. Ogni giorno è una scelta di tempo, è tempo di scelte.


1 - A. Caputo, L'iconologia di Padre tempo: storia di un errore. Petrarca, Ervin Panofsky, Simona Cohen, "Logoi.ph" 14(2019), p. 35. Per ulteriori approfondimenti: https://drive.google.com/file/d/1cCbCV98afSleYX-cEWWJEzyNtX1s26uc/view.
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