Francesco Spina principe Kuwait
Francesco Spina principe Kuwait
Il pizzicotto

Kuwait Approdi

Le quote della società che gestisce il porto turistico sono in vendita ma gli sceicchi fanno finta di niente

Cercavo altro ma, dalla cassettiera della redazione, sono spuntate fuori le fotocopie annerite delle fotografie scattate in occasione della visita di una delegazione biscegliese in Kuwait. Volevano essere prese in considerazione, altrimenti si sarebbero trovate altrove, tra le scartoffie altre e non nel dormitorio di matite, penne, fermagli e quaderni.
In allegato c'è una nota stampa con lo stemma della città di Bisceglie. Oggetto: missione istituzionale in Kuwait. Data, ottobre 2013.
Il contenuto fa riferimento alla trasferta che il sindaco Francesco Spina (qui il link), il presidente del consiglio comunale Francesco Napoletano, gli assessori Gianni Abascià e Rachele Barra (all'epoca dei fatti consigliere delegato al turismo) intrapresero da Bisceglie a Kuwait City per tastare il terreno.
Fu un bel viaggio, senza dubbio, come raccontano le cronache ufficiali: strette di mano, colloqui, visite guidate, cocktail di benvenuto e tante testate nazionali incuriosite dall'incontro combinato dall'Ital Kuwait Group con i massimi rappresentanti istituzionali del florido stato arabo.
L'esperienza faceva seguito alla visita del governatore di Kuwait City a Bisceglie a dicembre 2012, in occasione dell'intitolazione di "via Kuwait" e della firma del "Protocollo d'intesa tra i Comuni di Bisceglie e di Kuwait City – Patto di amicizia e di gemellaggio per l'avvio di scambi volti alla valorizzazione dei rispettivi territori".
Per l'amministrazione comunale pareva si fossero aperte le acque del Mediterraneo e che barche cariche d'oro e di danzatrici del ventre fossero già in procinto di raggiungere il molo. Il lungo ponte di pace oltre la Siria e l'Iraq avrebbe portato a Bisceglie i più ricchi tra gli imprenditori mediorientali, fino a convincerli di acquistare quote importanti del caratteristico porto turistico dell'Approdi.

La quasi totalità delle quote della Bisceglie Approdi, invece, il comune la comprò (al prezzo di circa 400.000 euro) propria allora, dopo il fallimento del socio privato di Portomaggiore MarinaBi. Nonostante le ritrosie di tanti – perché la società era in forte perdita e l'acquisizione ne ingessava i bilanci, impedendone la partecipazione ad importanti bandi di finanziamento privati – l'amministrazione aveva fatto una scelta, che andava sostenuta. La scusa per l'acquisizione era quella dello "sviluppo organico del water front" in corso di recupero e della valorizzazione turistica di tutto il centro storico e il fronte mare.
Spuntò l'idea del Kuwait, degli sceicchi con turbante che sembrava tanto paradisiaca quanto astratta. Un bel miraggio, durato qualche mese di reciproche moine. Del resto una società che solo negli ultimi due anni ha invertito le tendenze alla perdita.
Ora, di Kuwait a Bisceglie resta solo la rotonda e quel plico di foto in bianconero leggibili a fatica. Il Comune, invece, il 55% delle quote deve cederle obbligatoriamente. Lo dice la legge, quella italiana sulle partecipate pubbliche.
Il decreto sulle società partecipate attuativo dell'art. 18 della legge delega di riforma della pubblica amministrazione, entrato in vigore il 23 settembre 2016 non consente l'esistenza di società partecipate che nella media dell'ultimo triennio abbiano registrato un fatturato sotto il milione di euro.
Della privatizzazione della Bisceglie Approdi si è discusso nel consiglio comunale del 30 dicembre 2016. Sono mesi che il bando per la ricerca di un acquirente circola a vuoto. L'unica spiegazione è che il principe presidente dell'Autorità portuale del Kuwait, con cui sembravano aperte delle trattative, non sia stato avvisato.
  • Francesco Spina
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