Una stellina a Manhattan. <span>Foto Liliana Salerno</span>
Una stellina a Manhattan. Foto Liliana Salerno
Le parole di Sherazade

Una stellina a Manhattan - seconda parte

Rubrica a cura di Liliana Salerno

Continua l'avventura della piccolissima Stellina: nella prima parte della favola (link all'articolo) il Sole, la Luna e le altre stelle hanno cercato in tutti i modi di scoprire per quale motivo piangeva sempre la sera e su come risolvere il problema. Qual è stata la soluzione? Trasformarla in un umano, una ragazza di nome Aisha. Un nuovo stile di vita attende lei nella città di Manhattan.
La storia, scritta da Liliana Salerno, è resa originale e stuzzicante proprio dai comportamenti e dallo strano carattere della protagonista. Il linguaggio è molto semplice e può coinvolgere un pubblico molto ampio, dagli adulti fino ai ragazzi.
a cura di Luca Ferrante

Secondo capitolo

Stellina osservava le sue punte magnifiche, pian piano, tramutarsi in braccia, gambe… La cosa che la meravigliava maggiormente era la crescita dei capelli, splendidi, lunghi e neri.
Quando la sua forma fu compiuta, il vecchio saggio, che aveva operato la trasformazione, le chiese che nome avrebbe adottato.
Lei rispose: «Aisha», poi salutò, percorse la via Lattea e avvistò la terra. Scese nella città di Manhattan dove, per poco non fu investita dalle auto. Era sera: il buio la aiutava, ma si sentiva frastornata. Le luci cittadine le correvano incontro e lei guardava le insegne, già capace di leggerle. Ma tutto ciò era umano: lei non era più una Stella… era semplicemente una ragazza di nome Aisha.
Era ben vestita, in abiti comodi e caldi, e ciò la aiutava, perché ben presto, un pulviscolo gelato, simile alla polvere di stella, le turbinò intorno. Provò ad afferrarne i fiocchi tra le dita, ma questi, pian piano, si sfaldavano.
Camminò a lungo sotto la neve gelata, quando, a un tratto, dall'interno del suo stomaco si fece udire un rumore, e lei conobbe il bisogno primario di un essere umano: aveva fame!
Ma non sapeva bene cosa dovesse fare.
Lo stomaco, intanto, continuava a brontolare.
Le auto sfrecciavano velocissime e, sotto la neve, ben presto la gente si diradò. Rimase quasi sola, incantata di fronte alle vetrine.
Lesse un cartello che diceva: "Pizza italiana a mezzogiorno" e realizzò subito che doveva mangiare, per cui entrò decisa, superando una porta a vetri. Il locale era pieno di gente, ma una Stellina non sapeva bene come ci si dovesse comportare! Vide le persone sedute ai tavolini e decise di fare come loro. Prese posto in un angolo. Sedette sicura poi attese cosa fare, sempre guardando gli altri.
Ben presto le si avvicinò un cameriere: «Signorina, cosa posso servirle... vuole ordinare?»
Lei disse la sola parola che le veniva in mente: «Pizza»
«Le porto il menù» rispose l'uomo sorridendo, con fare rassicurante.
Andò via, ma ben presto ritornò con il cartoncino. Aisha guardò le voci: erano tante! E lei non aveva assaggiato mai niente!
Come scegliere?
Chiuse gli occhi, puntò il dito a caso, poi lesse ad alta voce: «Capricciosa!»
Le sembrava un sogno: il locale, il calduccio, il tavolo apparecchiato… e quest'uomo premuroso che tornava con carta e penna.
«Capricciosa» ripeté soddisfatta al cameriere che aggiunse: «e da bere?»
Lei non aveva scelto… l'uomo le consigliò una "bionda" leggera, poi andò via per tornare dopo un po' con la birra gelata, che lei assaggiò, sporcandosi le labbra di schiuma bianca. Il sapore le piacque.
Quando arrivò la pizza fumante fu tentata di prenderla con le mani… ma nessuno intorno lo faceva. Trovò le posate alla sua destra, ma maneggiarle era un'impresa! Guardò la signora del tavolo a fianco, poi le impugnò in maniera corretta: ma tagliare…! Ci provò pian pianino e dopo ripetuti sforzi, assaggiò il primo boccone: era buonissimo!
Mai nella via Lattea aveva conosciuto qualcosa di così buono.
Mangiò con calma, sempre più sicura… la birra le faceva girare un po' la testa.
Il cameriere, premuroso, le tolse il piatto vuoto, poi tornò con un foglietto dicendole: «Ecco il conto» e la lasciò sola.
Aisha guardò la nota senza capire.
Accanto alle parole c'erano cifre e numeri.
Pensò che doveva ringraziarlo per quella splendida cena, per cui lo raggiunse dicendogli: «Grazie, la pizza è stata buonissima!»
Ma lui le rispose: «I soldi li ha lasciati sul tavolo?»
«I soldi?» esclamò lei: «cosa sono i soldi?»
L'uomo pensò che lo prendesse in giro, per cui le parlò in tono adirato: «Ce li ha o non ce li ha i soldi?»
«Non ce li ho!» rispose Aisha, perché papà Sole non aveva previsto che le potessero servire.
«Non ce li ha?» domandò il cameriere, aggiungendo subito: «E come pensa di pagare la consumazione?»
«Non saprei» titubò Aisha.
Il cameriere la condusse nelle cucine, le dette scopa, secchio, ramazza e straccio, poi le indicò una pila di piatti da lavare…
Così Aisha, che era una Stella abituata a brillare, dovette scopare e lavare.
Quando ebbe finito ringraziò, salutò, e si ritrovò per strada mentre albeggiava, con un pensiero in testa: i soldi.
Dove si trovano i soldi?
Sugli alberi? Ma alberi non ce ne erano!
Per le strade? Aisha non ne vedeva!
Nelle macchine? Non c'era mai entrata!… e a pensarci bene le facevano un po' paura.
Camminò per un pezzo, poi, inconsapevolmente, entrò nel parco. Il guardiano aveva appena aperto i cancelli e su una panchina, avvolto nel cartone, dormiva un barbone.
Aisha lo guardava: era sporco. Ma anche lei era ormai sporca. Aveva bisogno di un posto dove andare… non poteva dormire per strada come quell'uomo! Avvertiva ora un altro bisogno umano, che le Stelle non conoscono: la stanchezza.
Cosa fare, così sola, in una grande città?
Il custode si accorse di lei: «Signora, si sente bene?» le chiese preoccupato.
Aisha gli si avvicinò istintivamente e disse: «Non ho una casa, non ho soldi, non ho da mangiare: cosa posso fare?»
Lui la guardò esterrefatto, poi decise di aiutarla. Le indicò un fast food: stavano cercando una cameriera che servisse ai tavoli e si offrì di presentarla al titolare, che era un suo amico. Aisha accettò di buon grado, e, il giorno dopo, indossato grembiule e cuffietta, incominciò a lavorare; in una prima giornata guadagnò buone mance, ma non tornò nella stessa pizzeria.
Ora aveva un lavoro dinamico: viveva come gli umani.
Aveva anche affittato un appartamento.
Lavorava dalle 17 a notte fonda e si sentiva felice di avere le braccia, le gambe, di fare qualcosa per se stessa… ma le mancava qualcosa.
Ripensava con nostalgia a papà Sole e mamma Luna, che erano i genitori di tutto l'Universo… ma aveva bisogno di qualcosa di esclusivo! Ed aveva scoperto la natura più vera degli uomini: il desiderio.
Una smania di brillare si era impossessata di lei,… ma pensava fosse solo il bisogno di una Stella.

Terzo capitolo

Lavorava di sabato e di domenica, ma il lunedì era libero… e ciò che doveva accadere, accadde di lunedì.
Mentre passeggiava distrattamente vide un'insegna, spenta nelle luci del mattino, ma ancora leggibile: "Scuola di ballo".
Cos'è il ballo?
Perché una stella se ne sente attratta?
Suonò il campanello, spinse il battente… entrò.
Non c'era nessuno. Quasi nessuno.
Il giovanotto le venne incontro con un sorriso solare: «Buongiorno, posso esserle utile?»
«Cos'è il ballo?» chiese Aisha senza riflettere sulla stranezza di ciò che stava dicendo.
Il maestro le rispose per niente esterrefatto: «Il ballo è armonia: ora le faccio vedere!»
L'accompagnò nella sala, la condusse di fronte allo specchio, e le danzò intorno a suon di musica.
Aisha avvertì, con fastidio, di non essere lei il centro dell'attrazione, ma quel corpo sinuoso ed elegante, che le danzava intorno.
Lasciò cadere la borsa a terra e mosse i primi passi incerti, fino a copiare, a ritmo, le figure del compagno.
Dopo un po' ballavano insieme, stregati da non so quale armonia.
Presero accordi per le lezioni. Aisha aveva orari di lavoro da rispettare.
«Il suo talento naturale» diceva l'istruttore «andava coltivato, perché rendesse il massimo».
Poi aggiunse: «Farò di te una stella!»
Aisha sorrise senza rendersene conto e andò via, lanciandosi in strada con quel sorriso enigmatico stampato sulla faccia.
La vita, la vita umana, le piaceva e le piaceva anche fare progetti.
Le piaceva il grattacielo in cui aveva la sua casa, le piaceva conversare col portiere ed aveva anche adottato un gatto.
Anzi una gatta bianca, che aveva chiamato Serafina.
Le sue fusa riempivano di gioia la giornata. Quando non era a lavoro, era con lei.

Di giorno in giorno Aisha acquisiva dimestichezza, sia al lavoro che a scuola di ballo.
I tavolini erano sempre pieni di gente e lei doveva servire hamburger e patatine con salse, crostata di frutta e Coca cola.
Comitive intere, a volte, affollavano il locale, e lei era pronta a prendere le ordinazioni, servire, e attenta nel ritirare il conto.
Una sera, mentre porgeva tre panini, un bicchiere di Coca cola, scagliato per gioco, la investì in pieno.
L'autore del gesto provò subito a scusarsi tra le risate generali: in realtà voleva colpire il suo compagno, e adesso quasi balbettava imbarazzato.
Ad Aisha bastò un gesto per capire che non sarebbe più uscito dalla sua vita: gli tese la mano.
L'uomo la prese tra le sue, invece di stringerla la portò alle labbra mormorando: «Enchanté».
Le lezioni di ballo fluivano regolari e Aisha, ritrovava, nel ritmo e nel movimento, la parte più vera di sé.
Davanti al grande specchio godeva di se stessa, della sua bellezza e dell'armonia del proprio corpo.
Il maestro la guidava, le insegnava passi nuovi… ed aveva incominciato a volerle bene.
Del resto era facile volergliene: in fondo era ancora una Stella!
Conservava una eleganza innata, e per lei era facile brillare. Qualunque cosa facesse c'era un non so che, in lei, che conquistava; per cui il maestro, quando fu pronta, decise di farla partecipare ad una gara di ballo, in coppia con lui.
Aisha accettò: non aveva paura. Del resto si prepararono molto per questo evento: era un'alunna diligente, imparava in fretta e ci metteva l'anima… si, ma qualcosa la distraeva!
Il maestro se ne era accorto, ma non osava domandare.
Un'ansia nuova s'era impadronita di lei, simile a quella che provava nella Galassia! Un senso di vuoto e di inutilità le pervadeva l'anima.
Lei stessa non sapeva cosa fosse, e quando era in casa cercava di parlarne con Serafina, godendosi il ronfare della gatta, che un giorno le rispose: «Attenta Aisha, ti stai facendo coinvolgere troppo! Tu sei una Stella, non una persona, e devi ritornare ad essere Stella: a brillare nell'Universo!»
«Serafina, ma tu parli?»
«Certo!» rispose Serafina «mi ha mandata mamma Luna per starti vicina… cosa ti sta succedendo?»
«Non so» le confidò Aisha in un soffio, «ma sento di non aver ancora realizzato me stessa».

La soluzione dell'enigma giunse a breve.
Ogni sera, al pub, si presentava la stessa comitiva: quella del ragazzo che l'aveva sporcata con la Coca cola. Consumavano panini, birra, patatine e bibite, poi andavano via rumorosamente.
Una sera un energumeno urtò il tavolino cui era seduto il ragazzo, in quel momento solo, in attesa dei compagni. Lui gli rispose… ed in breve fu lite.
Aisha, per la prima volta, vide un cazzotto stamparsi sul viso di una persona. Il ragazzo si chinò sanguinante.
L'energumeno fu allontanato.
Lei avvertì una forte rabbia, poi il suo senso pratico ebbe la meglio. Si fornì di disinfettanti e con un fazzoletto bagnato tamponò delicatamente la ferita.
Il ragazzo dolorante la ringraziava.
Tornata a casa Aisha era ancora sconvolta.
Serafina le corse incontro dicendole: «C'è un messaggio nella segreteria telefonica!»
Era vero. Il maestro di ballo aveva fissato la data della gara. La pregava di andare a misurare gli abiti da indossare.
Aisha fu presa da un senso di panico tutto umano e fu tentata, per un attimo, di cancellare la prova, o fingersi ammalata… poi rifletté. Era il momento che le occorreva: aveva lasciato il Firmamento solo per mettersi alla prova ed ora…
Prese in braccio Serafina e le chiese: «Perché sono così sconvolta?»
La gatta le fece una carezza con la zampina e le spiegò: «Perché sei umana! Non sei più una Stella».
Venne il momento tanto atteso.
La loro era la terza coppia in gara. E gli altri erano veramente bravi; ma Aisha aveva un qualcosa in più. Quando si lanciarono in pista il pubblico trattenne il fiato, e, alla fine dell'esibizione, avvenne qualcosa di magico: nel silenzio totale della sala, quando si inchinarono, fragoroso scoppiò il più caldo degli applausi.
Aisha finalmente, per la prima volta, sentì di essere una stella, e che la sua vita aveva un senso.

Ma, tornata a casa, un'altra sorpresa doveva darle la stessa emozione. Dietro la porta, posato a terra, un fascio di trenta rose rosse copriva il pavimento.
Aprì la porta. Serafina vide le rose, poi la guardò.
Un biglietto diceva: «Grazie infinite alla mia infermiera».
Turbata dagli ultimi eventi, Aisha si domandava quali decisioni dovesse prendere.
Le venne un'idea: «Vado dalla Sibilla Cumana» disse a Serafina «e tu verrai con me».
E così fecero. Serafina conosceva la strada.
La Sibilla le accolse come sorelle, ma quando Aisha le chiese di sé le disse facendo ondeggiare i serpenti che le ornavano il capo: «Non puoi ignorare quello che sei. Il tuo viaggio sulla terra è un'avventura… Il Firmamento ha bisogno di te. È quello il tuo posto!»
«Ma io…» balbettò Aisha.
La Sibilla estrasse le carte, le mischiò, le dispose a croce, poi le disse: «Felicità vera è nel tuo destino, se porterai con te quello che ti appartiene».
Aisha ringraziò, salutò, ma non capiva appieno quelle parole.
Tornata a casa perplessa, abbracciando la fedele Serafina, scopriva che il calore dell'applauso umano le pervadeva l'anima e non era facile tornare alla vita di ogni giorno; ma una cosa, adesso, la rendeva felice. Il giovanotto che le aveva mandato le rose si fermava ogni sera a cenare da lei.
Scambiavano poche parole, ma gli occhi dicevano di più di quello che avrebbero voluto.
Il maestro di ballo, dopo la splendida esibizione, continuava a telefonarle con i pretesti più disparati… e lei… si sentiva finalmente una Stella! Per nulla al mondo avrebbe rinunciato all'applauso degli umani… per nulla al mondo avrebbe rinunciato allo sguardo di quel ragazzo, che una sera prese il coraggio a due mani per chiederle di accompagnarla a casa.
Chiacchierarono del più e del meno, come amici di vecchia data, ma quando furono davanti al portone lui le prese il viso tra le mani e… una cometa capricciosa brillò nel cielo e perse la coda!
Stellina capì subito di cosa si trattava… salutò in fretta e corse via.
A dire il vero non bastò così poco a scoraggiare l'uomo.
Da quel momento ogni sera trovava un pretesto per accompagnarla a casa, sperando si ripresentasse il momento magico… ma Stellina aveva paura.
Cosa succede ad una Stella se si innamora di un essere umano?
Doveva fare una scelta: tornare a brillare nel Firmamento, o vivere la sua storia umana per amore di quest'uomo.
Non sapeva ammetterlo, ma in cuor suo aveva scelto!

Conclusione

Aisha prese Serafina in braccio e la pregò di portarla da mamma Luna, dicendole: «Lei mi capirà». Ed infatti, ancora una volta mamma Luna volle ascoltarla: «Non posso» le disse «tornare a brillare inutilmente nell'Universo, ora che quest'uomo mi appartiene… Voglio vivere la vita umana che mi avete dato con lui, nel bene e nel male».
«Capisco» - disse mamma Luna solo per cortesia - «ma non posso aiutarti, anzi credo che tu debba al più presto tornare a brillare nel Firmamento» poi aggiunse: «Però posso fare qualcosa perché tu non sia così sola!»
Mandò Serafina sulla terra a dire al giovanotto di prepararsi.
E così fu.
Pian piano braccia e gambe gli si irrigidirono ed iniziarono a brillare, salendo su nel cielo. Da quel momento, ogni notte, i pescatori a riva, vedono due Stelle vicine amarsi e risplendere l'una per l'altra.

Nuovo appuntamento con "Le parole di Sherazade" di Liliana Salerno martedì 13 ottobre
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