
Un pediatra sul web
Amore di Mamma
Rubrica a cura del dottor Antonio Marzano - Ex pediatra di famiglia
domenica 13 settembre 2026
Il giorno si era svegliato svogliato e ventoso. La primavera la percepivo molto lontana,nonostante fossimo nel mese di marzo. Folate di vento freddo battevano gli alberi ancora con i rami spogli e nonostante avessi fatto un timido tentativo di lasciare in armadio almeno il cappotto più pesante, tornai subito indietro,riposi lo spolverino sull'attaccapanni e indossai il cappotto perché il primo brivido già mi correva dal collo fino giù alla schiena.
« Fa freddo esclamai» mentre mi raggiunse forte la voce di mia moglie:« si fa freddo, copriti! »
Aveva ragione ed io tapino mi accorsi per una ennesima volta che non potevo proprio fare a meno dei suoi consigli ,pena un dolore,una nevralgia,un raffreddore, una sciatica , un disagio.
Imboccata via Luigi Di Molfetta, una raffica di vento particolarmente violenta, fece sobbalzare la macchina; abbassai il finestrino quel tanto che fu sufficiente perché il profumo della salsedine mi inondasse il viso ed il turbine della tramontana mi costringesse a sollevarlo immediatamente. Mancavano quaranta minuti alle 8 e Pasquale mi aspettava nella sua edicola di giornali per consegnarmi il mio fedele quotidiano.
Mi ritenevo mattiniero, eppure pensavo a Pasquale che ,anche in quella fredda mattina di marzo, aveva già ritirato i giornali,distribuito i quotidiani a chi di dovere, ordinato i rimanenti sulla mensola ben in vista ed era in attesa con un «buon giorno» di consegnare ad ogni avventore il suo quotidiano.
Non ero quindi così mattiniero,anzi.. forse era ciò che trasmettevo ogni giorno alle mamme dei miei piccoli pazienti, perché ero particolarmente solerte a raggiungere lo studio .A me stava bene così: avevo sempre e dal primo giorno sentito il bisogno, di dover essere il primo ad arrivare in studio; mi metteva di cattivo umore trovare famiglie ad aspettarmi in piedi sul marciapiede o in macchina e il tempo che mi prendevo prima di iniziare mi serviva ad aprire il programma al computer ed a sistemare le carte e soprattutto «i pensieri.»
« Nicola mi porti un caffè ed un corretto per favore? »
Era il secondo fisso ed irrinunciabile appuntamento del mattino, e la rassicurante voce di Nicola puntuale mi rispondeva al telefono: «subito dottore e buon giorno». « Buon giorno a te e grazie!»
Sentii il trambusto del vociare di una mamma con il bambino ,mentre lo schermo del pc si illuminava e..preceduta dal passeggino la signora Ilaria fece il suo ingresso in sala visitebc9n la faccia agitata..
«Buongiorno dottore, Manuel questa notte è stato sempre a tossire..»
« tranquilla,lo spogli sul lettino» mentre apro la scheda anagrafica. Manuel ha nove mesi,con una anamnesi patologica remota e prossima negativa. Fin ora non ha fatto nessuna patologia, né ha assunto farmaci in fascia A ,ma solo fisiologiche per il lavaggio nasale. Lo visito rapidamente e confermo alla giovane madre che Manuel non ha niente di serio e che la tosse notturna è stata causata dal ristagno di muco bianco nel nasino. Per cui anche per questa volta« tutto bene..Ilaria..Manuel ha solo una modesta rinite..solo e sempre fisiologica, per due tre volte al giorno,nel nasino.»
« Grazie dottore e buona giornata»
« dottore buon giorno» la voce squillante di Maria esplode nella camera..« ecco il suo cornetto ed il suo caffè e le ho portato la sua acqua minerale frizzante»
« Grazie Maria grazie» faccio scivolare nel palmo della sua mano il dovuto e lei si allontana con un sorriso benevolo.
Intorno alle 10 e dopo una decina di visite tra cui due bilanci di salute,si affaccia in sala visite la signora Sofia.
Era tanto tempo che non veniva in studio, anche perché sua figlia Ginevra era ormai una adolescente.
La signora Sofia fin dal primo giorno in cui era venuta in studio con la neonata, si era presentata come una donna seducente. E nonostante avesse partorito da meno di un mese,conservava una sua presenza scenica notevole. Con il suo portamento fiero ed altezzoso, lo sguardo penetrante,il sorriso ammiccante e il perpetuo portarsi la mano sinistra tra i folti capelli lunghi e neri, infondeva nella camera un che di inconsueto e pericoloso.
Si presentò allora come una insegnante di Educazione Fisica presso il liceo scientifico e così ebbi la spiegazione del perché avesse un fisico così scolpito. Il fatto è che con il trascorrere dei mesi , l'aspetto della signora Sofia era sempre più accattivante, la figliola Ginevra invece cresceva come una bambina « normale» per di più con una espressione triste. Sia durante gli anni della Scuola Materna che della Scuola Elementare, Ginevra continuava a presentarsi come una bambina molto diversa caratterialmente dalla madre e la donna non ne faceva mistero,anzi mi interrogava sul perché del carattere della figlia. Ad un certo punto anche l' appetito della bambina iniziò a diminuire, tanto che in accordo con la madre e dopo aver prescritto un polivitaminico, senza nessun risultato, decisi di sottoporre la piccola a delle indagini, seguendo il protocollo del deficit dell'accrescimento ponderale.
A distanza di una settimana ritornarono in studio la madre la figlia e.. il padre.
« Buon giorno dottore» esclamò lui mentre mi porgeva la mano con una forte stretta.
« Sono Flavio,il padre di Ginevra»
Lo vedevo per la prima volta e anche lui mi fece subito una forte impressione.
Era un «Bellone». Alto, di carnagione bruna,i capelli lunghi e ben pettinati con una riga al lato sinistro. Vestito con un impeccabile completo grigio, ed un soprabito blu pettinato. Una cravatta rossa con un perfetto nodo scappino.La sua voce calda,armoniosa e rassicurante, mi investì come un caloroso abbraccio.
« Dottore abbiamo portato l' esito delle analisi che ha prescritto a Ginevra»
Si accomodò alla sedia porgendo l' altra alla moglie, e sollevò Ginevra e la pose sulle sue ginocchia.
Iniziai a percepice dallo sguardo il suo giudizio, ma ciò che mi colpì di più fu "l'armonia" che i due genitori trasmettevano. Ebbi l' impressione che si volessero un gran bene ed il loro amore traspariva dagli sguardi che si lanciavano,dalle parole sussurrate,da un gestio attento l' un l'altro , affettuoso, spontaneo, consolidato.
Nella loro "armonia" Ginevra, nonostante fosse la loro figlia, non c'entrava per niente. E non era per loro neanche una estranea, era come "se non ci fosse".
Il mio sguardo,le mie parole,non tradirono questo disagio.
Aprii la cartellina delle analisi,iniziai a sfogliare le pagine e mentre lanciavo sguardi interrogativi a Ginevra, mi sorprendevo di vedere con la coda dell'occhio i due genitori che interagivano tra di loro e che sussurrassero come due piccioncini.
Osservai attentamente le analisi una prima ed una seconda volta,ma i valori risultavano tutti nella norma: tutti!
« Le analisi sono tutte negative. La bambina non ha nulla di organico che giustifichi il deficit dell'accrescimento ponderale. Il mio consiglio è di lasciare Ginevra libera di mangiare ciò che desidera e quando vuole. Tra un mese,se non maturano altri problemi, ritornate e cosi ricontrollo il peso e la visito di nuovo.»
Le mie parole furono accolte da un sospiro di sollievo dai genitori, eppure non era solo sollievo c'era qualcos'altro: il ritorno ad un comportamento precedente che non avevano mai abbandonato. Un comportamento familiare che non prevedeva la presenza di Ginevra.
Mi ritrovai spesso nei giorni successivi a pensare a loro. Avevo il sentore che mi fosse sfuggito qualcosa,ma non riuscivo proprio a pensare cosa.
Poi trascorse un mese e poi due mesi e poi due anni,ma non venni a sapere piu niente. Anche il ricordo passo' senza che si riaffacciasse più.
Fino a quando quel giorno di marzo arrivò in studio.
« Buon giorno dottore sono Sofia, la mamma di Ginevra? È da un po' che non ci vediamo»
« Buongiorno signora,certo che mi ricordo di lei; come sta ?>>
« sono qui per Ginevra; non sta bene e non vuole neanche venire a trovarla in studio; le chiedo di farmi una gentilezza: venga lei a casa,le ricordo l' indirizzo; venga cosi capirà subito perché sono venuta »
La sua voce era sempre ferma,ma aveva perso la precedente baldanza..
« va bene, verrò domani mattina dopo lo studio, per lei va bene?»
« ma certo..l'aspetto domani»
Arrivò il giorno dopo. Il vento di tramontana era ancora molto forte.
Percorrevo via Bovio. La famiglia abitava in una villa fuori Bisceglie e tempo dieci minuti fui dietro il cancello e subito dopo la signora Sofia mi aprì la porta di casa invitandomi ad entrare.
Indossava una vestaglia leggera e trasparente. Fui turbato da quella visione, eppure la signora Sofia con molta disinvoltura mi precedette facendomi accomodare in un grande salone. Sul tavolino c'era una caraffa azzurra : « dottore desidera bere dell'acqua fresca?»
Grazie: la signora si sollevò dal divano e nell'inchinarsi per versare l'acqua dalla caraffa nel bicchiere, mi mostro' attaverso l'ampia scollatura
il suo prosperoso seno.
Pensare che fosse stato involontario era del tutto impensabile così come era altrettanto impensabile che mi avesse accolto coperta solo da una vestaglia trasparente e senza che indossasse altro. Eppure il messaggio che la sua postura mi mandava non era quello di mettersi in mostra per me, ma si metteva in mostra per se stessa. La cura verso se stessa, il suo ancora giovane corpo, i suoi vaporosi capelli,le sue labbra rosse,tutto ciò ,ne ero certo, non era un messaggio al giovane dottore,ma a se stessa. Era il trionfo quotidiano del suo narcisismo. In quel momento ne fui convinto!
Mi segua..lanciai un fugace sguardo alle pareti del salone: erano coperte da ritratti a grandezza naturali, suoi e del marito. Lei era stata ritratta in varie pose,alcune anche languide ed il marito in altre pose che esaltavano il suo aspetto fisico. Mi precedette sulle scale,mentre io mi sforzavo senza riuscirci di non osservare il suo sensuale procedere: la sua nudità velata era indecifrabile eppure manifesta. Busso' ad una porta e senza attendere risposta l' apri'.« Venga dottore,si accomodi».
Sul letto giaceva Ginevra..irriconoscibile.Mi fa ancora molto male il suo ricordo.In camera l'aria consumata,con le finestre serrate,le tende chiuse, i suoi capelli in disordine e spettinati, coperta a mala pena da un pigiama sdrucito e decisamente grassa,molto grassa, una grande obesa. « guardi dottore come si è ridotta Ginevra a quattordici anni..fa schifo!».
Aveva una espressione inebetita,assente, lontana..« fa schifo..non sappiamo io e mio marito più cosa fare..lo vede..non ha preso per niente da me»..mentre si accarezzava ,
con uno sguardo dal basso in alto..
« Si dissi non ha preso niente da lei, ma ora io non posso fare niente per Ginevra»
La salutai, senza una stretta di mano ed andai via.
« Fa freddo esclamai» mentre mi raggiunse forte la voce di mia moglie:« si fa freddo, copriti! »
Aveva ragione ed io tapino mi accorsi per una ennesima volta che non potevo proprio fare a meno dei suoi consigli ,pena un dolore,una nevralgia,un raffreddore, una sciatica , un disagio.
Imboccata via Luigi Di Molfetta, una raffica di vento particolarmente violenta, fece sobbalzare la macchina; abbassai il finestrino quel tanto che fu sufficiente perché il profumo della salsedine mi inondasse il viso ed il turbine della tramontana mi costringesse a sollevarlo immediatamente. Mancavano quaranta minuti alle 8 e Pasquale mi aspettava nella sua edicola di giornali per consegnarmi il mio fedele quotidiano.
Mi ritenevo mattiniero, eppure pensavo a Pasquale che ,anche in quella fredda mattina di marzo, aveva già ritirato i giornali,distribuito i quotidiani a chi di dovere, ordinato i rimanenti sulla mensola ben in vista ed era in attesa con un «buon giorno» di consegnare ad ogni avventore il suo quotidiano.
Non ero quindi così mattiniero,anzi.. forse era ciò che trasmettevo ogni giorno alle mamme dei miei piccoli pazienti, perché ero particolarmente solerte a raggiungere lo studio .A me stava bene così: avevo sempre e dal primo giorno sentito il bisogno, di dover essere il primo ad arrivare in studio; mi metteva di cattivo umore trovare famiglie ad aspettarmi in piedi sul marciapiede o in macchina e il tempo che mi prendevo prima di iniziare mi serviva ad aprire il programma al computer ed a sistemare le carte e soprattutto «i pensieri.»
« Nicola mi porti un caffè ed un corretto per favore? »
Era il secondo fisso ed irrinunciabile appuntamento del mattino, e la rassicurante voce di Nicola puntuale mi rispondeva al telefono: «subito dottore e buon giorno». « Buon giorno a te e grazie!»
Sentii il trambusto del vociare di una mamma con il bambino ,mentre lo schermo del pc si illuminava e..preceduta dal passeggino la signora Ilaria fece il suo ingresso in sala visitebc9n la faccia agitata..
«Buongiorno dottore, Manuel questa notte è stato sempre a tossire..»
« tranquilla,lo spogli sul lettino» mentre apro la scheda anagrafica. Manuel ha nove mesi,con una anamnesi patologica remota e prossima negativa. Fin ora non ha fatto nessuna patologia, né ha assunto farmaci in fascia A ,ma solo fisiologiche per il lavaggio nasale. Lo visito rapidamente e confermo alla giovane madre che Manuel non ha niente di serio e che la tosse notturna è stata causata dal ristagno di muco bianco nel nasino. Per cui anche per questa volta« tutto bene..Ilaria..Manuel ha solo una modesta rinite..solo e sempre fisiologica, per due tre volte al giorno,nel nasino.»
« Grazie dottore e buona giornata»
« dottore buon giorno» la voce squillante di Maria esplode nella camera..« ecco il suo cornetto ed il suo caffè e le ho portato la sua acqua minerale frizzante»
« Grazie Maria grazie» faccio scivolare nel palmo della sua mano il dovuto e lei si allontana con un sorriso benevolo.
Intorno alle 10 e dopo una decina di visite tra cui due bilanci di salute,si affaccia in sala visite la signora Sofia.
Era tanto tempo che non veniva in studio, anche perché sua figlia Ginevra era ormai una adolescente.
La signora Sofia fin dal primo giorno in cui era venuta in studio con la neonata, si era presentata come una donna seducente. E nonostante avesse partorito da meno di un mese,conservava una sua presenza scenica notevole. Con il suo portamento fiero ed altezzoso, lo sguardo penetrante,il sorriso ammiccante e il perpetuo portarsi la mano sinistra tra i folti capelli lunghi e neri, infondeva nella camera un che di inconsueto e pericoloso.
Si presentò allora come una insegnante di Educazione Fisica presso il liceo scientifico e così ebbi la spiegazione del perché avesse un fisico così scolpito. Il fatto è che con il trascorrere dei mesi , l'aspetto della signora Sofia era sempre più accattivante, la figliola Ginevra invece cresceva come una bambina « normale» per di più con una espressione triste. Sia durante gli anni della Scuola Materna che della Scuola Elementare, Ginevra continuava a presentarsi come una bambina molto diversa caratterialmente dalla madre e la donna non ne faceva mistero,anzi mi interrogava sul perché del carattere della figlia. Ad un certo punto anche l' appetito della bambina iniziò a diminuire, tanto che in accordo con la madre e dopo aver prescritto un polivitaminico, senza nessun risultato, decisi di sottoporre la piccola a delle indagini, seguendo il protocollo del deficit dell'accrescimento ponderale.
A distanza di una settimana ritornarono in studio la madre la figlia e.. il padre.
« Buon giorno dottore» esclamò lui mentre mi porgeva la mano con una forte stretta.
« Sono Flavio,il padre di Ginevra»
Lo vedevo per la prima volta e anche lui mi fece subito una forte impressione.
Era un «Bellone». Alto, di carnagione bruna,i capelli lunghi e ben pettinati con una riga al lato sinistro. Vestito con un impeccabile completo grigio, ed un soprabito blu pettinato. Una cravatta rossa con un perfetto nodo scappino.La sua voce calda,armoniosa e rassicurante, mi investì come un caloroso abbraccio.
« Dottore abbiamo portato l' esito delle analisi che ha prescritto a Ginevra»
Si accomodò alla sedia porgendo l' altra alla moglie, e sollevò Ginevra e la pose sulle sue ginocchia.
Iniziai a percepice dallo sguardo il suo giudizio, ma ciò che mi colpì di più fu "l'armonia" che i due genitori trasmettevano. Ebbi l' impressione che si volessero un gran bene ed il loro amore traspariva dagli sguardi che si lanciavano,dalle parole sussurrate,da un gestio attento l' un l'altro , affettuoso, spontaneo, consolidato.
Nella loro "armonia" Ginevra, nonostante fosse la loro figlia, non c'entrava per niente. E non era per loro neanche una estranea, era come "se non ci fosse".
Il mio sguardo,le mie parole,non tradirono questo disagio.
Aprii la cartellina delle analisi,iniziai a sfogliare le pagine e mentre lanciavo sguardi interrogativi a Ginevra, mi sorprendevo di vedere con la coda dell'occhio i due genitori che interagivano tra di loro e che sussurrassero come due piccioncini.
Osservai attentamente le analisi una prima ed una seconda volta,ma i valori risultavano tutti nella norma: tutti!
« Le analisi sono tutte negative. La bambina non ha nulla di organico che giustifichi il deficit dell'accrescimento ponderale. Il mio consiglio è di lasciare Ginevra libera di mangiare ciò che desidera e quando vuole. Tra un mese,se non maturano altri problemi, ritornate e cosi ricontrollo il peso e la visito di nuovo.»
Le mie parole furono accolte da un sospiro di sollievo dai genitori, eppure non era solo sollievo c'era qualcos'altro: il ritorno ad un comportamento precedente che non avevano mai abbandonato. Un comportamento familiare che non prevedeva la presenza di Ginevra.
Mi ritrovai spesso nei giorni successivi a pensare a loro. Avevo il sentore che mi fosse sfuggito qualcosa,ma non riuscivo proprio a pensare cosa.
Poi trascorse un mese e poi due mesi e poi due anni,ma non venni a sapere piu niente. Anche il ricordo passo' senza che si riaffacciasse più.
Fino a quando quel giorno di marzo arrivò in studio.
« Buon giorno dottore sono Sofia, la mamma di Ginevra? È da un po' che non ci vediamo»
« Buongiorno signora,certo che mi ricordo di lei; come sta ?>>
« sono qui per Ginevra; non sta bene e non vuole neanche venire a trovarla in studio; le chiedo di farmi una gentilezza: venga lei a casa,le ricordo l' indirizzo; venga cosi capirà subito perché sono venuta »
La sua voce era sempre ferma,ma aveva perso la precedente baldanza..
« va bene, verrò domani mattina dopo lo studio, per lei va bene?»
« ma certo..l'aspetto domani»
Arrivò il giorno dopo. Il vento di tramontana era ancora molto forte.
Percorrevo via Bovio. La famiglia abitava in una villa fuori Bisceglie e tempo dieci minuti fui dietro il cancello e subito dopo la signora Sofia mi aprì la porta di casa invitandomi ad entrare.
Indossava una vestaglia leggera e trasparente. Fui turbato da quella visione, eppure la signora Sofia con molta disinvoltura mi precedette facendomi accomodare in un grande salone. Sul tavolino c'era una caraffa azzurra : « dottore desidera bere dell'acqua fresca?»
Grazie: la signora si sollevò dal divano e nell'inchinarsi per versare l'acqua dalla caraffa nel bicchiere, mi mostro' attaverso l'ampia scollatura
il suo prosperoso seno.
Pensare che fosse stato involontario era del tutto impensabile così come era altrettanto impensabile che mi avesse accolto coperta solo da una vestaglia trasparente e senza che indossasse altro. Eppure il messaggio che la sua postura mi mandava non era quello di mettersi in mostra per me, ma si metteva in mostra per se stessa. La cura verso se stessa, il suo ancora giovane corpo, i suoi vaporosi capelli,le sue labbra rosse,tutto ciò ,ne ero certo, non era un messaggio al giovane dottore,ma a se stessa. Era il trionfo quotidiano del suo narcisismo. In quel momento ne fui convinto!
Mi segua..lanciai un fugace sguardo alle pareti del salone: erano coperte da ritratti a grandezza naturali, suoi e del marito. Lei era stata ritratta in varie pose,alcune anche languide ed il marito in altre pose che esaltavano il suo aspetto fisico. Mi precedette sulle scale,mentre io mi sforzavo senza riuscirci di non osservare il suo sensuale procedere: la sua nudità velata era indecifrabile eppure manifesta. Busso' ad una porta e senza attendere risposta l' apri'.« Venga dottore,si accomodi».
Sul letto giaceva Ginevra..irriconoscibile.Mi fa ancora molto male il suo ricordo.In camera l'aria consumata,con le finestre serrate,le tende chiuse, i suoi capelli in disordine e spettinati, coperta a mala pena da un pigiama sdrucito e decisamente grassa,molto grassa, una grande obesa. « guardi dottore come si è ridotta Ginevra a quattordici anni..fa schifo!».
Aveva una espressione inebetita,assente, lontana..« fa schifo..non sappiamo io e mio marito più cosa fare..lo vede..non ha preso per niente da me»..mentre si accarezzava ,
con uno sguardo dal basso in alto..
« Si dissi non ha preso niente da lei, ma ora io non posso fare niente per Ginevra»
La salutai, senza una stretta di mano ed andai via.



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