Medico (repertorio)
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Un pediatra sul web

Nuove cronache dallo scap

La rubrica del dottor Marzano

«Dottore, buon pomeriggio» esclama la squillante voce dietro la mascherina. «Si ricorda di me?»
Tradisco l'emozione con un sorriso idiota, seguito da una smorfia pietosa che sottende umilmente... No. Non riesco a capire né a ricordare: a quel punto la mia giovane collaboratrice intende la mia sordità uditiva e la mia difficoltà visiva e con gesto bonario e accondiscendente si abbassa la mascherina. Niente...

Niente, lei lo comprende dal mio persistente sorriso ebete e allora un po' stizzita esclama: «Sono Angela! Abbiamo fatto la guardia pediatrica insieme circa un anno fa e lei poi ha scritto anche un articolo su Bisceglieviva che ho letto io, mio marito, la mia famiglia e tanti amici».
«E allora?» chiedo preoccupato, pronto a ricevere una rampognata...
«Allora, allora... Da allora la leggo sempre: anzi, la leggiamo sempre. Ed è sempre un piacere».
La ringrazio, con un sospiro di scampato pericolo.

A questo punto lo leggo nei suoi occhi rapidi, nel suo ritrovato sorriso buono, nel tratto umano così presente nei "servitori dei malati": gli infermieri.
«Angela, non ricordo, qual è il tuo reparto?»
«Dottore, io sono nel Covid 1. E lei come sta? Che mi dice?»
Non riesco a parlare. Ho l'impressione che voglia farlo lei...

«Dottore, ma lei ci crede nel Covid?»
Leggo sulle sue labbra l'attesa di una risposta che evidentemente già conosce: e sì, perché in tutti questi primi 15 mesi gli addetti ai lavori, i veri addetti ai lavori, sono venuti a conoscenza molto bene di chi tra di noi è Covid convinto e chi è Covid meno convinto, chi è Covid scettico e chi è Covid negazionista. Angela conosce il mio angolo di osservazione perché è madre ma non può giustamente rinunciare a farmi una "ripassata".

Sono trascorsi solo pochi giorni da quando un mio conoscente non anziano è venuto qui da noi a ricoverarsi. La moglie mi aveva detto che respirava male, ma lui era così: un uomo fatto a modo suo, come poi lo sono tanti. Non indossava mai la mascherina, usciva con la moglie per la spesa a tutte le ore, non credeva a questa storia. Poi la moglie scoprì dopo un consiglio del medico curante di essere molecolare positiva al Covid pur asintomatica. A questo punto in lui si rafforzò l'idea, il convincimento che, non dico fosse tutto un bluff ma che comunque si esagerasse e non poco. Tempo qualche giorno dalla positività della moglie ha iniziato a respirare male, poi sempre peggio, fosse stato per lui non sarebbe andato in ospedale, fino a quando poi il distress respiratorio è diventato severo e a quel punto hanno chiamato il 118. Non so se fosse già tardi o se le cose sarebbero andate così a prescindere, ma nonostante tutti i livelli di intervento fino alla intubazione, il mio conoscente è morto.

Nella stanza è calato un silenzio di tomba. Ho preferito tacere e a quel punto è arrivato il collega della guardia medica. Così si è accomodato sul lettino e con pudore hanno iniziato a raccontare di pazienti adulti, di storie intricate, difficili da seguire, di positivi sintomatici severi ricoverati e comunque guariti e dimessi e di persone anziane anzi direi francamente vecchie decedute. Di storie recenti e meno recenti, di difficoltà del tutto comprensibili di questi malati che anche in poche ore possono aggravare in maniera severa e persone per le quali anche una saturazione a 80 non significa necessariamente exitus. Donne e uomini che a malapena si reggono in piedi e che nonostante tutta la grave sintomatologia sopravvivono ed altri più giovani che si arrendono alla aggressività del virus.

Ascolto, in silenzio, mentre in due cercano nel mio sguardo l'assenso. Continuo a tacere perché il mio dovere in questo caso è tacere, perché non si può e non si deve commentare ciò che non si conosce e penso piuttosto che il mio dovere sia visitare, diagnosticare, curare e rassicurare nonni, genitori e bambini. Eppure Angela mi guarda e il suo viso coperto dalla mascherina sembra pormi un interrogativo.

«E allora, dottore, che ne dice?»
Continuo a tacere a stringere nel mio cervello i pensieri, le riflessioni, i sentimenti altalenanti e dico a me stesso che anche solo una vita umana persa per patologia, qualsiasi essa sia, è una sconfitta per la medicina. Ma poi avremo tempo per capire: capiremo? Ne verremo mai a capo, potremo essere certi che questo caos sociale, economico, medico, psicologico, umano abbia avuto la corretta conoscenza e spiegazione?

Mi stringo nelle spalle, mentre squilla il telefono e Angela risponde in viva voce.
«È lo Scap?»
«Sì» risponde Angela.
«Sono fuori col bambino, vorrei farlo visitare»
«Ha la febbre?»
«Sì, ha fatto il rapido in farmacia ed è negativo».

La solerte infermiera va alla porta, sento i passi della mamma, il vociare del bambino. «Ah dottore è lei... Il dottor Marzano: sono stata sua paziente da bambina».
«Metta il bambino sul lettino»
Nicolino attacca a piangere. Ha diciotto mesi, l'attenta Angela mi segue, mi aiuta a indossare i guanti, osservo il lattante, osservo il viso, il torace... L'esantema si sta palesando, asculto il torace, mentre Angela mi passa un abbassalingua e guardo la mamma...
«Tranquilla, fino a domani la febbre scomparirà è vedrà il tronco del bambino coi puntini della sesta malattia».
Ora anche Angela è più distesa, mentre il collega della Guardia Medica ha già guadagnato l'uscita.
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Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

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