Porto di Bisceglie
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Un pediatra sul web

Via la marina - quarta parte

Racconti di vita vissuta

Un giorno di fine estate raggiunsi uno stabilimento balneare che frequentavo e che aveva il parcheggio custodito, e dopo aver pagato un regolare biglietto affidai il mio amore alla attenzione del parcheggiatore. Dopo non più di un'ora tornai... Il parcheggiatore non c'era più e lui neanche.
Il dolore fu terribile, un lutto da separazione inconsolabile. Mio padre rimase muto e basito. La storia ci segnò tutti. Ma poi ci fu un seguito...

(Via La marina - Prima parte)


Il nostro percorso scolastico era tutto sommato opaco ma non erano opache le nostre pulsioni giovanili. Fu così che, arrivati alla primavera del 1971, Mauro De Cillis propose a me e a Mauro Aiello di trascorrere le feste di Pasqua a Roma. E così, col permesso dei genitori, con un bagaglio nullo e con una manciata di lire in tasca, raggiungemmo la capitae in treno. Il tempo di scendere dal treno e percorrere pochi metri nella stazione che Mauro De Cillis, il più intraprendente tra di noi, si sedette a un tavolino del bar con due belle ragazze.

(Via La Marina - Seconda parte)​


Trascorsero i mesi, arrivò il luglio del 1972 con gli Esami di Maturità. Stavano cambiando tante cose e ciò che mi segnò profondamente fu questo episodio indelebile che segnò la fine dei sogni, la fine della giovinezza, la fine della spensieratezza, la fine del Corsaro Moto Morini 125 rosso.
Una mattina di quell'estate del 1972 mio padre, accortosi che ancora ad agosto ero preso da un nuovo tormentato amore giovanile, dal Corsaro e dall'idea di "pericolose" fughe da casa, rientrato un giorno dallo studio entrò in cucina, aprì la borsa medica e lasciò cadere rumorosamente un grosso libro sul tavolo esclamando: «Comincia a leggere... Gli altri 5 sono a casa».
Spalancai gli occhi e lessi: anatomia umana normale.
La festa era finita... iniziava una nuova Via Crucis!

(Via La marina - Terza parte)


«Lo sai che continuo a leggerti su Bisceglieviva, lo sai che anche io, solo qualche anno dopo di te, mi inventai di tutto pur di ottenere da mio padre il Moto Guzzi e comunque presi il vaporetto da Brindisi per sbarcare a Patrasso?

Sulla nave c'era un gruppo di ragazze inglesi: una in particolare mi guardava incuriosita e io ricambiavo lusingato il suo sguardo. Poi fu solo un momento e ci ritrovammo mano nella mano. Mi sentivo stordito, inebriato, come se avessi bevuto un bicchierino di wiski. Non ero in grado di dire che qualche parola, eppure il viaggio - nonostante il mare non fosse proprio calmo - fu così piacevole, cosi inebriante, così... Perché era proprio la prima volta che stringevo la mano ad una ragazza e lei ricambiava quella stretta con uno sguardo così tenero, così unico, che non avevo visto mai prima di quel giorno di luglio.

Poi mi addormentai, ci addormentammo mentre la accarezzavo. Con il primo sole dell'alba aprii gli occhi e lei non c'era più. Eravamo a Patrasso, eravamo in migliaia sulla nave,almeno così mi sembrava. Con miei compagni di viaggio scendemmo nella calca generale e non la vidi più, mai più, per sempre.

Dottore, ti chiedo di continuare a scrivere» mi dice Vincenzo dal sorriso contagioso e dal viso rubizzo.

«Lo sai, ognuno di noi nella sua breve giovinezza ha una "svizzera" da ricordare o una "inglese" da rimpiangere. Continua a scrivere, io continuerò a leggerti!».
«Te lo prometto, Vincenzo».

E sì che, in quei primi giorni di agosto del 1971, mio padre si era lasciato prendere dalla commozione e insieme,come due mascalzoni, eravamo stati da Tommasicchio e avevamo scelto il Moto Morini Corsaro 125 rosso passione. Eppure dopo qualche giorno lo vedevo girarmi intorno con un fare circospetto e lasciarsi andare a qualche domanda... Gli leggevo sul viso dei dubbi...

«Tonio ma come mai vi siete fermati a Rimini, siete stati in campeggio e quando siete arrivati, come ci siete arrivati? Mauro Aiello perché è tornato? E Mauro De Cillis com'è riuscito a sopportare il dolore della ferita? E poi, come avete fatto ad arrivare sulla super strada? Ma poi non mi avevi detto che siete arrivati a Jesolo: e quanti giorni siete rimasti? Ma avevate il tempo di lavarvi e a mangiare e tutto il resto? E sulla strada, possibile che non facevate fatica con lo zaino sulle spalle? E poi come avete fatto sul lago di Garda da soli: e la tenda? E i piedi non ti facevano male? Ma quanti km a piedi avere percorso? Possibile che siete arrivati fino a Trento, poi a Bolzano? Gli italiani non li possono vedere... Fino in montagna a Ponte Gardena?».

«Pà, che dici? Lo rifacciamo in macchina il viaggio? La mamma ha detto che vorrebbe andare di persona a ringraziare Liska e la sua famiglia per l'ospitalità...»
«Ha già comprato una cornice d'argento» mi fa lui.
«Esatto».

Così tempo due giorni e partiamo con la Giulia 1300 azzurra nuovissima!

Dedicato a Vincenzo e a tutti i "Vincenzi" di quegli anni '70
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Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

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