Tampone analisi Coronavirus
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«Sono positiva al Covid, la mia vita non sarà mai più la stessa»

Il racconto di un'acconciatrice biscegliese: «Non giudicherò più un covizzato e la mascherina non sarà più un accessorio per evitare la multa. Perché il Covid esiste e riesce a fare molto più male di quello che pensi»

Ciao, sono Francesca, ho 29 anni e Il mio lavoro è uno tra i più belli del mondo: l'acconciatrice.
Nella mia vita non tutto fila dritto, ma prendermi cura delle mie clienti, della loro bellezza, non solo fisica, mi rende felice. Sì, posso dire di essere felice e appagata. O almeno lo ero.
Fino a quando,qualche minuto fa ho ricevuto la notizia che speravo non arrivasse mai.
Sono positiva al Covid.

Sì, quel che virus che "prendono solo gli anziani, gli immuno depressi, quelli che hanno già malattie pregresse", insomma... gli altri.
Erano già due giorni che saltavo il lavoro inventando le scuse più disparate, nell'attesa dell'ennesimo tampone - giacché i precedenti erano negativi - ma con mio padre e mia sorella infettati e in isolamento in un altro domicilio.

Tutto è iniziato giovedì sera, quando sono tornata a casa con il mio dono della vita... Leandro.
Mentre cenavo, mi si è gelato il cuore quando mi sono accorta di non riuscire più a sentire sapori ne odori. Dopo qualche minuto di panico, ho videochiamato mia sorella che mi ha fatto conoscere i termini ageusia (gusto) e anosmia (olfatto) e mi ha proposto (alle ore 23) di mangiare una cipolla o dell'aglio crudi... Ovviamente non l'ho fatto ma abbiamo optato per friggere della pancetta.

Ecco, in quel preciso momento, quando vedevo la pancetta e la cipolla dorare e riuscivo solo a immaginare gli odori che avrei dovuto sentire ma che in realtà erano solo nella mia testa - e non nel mio naso - mi è caduto il mondo addosso.

Ora sono sola nella mia stanza, con i dolori alle articolazioni e l'emicrania continua che sono quasi terminati e penso a tutte le sterilizzazioni, igienizzazioni, regole e normative rispettate all'interno del mio salone, ma inutili se anche un solo cliente o parente non le rispetta.

Quello che mi opprime più del Covid però è il peso di tutta quella gente che non riuscirà a chiedermi come sto, ma utilizzerà la mia storia solo per gettare fango sulla mia attività e sulla mia famiglia.

Il Covid non ti da solo dolore ma ti priva degli affetti: non poter cucinare per Leandro, che a soli 4 anni non riesce ancora a comprendere perchè deve stare separato dalla sua mamma; non dormire né abbracciare il proprio compagno; negarsi l'abbraccio ristoratore dei propri genitori; evitare praticamente tutti.

Mi manca la vita normale da salone, mi mancano le mie amiche e nipoti, mi manca viaggiare... Ma sopratutto mi manca respirare senza mascherina, anche se adesso rimpiango quelle poche volte che non l'ho usata.

Fortunatamente il mio collaboratore Cristian non ha contratto questa iniqua malattia e la mia attività non si è fermata. Tra qualche giorno rifarò il tampone e anch'io potrò tornare a lavorare, ma penso a chi al lavoro non ci tornerà mai più e ai propri parenti che non hanno avuto neanche il tempo di salutarli.

La mia vita però non sarà mai più la stessa. Non giudicherò più un covizzato e la mascherina non sarà più un accessorio per evitare la multa. Perché il Covid esiste e riesce a fare molto più male di quello che pensi.
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