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«Festa della Liberazione nel ricordo di Pertini e Calace»

Il messaggio del Partito Democratico di Bisceglie in occasione del 25 aprile

Bartolo Sasso, segretario del Partito Democratico di Bisceglie, ha diffuso un messaggio in rappresentanza della segreteria e di tutti gli iscritti del circolo dem biscegliese in occasione della ricorrenza del 25 aprile.

«Nel 75° anniversario della Liberazione dell'Italia ad opera della resistenza antifascista e a 30 anni della scomparsa di Sandro Pertini, combattente indomito, deciso e tenace per la repubblica, la libertà e la democrazia, è doveroso per ogni democratico e uomo libero ricordare il sacrificio e il prezzo di sangue pagato da tanti nostri fratelli e congiunti per darci l'inestimabile valore dell'Italia libera e unita» ha affermato.

«Fu Radio Bari a dare per prima la notizia della liberazione dell'Italia dalla crudeltà sanguinaria e nefasta del Nazifascismo. Il primo discorso alla nazione fu tenuto a Milano il 26 aprile 1945 in piazza della Scala da Sandro Pertini, cioè da colui che qualche anno dopo, nel 1978, subito dopo l'assassinio di Aldo Moro per mano di paranoici e deliranti terroristi diventò il Presidente della Repubblica più amato dagli Italiani.
Perché, puntuali come ogni anno, ci piace ricordare il 25 aprile 1945?
Lo facciamo soprattutto per i giovani, per quelli che hanno la memoria corta o che fingono di non sapere, per i disastri e la distruzione provocati alla nostra bella Italia, per un "incitamento ed un auspicio per un nuovo deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani come eredi d'ispirazione nobile, d'insegnamenti altissimi, più forti della meschinità e delle degenerazioni da cui abbiamo dovuto risollevarci" come ha detto il Presidente emerito Giorgio Napolitano nel 2010.
"Un siffatto impegno è mancato, o è sempre rimasto al disotto del necessario. Abbiamo esitato, esitiamo a presentare in tutte le sue luci il patrimonio che ci ha garantito un posto più che degno nel mondo". Aveva ragione. E dice bene il Presidente Sergio Mattarella che, di recente, ha affermato che "la stagione dell'odio non è finita e che è dura a morire".

Ormai dopo 75 anni di pace, di dialogo e di tolleranza per le diversità, l'Italia e l'Europa si trovano ad affrontare un nuovo clima di violenza, di rigurgiti neofascisti e di ritorno al nazionalismo, che tanti conflitti e stermini, Foibe comprese, determinò nel secolo scorso in Europa.

La ricorrenza del 25 aprile non può non portarci alla mente la nobile figura dell'ingegner Vincenzo Calace, i suoi ideali, la sua lotta antifascista, le condanne riportate ad opera del Tribunale speciale fascista, il confino a Ponza e Ventotene con Pertini, Bauer, Terracini, Spinelli e altri combattenti, le sofferenze atroci e crudeli sopportate specie in occasione della scomparsa della moglie nel 1935, la cui notizia gli fu data a esequie avvenute nel Carcere di Regina Coeli, e nel 1941, in occasione della morte del padre, quando gli fu negato di venire a Bisceglie per l'estremo saluto.
Nel Congresso di Bari del Comitato di liberazione nazionale Calace fu eletto componente della giunta esecutiva permanente con Croce, Caracciolo e Sforza. Dopo la Liberazione rifiutò la nomina a Sottosegretario di Stato conferitagli dal Presidente del consiglio Ferruccio Parri perché ritenne quell'incarico una ricompensa del suo operato.
I politici attualmente in auge facciano tesoro e traggano insegnamento da simili comportamenti.

Sia chiaro per tutti che l'Europa nazifascista, Italia compresa, fu morte e distruzione, fu negazione di libertà e democrazia, fu sopraffazione barbara ed arbitraria. Questo lo diciamo per la verità storica. Chi pensa il contrario è fuori dalla storia. Di monito per noi tutti sia la presa di posizione del partigiano Pertini che respinse con fermezza e sdegno la domanda di grazia che la mamma aveva presentato al Duce per salvare il figlio da una sicura condanna a morte. "La libertà – scrisse – non si chiede, né si concede. La libertà va conquistata".

Oggi, in un momento di grande difficoltà e pandemia, nell'impari lotta contro un virus invisibile e misterioso, cerchiamo di restare tutti uniti, facciamo il tifo per la nostra bella Italia, facciamo squadra, adoperiamoci tutti insieme per mettere l'Italia in sicurezza, lavoriamo per tirarla fuori dalla tempesta furiosa e devastante dello tsunami in atto, rendiamo merito a tutte le realtà ed ai valori che si sono viste in campo, a cominciare soprattutto dai medici ed infermieri, agli scienziati e ricercatori che, con impegno, competenza, studio e sacrificio personale, hanno dato fondo, fino allo stremo delle forze, a sforzi inesorabili ed estenuanti, con lunghe maratone nei turni di lavoro e senza risparmio di energie.

Un particolare ringraziamento ed encomio va dato ai protagonisti del mondo cattolico, con il fattivo apporto e presenza di Papa Francesco che si è speso in modo instancabile, e dalla diffusa solidarietà, ai rappresentati dei sindacati e di tutte le forze politiche ed istituzionali. È questa l'Italia che ci piace e che non muore. Nessuno si aspettava una burrasca del genere, né era preparato ad affrontare questa immane tragedia. Ecco perché un grande plauso va dato al Governo per intero e alla Protezione Civile.

Invitiamo, pertanto, ad essere orgogliosi dell'Italia ed a dare valore ed apprezzamento alle cose che ci uniscono ed a mettere da parte, almeno in questo momento triste, quelle che ci dividono. Cosi l'Italia e l'Europa si liberarono dalla dittatura. Una nota positiva finalmente è venuta dall'Europa che, sia pure in maniera contenuta, s'è desta, ma non del tutto. Buono il decreto "liquidità" di garanzia per le imprese approvato, con un po' di ritardo, dal Governo il 6 aprile scorso con una cifra notevole ed assai corposa. Speriamo bene!

Viva l'Italia, viva l'Europa, viva la Repubblica, no ai regimi totalitari che negano la democrazia!»
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