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Attualità
Fiaccolata in ricordo di Patrizia Lamanuzzi: «Non solo dolore, è memoria e responsabilità»
Circa 500 biscegliesi presenti e in marcia. Il centro antiviolenza Save: «A chi oggi vive nella paura, vogliamo dire che non è sola». Angarano: «Appello agli uomini, se si vuole ci si può fermare»
Bisceglie - venerdì 1 maggio 2026
07.30
Candele accese e striscioni. La città di Bisceglie ha ricordato Patrizia Lamanuzzi, vittima di femminicidio, attraverso una fiaccolata silenziosa tenutasi nella serata di giovedì 30 aprile. «La presenza testimonia quanto tutta la comunità si sia raccolta nel dolore. Il fenomeno non può essere sottovalutato, rappresenta un'emergenza sociale, culturale che deve soprattutto avere sempre attivo il canale della prevenzione, dell'educazione e degli interventi preventivi» sono le parole di Luciano Lopopolo, presidente della commissione pari opportunità che ha promosso l'iniziativa insieme al centro antiviolenza Save e il Comune di Bisceglie, d'intesa con la famiglia (presenti anche i figli Mauro ed Elia).
La marcia ha avuto inizio da piazza Armando Diaz, nei pressi della stazione ferroviaria, e si è distesa lungo le vie del centro. Tra le tappe principali del percorso la sua casa in un residence di via Vittorio Veneto, dove ha perso la vita spinta dal marito dal balcone del quinto piano, e piazza San Francesco vicino alla panchina simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Circa 500 i biscegliesi che hanno partecipato attivamente alla manifestazione: alcune donne l'hanno definita «un grido verso lo Stato e le autorità, affinché qualcuno faccia qualcosa per fermare tutti i casi di femminicidio che continuano a registrarsi».Il centro antiviolenza Save ha condiviso con i presenti un messaggio, attraverso una sua volontaria: «Questa fiaccolata non è solo un gesto simbolico, è memoria, è dolore, ma è anche responsabilità. Ricordiamo Patrizia, una donna, una vita, una storia che meritava di continuare. Una storia che, come troppe altre, si è interrotta nel silenzio, forse nella paura. A chi oggi vive nella paura, vogliamo dire che non è sola. Anche quando sembra impossibile parlare, anche quando chiedere aiuto sembra troppo difficile, esiste una strada, esistono mani pronte a sostenerti. Che questa luce sia speranza, che questo silenzio diventi voce».
Ad intervenire anche il sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano, con un appello rivolto principalmente agli uomini: «Se si vuole ci si può fermare, perché i sintomi l'uomo li capisce, li vive ed è consapevole che ci potrebbe essere magari un'esplosione di questa violenza, di questa rabbia. Bisogna rivolgersi a chi è professionalmente capace di dare una mano, cercando di prevenire queste situazioni. Quando esplodono, rimangono solo le lacrime e i cuori infranti di coloro che hanno voluto bene alla povera vittima. Dobbiamo cambiare, facciamolo ancora una volta noi partendo da Bisceglie, da questa piazza, dallo stare insieme. Non salutiamo Patrizia con il silenzio, ma facendo rumore. Gino Cecchettin diceva: "Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime"».
«Una fiaccolata silenziosa per dire che i servizi esistono, ci sono e chiedere aiuto non è impossibile. Un corteo partecipato per dimostrare che un altro modo di concepire i rapporti tra i generi è possibile, basta volerlo. Lo scorrere lento per le vie della città per abbracciare il dolore dei familiari e provare a dargli un senso collettivo. L'impegno per contrastare la violenza di genere non si arresta di fronte al fallimento di ogni femminicidio ma diventa più forte come le fiamme delle fiaccole di stasera che hanno vinto il vento, il senso di impotenza, il dolore della perdita» ha commentato l'assessore alle pari opportunità Roberta Rigante.
La marcia ha avuto inizio da piazza Armando Diaz, nei pressi della stazione ferroviaria, e si è distesa lungo le vie del centro. Tra le tappe principali del percorso la sua casa in un residence di via Vittorio Veneto, dove ha perso la vita spinta dal marito dal balcone del quinto piano, e piazza San Francesco vicino alla panchina simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Circa 500 i biscegliesi che hanno partecipato attivamente alla manifestazione: alcune donne l'hanno definita «un grido verso lo Stato e le autorità, affinché qualcuno faccia qualcosa per fermare tutti i casi di femminicidio che continuano a registrarsi».Il centro antiviolenza Save ha condiviso con i presenti un messaggio, attraverso una sua volontaria: «Questa fiaccolata non è solo un gesto simbolico, è memoria, è dolore, ma è anche responsabilità. Ricordiamo Patrizia, una donna, una vita, una storia che meritava di continuare. Una storia che, come troppe altre, si è interrotta nel silenzio, forse nella paura. A chi oggi vive nella paura, vogliamo dire che non è sola. Anche quando sembra impossibile parlare, anche quando chiedere aiuto sembra troppo difficile, esiste una strada, esistono mani pronte a sostenerti. Che questa luce sia speranza, che questo silenzio diventi voce».
Ad intervenire anche il sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano, con un appello rivolto principalmente agli uomini: «Se si vuole ci si può fermare, perché i sintomi l'uomo li capisce, li vive ed è consapevole che ci potrebbe essere magari un'esplosione di questa violenza, di questa rabbia. Bisogna rivolgersi a chi è professionalmente capace di dare una mano, cercando di prevenire queste situazioni. Quando esplodono, rimangono solo le lacrime e i cuori infranti di coloro che hanno voluto bene alla povera vittima. Dobbiamo cambiare, facciamolo ancora una volta noi partendo da Bisceglie, da questa piazza, dallo stare insieme. Non salutiamo Patrizia con il silenzio, ma facendo rumore. Gino Cecchettin diceva: "Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime"».
«Una fiaccolata silenziosa per dire che i servizi esistono, ci sono e chiedere aiuto non è impossibile. Un corteo partecipato per dimostrare che un altro modo di concepire i rapporti tra i generi è possibile, basta volerlo. Lo scorrere lento per le vie della città per abbracciare il dolore dei familiari e provare a dargli un senso collettivo. L'impegno per contrastare la violenza di genere non si arresta di fronte al fallimento di ogni femminicidio ma diventa più forte come le fiamme delle fiaccole di stasera che hanno vinto il vento, il senso di impotenza, il dolore della perdita» ha commentato l'assessore alle pari opportunità Roberta Rigante.












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