Patrizia Lamanuzzi
Patrizia Lamanuzzi
Cronaca

«Ce l'hanno strappata via con una violenza cieca, senza senso». Parla il nipote di Patrizia Lamanuzzi

«È stata uccisa da chi non accettava la sua libertà. Ti chiediamo scusa zia, se abbiamo sottovalutato i segnali, se non siamo arrivati in tempo a tirarti fuori da quell’inferno»

«Da due giorni il cielo è più basso, l'aria è più pesante, e dentro di noi c'è un silenzio che urla. Piangiamo un pezzo del nostro cuore della nostra famiglia». È un amaro messaggio condiviso sui social da Pietro, uno dei nipoti di Patrizia Lamanuzzi, la donna 54enne deceduta insieme al marito di 61 anni Luigi Gentile dopo una lite in un appartamento in via Vittorio Veneto a Bisceglie. Secondo le ricostruzioni e le prime indagini dei carabinieri, l'uomo l'avrebbe spinta giù dal balcone del quinto piano e poi si è tolto la vita con la stessa fine. «Aveva il pensiero sempre rivolto al prossimo. Prima gli altri, poi lei. Sempre. Se avevi bisogno, lei era già lì, con le mani tese e senza chiedere nulla in cambio» l'ha descritta il nipote.

Pietro avrà un ricordo sempre meraviglioso di una zia: «Portava con sé un sorriso contagioso. Di quelli che ti entravano nelle ossa e ti restavano dentro per giorni. Un sorriso che disarmava il dolore, che spezzava la rabbia, che faceva sembrare la vita meno dura. Il bicchiere lo vedeva sempre mezzo pieno, mai mezzo vuoto. Anche quando la vita le presentava il conto, anche quando le tempeste bussavano alla porta, lei trovava una crepa di luce e ci diceva: "Guarda lì, andrà bene". Aveva un pensiero per chiunque, verso tutti. Amava con quella generosità che oggi sembra quasi un difetto, e invece era il suo superpotere».

Una vicenda difficile da accettare per i familiari della vittima: «Ce l'hanno strappata via con una violenza cieca, assurda, senza senso. Uccisa da chi non ha saputo accettare la sua libertà. Da chi ha chiesto per primo la libertà, e poi ha deciso che quella donna non poteva appartenere più a nessuno, nemmeno a se stessa. Questo non è amore, è possesso malato. un delitto. Questo non è giusto, non lo sarà mai. A noi nipoti, ai figli, alla mamma, alle sorelle, resta un dolore straziante. Un buco nel petto che non si chiude. Ci manca l'aria quando pensiamo che non sentiremo più la sua voce chiamarci».

«Ascoltaci, zia. Quel mostro non vincerà. Non permetteremo che l'ultima parola su di te sia la violenza che ti ha uccisa. L'ultima parola su di te sarà la vita che hai donato. Saranno i sorrisi che hai acceso nelle nostre facce stanche. Saranno le persone che hai rialzato da terra quando nessuno le vedeva. Saranno i nipoti che cresceranno con il tuo esempio nel sangue come bussola. Giuriamo che il tuo sorriso non morirà con te. Lo porteremo noi. Nei denti stretti quando farà male, nella voce quando tremerà, nei gesti quando nessuno ci guarderà. Lo urleremo al mondo finché non diventerà contagioso come era il tuo».

Il nipote ha poi aggiunto nel messaggio che ha fatto presto il giro del web: «Ti chiediamo scusa. Scusa se questa società non ti ha protetta abbastanza. Scusa se abbiamo sottovalutato i segnali. Scusa se non siamo arrivati in tempo a tirarti fuori da quell'inferno. È un peso che porteremo noi, non tu. Non ti dimenticheremo mai, neanche per un secondo. Grazie per ogni minuto che ci hai regalato senza contarlo. Grazie per averci mostrato che la forza più grande è la dolcezza. Grazie per averci insegnato che si può scegliere di essere buoni, anche quando sarebbe più facile, più comodo, non esserlo. Da oggi, ogni volta che qualcuno dirà Patrizia, il mondo si fermerà un secondo in più. E in quel secondo ci sarai tu, con quel sorriso che nessuna violenza potrà spegnere mai».

Conferito l'incarico per le autopsie

La Procura di Trani affiderà venerdì 17 aprile a Davide Ferorelli dell'istituto di medicina legale del Policlinico di Bari l'incarico di eseguire gli esami autoptici sui corpi delle due vittime, che potranno ricostruire e confermare la dinamica dell'omicidio-suicidio. Gli accertamenti dovrebbero tenersi con ogni probabilità nella giornata di sabato.
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