Bandiera dell'Unione Europea ripiegata dal vicepresidente della Camera Rampelli
Bandiera dell'Unione Europea ripiegata dal vicepresidente della Camera Rampelli
Alle porte dell'est

Bandiere ripiegate

La questione europea sempre più centrale nel dibattito italiano

Il gesto eclatante compiuto da Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Camera, potrebbe restare confinato nel dimenticatoio o al contrario assumere una rilevanza molto marcata a breve e medio termine. La storia farà il suo corso ma in questo momento è attualità e non possiamo certo ergerci a storiografi di un tempo che stiamo ancora vivendo.

Il deputato del partito di Giorgia Meloni non è peraltro l'unico, in queste ore, a manifestare in modo concreto la sua totale dissociazione nei confronti dei metodi di gestione della crisi e dei suoi potenziali riflessi da parte di coloro che, al momento, rappresentano le istituzioni europee ai massimi livelli. Il dibattito è apertissimo e tutto lascia presagire una prosecuzione, a più ampio raggio, in diversi stati. L'impressione è che l'emergenza sanitaria abbia messo ulteriormente in risalto le differenze, le contraddizioni, le lacerazioni interne all'Unione Europea. Difficile, però, immaginare quali ripercussioni possano scaturire al termine della crisi Coronavirus.

Non sono pochi gli osservatori convinti che per il Vecchio Continente questa pandemia possa rappresentare, se non qualcosa di analogo ai due conflitti mondiali, quanto meno una rivoluzione simile a quella provocata dagli stravolgimenti politico-economico-sociali del 1989.

Covid-19 ha portato la questione dell'unità europea fra i temi centrali più avvertiti dalla nostra opinione pubblica, aprendo uno squarcio mai così vistoso sull'atteggiamento che i singoli paesi - partner veri o presunti e nazioni apparentemente distanti quando non avvertite come ostili - hanno tenuto nei confronti dell'Italia. Le immagini di medici e infermieri provenienti da Cina, Russia, Cuba e Albania pronti a intervenire negli ospedali della Lombardia e a dare l'anima per salvare il maggior numero possibile di vite umane nel Belpaese hanno di colpo mandato in soffitta decenni di teorie, opinioni e convinzioni.

Come nel corso di una guerra, diventa complicato tracciare il confine tra "amici" e "nemici". Ecco perché vedere Rampelli (e qualche suo epigono francese, ma non solo) piegare in quattro la bandiera a dodici stelle assume, per ora, un significato forte. Non ci è dato di sapere se l'iniziativa, che di minuti in minuti conquista consensi e si segnala ricevere diverse emulazioni, sarà derubricata alla stregua di uno dei tanti comportamenti impulsivi di queste settimane o ricordata nei libri di storia. Non possiamo immaginare neppure quale giudizio i posteri daranno dell'approvazione a maggioranza, da parte del parlamento ungherese, di una mozione che affida poteri più ampi al primo ministro Viktor Orban, che i media mainstream hanno già dichiarato - dal trespolo sempre più precario di un'infallibilità mai dimostrata - dittatore, quasi non vedessero l'ora di trovare un pretesto per farlo.

La sensazione, netta, è che il mondo tra qualche mese avrà variato molti assetti geopolitici. Il sogno di un'Europa davvero unita, frutto della cooperazione tra i popoli, potrebbe svanire o uscire rafforzato anche a causa di un episodio, della decisione di un singolo protagonista sulla scena. Che fine faranno davvero quelle bandiere, adesso mestamente ripiegate?
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