Pier Luigi Lopalco e Michele Emiliano
Pier Luigi Lopalco e Michele Emiliano
Buongiorno

Il "giallo" della zona gialla

Comunque sia stata stabilita, tanto vale fare il massimo per restarci

Confunde et impera. La disarticolazione totale della già fortemente compromessa credibilità della politica - a qualsiasi livello - è uno dei tratti distintivi di questa fase emergenziale. Il virus sembra procedere a una velocità supersonica se confrontata ai riflessi di una classe dirigente incapace non solo di indicare la rotta da seguire ma spesso anche di comprendere dove si trovi. E a cui resta la confusione generale quale unica opzione praticabile.

L'esercizio - talmente semplice da apparire sterile - di mettere in risalto le contraddizioni in cui sono caduti e continuano a scivolare donne e uomini di istituzioni a vario titolo, con incarichi e compiti di governo e maggioranza o ruoli di opposizione, amministratori di enti locali di qualsiasi tipo, non è certo il tema centrale di una situazione che nelle ultime ore ha rasentato la schizofrenia se si guarda alle dichiarazioni rilasciate da coloro che guidano, per esempio, la Regione Puglia. Il cui passaggio a zona gialla è esso stesso l'oggetto di un vero e proprio "giallo".

Come altro definire la netta divergenza fra i desiderata del presidente Michele Emiliano e dell'assessore alla sanità Pier Luigi Lopalco - che nei giorni scorsi hanno evocato a più riprese addirittura un inasprimento delle misure su alcuni territori al punto da parlare apertamente di una zona rossa per la Bat e la Capitanata - e la decisione assunta venerdì pomeriggio dal ministero della salute?

Sorge legittimo il dubbio, a questo punto, che una tale differenza di valutazione possa risiedere nel possesso di dati difformi e quindi incompleti da una parte rispetto all'altra. È pur vero che i parametri complessivi su cui si sono basate le determinazioni del Governo riguardano periodi differenti rispetto alle comunicazioni diffuse dalle fonti regionali. Un deficit di sincronizzazione dall'effetto straniante per i pugliesi, che poche decine di minuti dopo l'uscita del bollettino riportante il bilancio più pesante di sempre in termini di vite umane perdute (ben 72) e un indice di occupazione delle terapie intensive superiore al 40% dei posti attivabili si sono sentiti dire che da domenica potranno muoversi nelle maglie più larghe della zona gialla.

L'utente medio ha tutto il diritto di fare questa banale e riduttiva osservazione: se il 4 novembre scorso con 14233 positivi (92 a Bisceglie) e 861 ricoverati negli ospedali della Regione (113 dei quali in terapia intensiva) la Puglia è stata collocata in zona arancione, perché mai il 4 dicembre, con 42544 positivi (oltre 550 a Bisceglie) e 1823 ricoverati (222 dei quali in terapia intensiva) avrebbe meritato la "promozione"? Tutto merito del fattore Rt?

La confusione, appunto. Cifre spesso approssimate, notizie frammentarie, reticenze talvolta imbarazzanti caratterizzano l'unica vera curva stabile di quest'emergenza epidemiologica. Sindaci impossibilitati a fornire dati certi alle loro comunità di riferimento riguardo i contagi. Esiti di tamponi al rallenty, tracciamento dei guariti a volte neppure effettuato. Cittadini costretti allo slalom tra fake news, voci incontrollate, toni apocalittici o che al contrario strizzano l'occhio al più bieco negazionismo-complottismo.

La Puglia in zona gialla? Una realtà che comincerà a materializzarsi domenica 6 dicembre. Non sarà un "liberi tutti" e questo andrebbe spiegato a chiare lettere da chiunque abbia un ruolo, un ascendente, una responsabilità nei confronti dei pugliesi. Cogliere l'opportunità - al netto delle considerazioni sulla "correttezza" di quanto definito dal ministero - è la mission di un territorio che ha sofferto tanto, pagato un tributo altissimo sul piano sanitario, sociale, economico e che dovrà ricostruire dalle macerie quando lo zenit del virus sarà finalmente alle spalle. Comunque sia stata stabilita la zona gialla, tanto vale fare il massimo per restarci.
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