Francesco Gabbani in gara sabato per l'Italia all'Eurovision Song Contest
Francesco Gabbani in gara sabato per l'Italia all'Eurovision Song Contest
Buongiorno

La scimmia nuda balla

Sabato sera la finale dell'Eurovision Song Contest

Lo scorso 24 aprile il caro Gianluca Veneziani (che ringrazio per il suo meraviglioso pezzo a caldo sulla promozione del Bisceglie calcio in Lega Pro) ha intervistato per il quotidiano "Libero" un uomo d'altri tempi e un grande maestro della televisione: Ettore Andenna. Ettore, con gli indimenticabili Enzo Tortora e Corrado, racchiude tutto ciò che vorrei essere se potessi fare tv: elegantemente semplice, puntuale ma non puntiglioso, popolare senza aver bisogno di volgarità e per questo amato dal pubblico. Non è forse stato un caso che proprio un giornalista biscegliese si ricordasse di lui e lo raggiungesse nelle campagne del Monferrato.

Chi mi segue su facebook ha imparato, col tempo, che il mio orizzonte è fortemente europeo e in particolare rivolto verso est. Per una settimana l'anno mi trasformo e propagando senza mezzi termini, in una città come la nostra che dovrebbe guardare verso Levante, l'Eurovision Song Contest. Già il poterlo definire col suo nome corretto e non essere più costretto ad abbreviarlo in Eurofestival, per riportarlo alla mente dei più, è una certificazione evidente del fatto che l'attenzione nei confronti dell'avvenimento è cresciuta moltissimo anche in Italia. Il momento è propizio per provare a cogliere la vittoria.

Mai l'Italia era stata considerata favorita per il successo come per questa edizione. "Occidentali's karma" di Francesco Gabbani è un pezzo adatto al contest: orecchiabile, frizzante, spettacolare. La Rai, che dal 1998 al 2010 ha vergognosamente impedito agli artisti del nostro paese di partecipare, è rientrata nel giro e compreso, passo dopo passo, quanto l'evento si fosse evoluto. L'atteggiamento mutato della nostra emittente di stato verso l'Esc è qualcosa che mai avrei immaginato: del resto sono stato costretto per 13 anni a seguire la manifestazione attraverso la trasmissione via satellite dalle tv di altri paesi. Ho conosciuto e apprezzato artisti e canzoni cui un sistema mediatico chiuso e autoreferenziale come il nostro, a torto, non avrebbe mai dato spazio. Ho capito meglio il continente nel quale vivo anche solo grazie a un vestito, un dettaglio, al gesto di un interprete, al balletto di un corista, alla cartolina di presentazione di un paese, alle reazioni del pubblico, alle voci (prima) e ai volti (dal 1997) dei spokerperson, cioè di quelle persone che comunicano i risultati del voto di ciascuna nazione in gara. Mi sono reso conto delle difficoltà degli italiani anche di una certa cultura e preparazione con qualsiasi lingua straniera. Sono rimasto deluso ogni volta che l'Ebu (l'unione europea della radiodiffusione, cioè quelle che noi definiamo "Eurovisione") ha comunicato i nomi degli stati partecipanti nel non trovare quello dell'Italia.

Ora che "Sorrisi e canzoni" dedica addirittura una copertina all'Eurovision Song Contest, che nei programmi televisivi generalisti e nei tg si discute di come ci piazzeremo a Kiev, che le semifinali, trasmesse su Rai4, superano tranquillamente il 2% di share anche se l'Italia (che è una Big Five) non si esibisce e persino quando l'Italia non vota, che durante il prime time del venerdì l'Esc è promosso con ripetute sovrimpressioni, mi sembra logico sentire di aver vinto a prescindere dal risultato di Gabbani.

La scimmia nuda ballerà sabato sera (collegatevi su Raiuno dalle ore 20:35 e seguite tutto l'evento: Gabbani porterà la sua energia sul palco intorno alle ore 22:00) e dopo la confortante prestazione di venerdì per il parere delle giurie tecniche (cui andrà aggiunto l'esito del televoto: non possiamo ovviamente votarci da soli) le aspettative sono alte.

Come spesso accade, ci si affeziona a qualcosa per pura casualità. Io ho nel cuore l'Eurovision Song Contest perché nel 1990 lo vinse Toto Cutugno. E un italiano vero ma atipico come me non può che amare un cantante che ha pagato la sua sincerità e la "colpa" di essere un artista semplice col disprezzo dei troppi suoi connazionali con la puzza sotto il naso. Grazie all'Esc ho conosciuto Giochi senza frontiere e imparato molto più da Ettore Andenna che da tutti i miei insegnanti di storia e geografia dell'intero corso scolastico. Ettore commentò per la Rai l'Eurovision Song Contest del 1997, l'ultimo cui partecipammo prima del blakcout. Vorrei che l'Italia vincesse anche per lui e per tutti coloro che non hanno mai smesso di amare l'Europa della gente, cercandola disperatamente col decoder, ogni anno nel mese di maggio, fra i canali di stato svizzeri, tedeschi e francesi. Pensate a loro, sabato, quando passerete col telecomando su Raiuno: pensate a quanto sia bello mostrare ai giovani che esistono paesi di cui nessuno, sui nostri media, ha mai raccontato nulla. Buonanotte.
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