Nicola Canonico con mister Rodolfo Vanoli. <span>Foto Marcello Papagni</span>
Nicola Canonico con mister Rodolfo Vanoli. Foto Marcello Papagni
Buongiorno

Né buoni né cattivi

Il patron del Bisceglie l'ha sparata grossa ma i giornalisti dovrebbero smetterla di autoassolversi sempre e comunque

Profondo sgomento pare abbiano suscitato le parole pronunciate da Nicola Canonico nella tarda mattinata di sabato 19 gennaio durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico del Bisceglie Rodolfo Vanoli. Il proprietario del club ha lamentato presunte inesattezze e valutazioni ritenute evidentemente troppo severe nei confronti della sua squadra da parte dei media, facendo uno specifico riferimento all'utilizzo del termine "baby" per indicare la composizione dell'organico stellato. E ha rimarcato, soprattutto, la circostanza secondo cui alcuni giornalisti userebbero, come consuetudine, contattare tesserati nerazzurri senza alcuna autorizzazione da parte della società. Su questo punto, in particolare, Canonico è andato in tilt, minacciando addirittura querele.

Ho partecipato a quella conferenza stampa e mi sembra doveroso spiegare per quale motivo non ho inteso replicare al patron: semplicemente, le sue obiezioni non mi riguardano e non riguardano BisceglieViva.

Non abbiamo mai definito "baby" il roster del Bisceglie e - dopo aver dedicato alla questione ben 30 secondi del nostro prezioso tempo - non siamo stati in grado di ipotizzare a quali organi di stampa Canonico si riferisse. La vicenda non ci appassiona proprio.

Sul tema dei contatti non autorizzati coi calciatori, gli allenatori e i tesserati, concordiamo con la necessità che le regole siano rispettate perché gli uffici stampa esistono proprio per fare filtro. E abbiamo sempre preso le distanze da un modo di fare giornalismo - che somiglia più a uno stalkeraggio non giustificato in alcun modo dall'esigenza di dover "creare" notizie - nel quale mai ci riconosceremo.

Canonico ha esagerato nei toni e nei contenuti: denunce temerarie o minacce di ritiro degli accrediti non possono costituire una soluzione al problema. E non tocca neppure a lui dare un taglio al vizio - che ho sempre ritenuto incomprensibile - di cercare per forza il pettegolezzo nel tentativo disperato di mantenere la sovraesposizione su temi che, il più delle volte, non hanno alcuna necessità di troppe spiegazioni. Il problema è una visione dell'organizzazione dei media superata, anacronistica, frutto dell'incapacità di cogliere in tempo reale le trasformazioni dei gusti del pubblico.

Nicola Canonico l'ha fatta fuori dal vaso e non può pensare di gestire così i rapporti coi giornalisti. Glielo scrivo pubblicamente e gliel'ho detto, spesso, in privato, con la sincerità di chi non ha mai avuto bisogno di nulla e si è schierato molto spesso dalla parte dei tifosi nerazzurri. Ma noi operatori della comunicazione dovremmo smetterla, una volta per tutte, di autoassolverci sempre e comunque. Perché Canonico avrà tutti i difetti che vogliamo ma la storia dei tesserati contattati insistentemente e senza autorizzazione non se l'è certo inventata!

I lettori non credono più da anni alla favola del lupo cattivo che vuole mangiare i giornalisti buoni, belli e bravi. E certe vicende che riguardano la nostra categoria lo dimostrano anche ai più ostinati difensori dell'indifendibile. Finalmente. Quanto vorrei che si aprisse un confronto sincero e serrato su questo: sarebbe una dimostrazione di maturità.
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