obesità infantile
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Un pediatra sul web

L'obesità infantile, questa (mi)sconosciuta

Perché siamo diventati tutti così grassi?

Secondo il rapporto Osservasalute 2016, che fa riferimento ai risultati dell'Indagine Istat "Aspetti della vita quotidiana", in Italia nel 2015 più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) era in sovrappeso, mentre una persona su dieci era obesa (9,8%). Complessivamente il 45% dei soggetti di età uguale o superiore a 18 anni era in eccesso ponderale.
Le differenze sul territorio confermano il gap Nord-Sud: a Mezzogiorno vantiamo i record di persone maggiorenni obese (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,%) e in sovrappeso (Basilicata 39,3% , Campania 39,3% e Sicilia 38,7%).
La percentuale di popolazione in eccesso ponderale cresce all'aumentare dell'età: in particolare, il sovrappeso passa da 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l'obesità passa dal 2.3 % al 15.3% per le stesse fasce di età. La condizione di eccesso ponderale è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso :44% vs 27.3%; obesità :10.8% vs 9%).

Il Ministero della Salute Italiano definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale e in sovrappeso se lo supera del 10-20%; La crescita ponderale del bambino viene calcolata facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile, mentre più si supera il valore medio più aumenta il rischio di obesità; pertanto dall' 85° al 95° percentile il bambino viene definito sovrappeso mentre al 95° percentile viene definito obeso.
In estrema sintesi potremmo concludere che noi italiani siamo tutti grassi
  • Casi reali di obesità 'locale'
Voglio dirvi di una ragazza che ho visitato qualche giorno fà in studio, accompagnata dal padre..pardon dal genitore, perchè in preda a dolori addominali. Penelope (nome inventato) ha 12 anni e due mesi, è si alta 165 cm, ma pesa 95 Kg come da grafico dei percentili allegato. È fin troppo evidente che è obesa. Sia il padre che la madre sono alti, il fratello maggiore è molto alto, il fratello minore ha un buon accrescimento staturo-ponderale, lei tiene il trend ma si sviluppa in modo anomalo.
Penelope è in buona compagnia, perché dal mio piccolo osservatorio di via Lamaveta posso e devo confermare i dati sopra riportati circa l'incidenza dell'obesità.
Aggiungo le curve di crescita di altri due ragazzini maschi (vedi in fondo all'articolo), che parlano da sole della realtà locale.
  • Una emergenza: di chi la colpa?
Credo che sia opportuno fare un distinguo tra la obesità dell'adulto e l'obesità del bambino. La differenza sta nel fatto che i bambini, con la presa di conoscenza della loro condizione, hanno il tempo di ridurre in meno tempo le complicanze. D'altra parte però i bambini, specie i prepuberi, difficilmente realizzano la loro condizione ed anche se ci riescono non hanno nessuna motivazione per ritornare sul binario corretto, né sono spaventati dalle conseguenze: diabete, ipertensione, aterosclerosi, infarto del miocardio, emorragia o trombosi cerebrale.
L'obesità è la patologia cronica più comune nei bambini italiani, europei e occidentali. È una vera emergenza cui non si riesce a porre un argine e che viene posta ai bambini come una loro responsabilità ed una responsabilità dei genitori.
Ma è proprio così? Si moltiplicano le iniziative culturali, sociali, scolastiche, medico pediatriche, osservazionali ... ma tutto questo porta a poco. Anzi il sovrappeso e l'obesità sono in netto aumento.
Provo allora a dirvi il mio del tutto personale punto di vista. Da pediatra ritengo di rassicurare i genitori che sì l'obesità è una patologia cronica, ma non acuta, nè tanto meno invalidante.
Il vero problema è prendere coscienza che alla base c'è "lo stile di vita del bambino" di cui però né i bambini né i genitori ritengo siano responsabili. Anzi direi che sono entrambi vittime di una cultura dell'alimentazione che è esplosa negli ultimi anni quantomeno in Italia che propone al primo punto come interesse nella vita il cibo in tutte le sue salse.
La televisione ci propone a tutte le ore del giorno: mangiare..mangiare..mangiare.. come una cosa buona e giusta. Caricare cibo a motore, con i cuochi promossi a testimonial della saggezza, della competenza, dell'interesse collettivo. E quando ci si incontra con amici, dopo le prime frasi di circostanza... si finisce a tavola... a mangiare a bere. E poi i soloni della società ci dicono e ci sgridano che siamo grassi e che ad essere grassi non fa bene.
A peggiorare le cose la nostra "civiltà" non offre più spazi all'aperto gratis e sicuri. Gli spazi sono a pagamento (palestre, tennis, piscina) e non tutti possono permetterselo. Anche chi può farlo, non è certamente con le due o tre ore alla settimana che potrà avere un peso al 50° percentile.
Davanti alla tv i bambini mangiano junk food, gli stessi che la tv propone loro, in un circolo vizioso che da loro non dipende. Altro che gli anni '60, quando trascorrevamo 4-5 ore al giorno a giocare "in mezzo alla strada" a pallone, con la chianella a ciuccio lungo, al cavallo, alla corsa ai colori.
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Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

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