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Cronaca

«La nostra vita è a Bisceglie». L'assurda vicenda di una famiglia bloccata in Brasile

Il racconto di un marittimo biscegliese: «Non riusciamo a far ritorno in Italia»

La loro è un'intricata quanto incresciosa situazione, conseguenza indiretta dei provvedimenti assunti dal Governo uscente al fine di scongiurare ulteriori rischi di diffusione del contagio da Covid. Due cittadini italiani, fra cui un capofamiglia biscegliese, sono bloccati in Brasile da diverso tempo insieme ai loro due figli, rispettivamente di 4 anni e 5 mesi. Il loro rientro nel Belpaese, purtroppo, non appare imminente.

«Sono un marittimo che gira il mondo mentre mia moglie, di origini brasiliane, è qui a Botucatu, nello Stato di São Paulo, insieme a mio figlio maggiore dai primi di marzo del 2020, quando era ancora in attesa della nostra secondogenita, nata in agosto» ha spiegato l'uomo a BisceglieViva. «La decisione di mettere al mondo la bambina in Brasile era dovuta al fatto che trascorro gran parte dell'anno all'estero e quindi abbiamo pensato che fosse la soluzione migliore. Non potevamo certo immaginare cosa sarebbe accaduto in seguito» ha sottolineato.

Il rientro della famiglia in Italia, previsto in novembre, è stato posticipato a causa della cancellazione del volo da parte di Alitalia in conseguenza delle ordinanze disposte dal ministero della salute. «Nel mese di settembre, dopo la nascita della piccola, ho lasciato il Brasile per motivi di lavoro, imbarcandomi nuovamente: l'attività si è conclusa a fine gennaio e fortunatamente la mia compagnia di navigazione ha pensato di preparare dei biglietti aerei da Singapore per il Brasile e non per l'Italia, altrimenti sarei tornato a Bisceglie senza mia moglie e i miei figli» ha evidenziato.

Gli effetti del decreto Speranza hanno impedito ancora una volta il tentativo di rientro, programmato per giovedì 4 febbraio: viaggio saltato. La prossima occasione è fissata per il 17 febbraio con un volo Air France: «Siamo entrati in contatto con l'ambasciatore italiano a Brasilia, il quale ci ha ribadito che sta facendo il possibile per consentire il nostro rientro in patria mentre non abbiamo ricevuto alcuna risposta dal consolato di São Paulo» ha osservato il biscegliese.

Le giornate della famiglia in Brasile si consumano all'insegna di un'inevitabile routine quotidiana: «I bambini sono piccoli, restiamo sempre in casa da mia suocra e questo rappresenta l'aspetto più fortunato di tutta la vicenda, perché diversi altri connazionali (più di 500 secondo gli ultimi calcoli) sono alle prese, al contrario, con grandissime difficoltà economiche dovendo sostenere spese per vitto e alloggio in un Paese che non è il loro. La nostra vita è a Bisceglie». Il Covid, per fortuna, è stato tenuto alla larga: «Non si sono registrati casi positivi in famiglia, considerando anche i parenti brasiliani di mia moglie. Considerata la professione che svolgo sono stato sempre monitorato: prima del rientro in Brasile dall'Asia, per esempio, ho fatto 2 pcr test più un test rapido».

Un caso paradossale, quello in cui è coinvolto suo malgrado il marittimo biscegliese: «Sono tornato per il ricongiungimento familiare quando la "variante brasiliana" del contagio non era conosciuta e ora mi trovo bloccato. Ho contattato diversi esponenti politici italiani senza ottenere alcun tipo di riscontro. Siamo cittadini italiani, abbiamo diritto di rientrare a casa!» ha concluso.
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