La copertina di Sapore di sale
La copertina di Sapore di sale
Le ragnatele di Ersilia

Il gusto del sale

Rubrica di cultura e società

La vita è un'andata e un ritorno.
All'andata, quando siamo bambini, abbiamo il cuore colmo di gioia e facciamo incetta di odori, sapori, suoni e colori facendone un miscuglio perfetto. Al ritorno, quando siamo anziani, la vita è rimpianto, rimpianto per non aver goduto fino in fondo, è nostalgia di un tempo ormai trascorso, è distacco dai momenti magici del sogno e della speranza.

Esiste, però, un'età di mezzo, la peggiore, dove il mito e il rito ed anche il sacro cessano di raccontarci delle storie. Un'età senza gioia e senza rimpianto, dove tutto è maledettamente scontato.
Questa età di mezzo ci appartiene e sembra essere, oggi, l'unica età possibile in un tempo che sembra aver perso la sua funzione regolatrice.
Se a questa età di mezzo ci aggiungi anche la peggiore delle canzoni, nate per rappresentare questa nostra estate, allora sì che tutto è perduto.

L'estate è davvero importante e da essa devi ricavarci tutto il bene possibile, devi viverla e mettere da parte tutte le scorte possibili per superare il freddo e un lungo inverno. Per questo sono nati i barattoli, quelli che nonna custodiva gelosamente, per riporci tutto quello che l'estate e la campagna offrisse, per poi gustarli durante la fredda stagione. Delizie sotto'olio e sotto sale, conserve ben richiuse e sigillate che mantenevano intatto il profumo dell'erba appena colta.

Le scorte devono essere sufficienti per assicurare la sussistenza di un periodo lungo e se mancano rischiamo, come le api che esaurendo il polline nell'arnia cessano di curare la covata per poi cannibalizzare le uova deposte dalla regina prima che torni il polline, di aggrapparci a storie senza senso, di cibarci di cose di cui potremmo anche fare a meno e di far del male a qualcuno.

Le mie conserve sono fatte di note e parole, di dolci melodie che sanno tenermi ferma ma anche trasportarmi nel migliore dei mondi.
Le canzoni esprimono, per dirla come Edgar Morin, l'Eprit du temps, ma sanno anche pacificare e mettere d'accordo tutte le contraddizioni, tutte quelle sfumature che sembrerebbero inconciliabili in un mondo fatto di mille tonalità. E le abbiamo godute d'estate, le aspettavamo sempre, perché raccontassero, poi, col tempo, quello che siamo stati.

Ci sono classici della canzone italiana che riascolteremmo ancora, che sanno di materia viva, che, con parole semplici hanno accompagnato il movimento delle onde, l'odore del mare, l'emozione di un bacio al tramonto, i balli di sera, i pomeriggi assolati persi a non fare niente, perfetti per ascoltare canzoni.
Da "Estate" di Bruno Martino del 1960 con testo di Bruno Brighetti ad "Abbronzatissima" di Edoardo Vianello; da "Acqua azzurra, acqua chiara" di Lucio Battisti, apparsa nel 1969 e inclusa, poi, nello splendido album "Emozioni" nel 1970 a "Bella d'estate" di Mango del 1995; da "Gloria" di Umberto Tozzi a "La luna bussò" di Loredana Berté, entrambe del 1979; da "L'estate sta finendo" dei Righeira del 1985 alla splendida "Vento d'estate" di Gazzè-Fabi del 1998. E potremmo continuare ancora.

Ma una canzone, in modo particolare, ha raccontato di noi e di quei "giorni che lasciano in bocca il gusto del sale", una canzone che resta il manifesto della sensualità. "Sapore di sale" di Gino Paoli è sensuale per le parole, semplici, che evocano le forme di una donna che si sdraia al sole, per la voce di Paoli che sembra quasi un lieve sussurro melanconico, per la musica e gli arrangiamenti del maestro Ennio Morricone che ha saputo incorniciare le emozioni più grandi, per il sassofono dell'argentino Gato Barbieri.
La sensualità va esaurendosi assieme ai pensieri e alle parole che non sanno più disegnare i contorni delle cose. Si fluttua, oggi, in un marasma di suoni e brani senza arrangiamenti, senza sonorità, che sembrano voler rappresentare il vuoto che c'è fuori.

Dalla musica e dalle canzoni, oggi, non ci si aspetta più tanto. L'industria culturale, prima soggetta alle opinioni, ai gusti di una comunità, alle mode del tempo, alle leggi di mercato, ora segue delle logiche ben diverse. Oggi accade che il successo di una canzone vien dato per lo più dal numero di follower che si hanno sui social network. I manager ma anche le case discografiche sanno benissimo che il successo va di pari passo con la capacità di saper interagire con il proprio pubblico e i propri fans. E come accade per i libri, anche per le canzoni i fans entreranno a far parte dei cosiddetti "groupiness", gruppità, dove le persone ascolteranno musica non tanto per il piacere dell'ascolto e per un arricchimento ed un divertimento personale, quanto per trovare un senso di appartenenza.

Questa è la vera rivoluzione: le priorità sociali si impongono su quelle culturali. Questa è la nuova etica intellettuale.
Ed è questa nuova etica intellettuale a garantirci il tormentone di questa estate 2020, l'estate che abbiamo tanto atteso e desiderato dopo una lunga pausa di riflessione: "Non mi basti più" di Baby K e Chiara Ferragni.
I gusti vengono annullati, le differenze anche, e «ai giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale» restano «le finestre nella chat, i sogni dei pascià, una mezza felicità ed una app».
  • Stefania D'Addato
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