Bambina al cellulare
Bambina al cellulare
Un pediatra sul web

Il no dei pediatri ai cellulari nelle mani dei bambini

Rubrica di pediatria a cura del dottor Antonio Marzano - pediatra di famiglia

Non è mia abitudine contestare i dati, i risultati e i consigli di una società scientifica come la Sip (società italiana di pediatria) e mi inchino di fronte al parere autorevole dei professori universitari che di certo hanno potuto raggiungere tali conclusioni sull'uso dei cellulari nei bambini, dividendoli per fasce di età.

Eppure, mai come in questa precisa occasione, sentitomi tirato per i pochi capelli, devo esprimere un parere non conforme ai risultati raggiunti dalla Sip e di conseguenza ai consigli che riserva ai genitori, che propongono ai figli, fin dalla nascita questi apparecchi elettronici.

Certo, l'osservazione che attraverso questi strumenti vengano ai bambini proposte anche visioni violente e non solo, è condivisibile nella sua pericolosità e volgarità. Tuttavia questi strumenti, per ciò che ho la possibilità in veste di pediatra di famiglia di osservare in studio, sono validi, utili e istruttivi. Non per altro osservo giorno dopo giorno le nuove generazioni di bambini sempre più intelligenti, pronti, perspicaci, attenti, direi per l'età anagrafica con una partecipazione all'ambiente e con una produzione verbale di gran lunga maggiore all'età cronologica.

Il progresso in generale comporta, è vero, delle difficoltà e dei rischi: tutto ciò che esula dalle competenze degli adulti è percepita dagli stessi come una pericolosa invasione alla sicurezza e all'equilibrio dei figli. Ma ciò che si dimentica è che "il progresso" è latore di stimoli ,di impulsi alla conoscenza, all'apertura mentale verso la novità, verso la curiosità, cioè verso la vita. Osservo giorno dopo giorno in studio la facilità, quasi la serena disponibilità dei bambini, verso questi nuovi strumenti, da cui loro traggono beneficio. Queste generazioni, rispetto alle nostre che abbiamo subito questi strumenti, e non senza difficoltà ogni giorno ci interfacciamo con loro, uscendone spesso malconci, sembra che già nella vita intrauterina abbiano preso confidenza con questi strumenti, per cui alla nascita si interfacciano con loro con una disinvoltura ed una sicurezza straordinarie. Rispetto ma non condivido le conclusioni della Sip.

I bambini devono giocare con questi strumenti e il fatto è che i bambini li utilizzino non solo per giocare ma per studiare, per comunicare,per confrontarsi con gli altri ed il confronto non è solo con il compagno di classe o con il genitore a casa: il confronto ed il dialogo è con i bambini, i giovani i ragazzi di tutto il resto del mondo. Ed è anche da questo stimolo quotidiano che dipende il loro livello di perspicacia, prontezza, intelligenza, capacità di sintesi, linguaggio sicuro e competente. Non ho dimenticato come eravamo noi da bambini: ingenui, creduloni, timidi, insicuri, tanto che chi tra di noi negli anni sessanta già possedeva in nuce caratteristiche diverse veniva considerato dagli adulti "ineducato". E ci sono voluti anni per acquisire padronanze che ora invece i bambini manifestano di avere subito. Tanto è vero che ora ci meravigliamo e ci preoccupiamo del contrario.

Se un bambino in età scolare non ha maturato ciò cui ho accennato,l'osservazione viene fatta dall'insegnate e subito dopo viene confermata dal pediatra,che chiede lumi al superspecialista. Certo, non è che tutta questa "evoluzione della specie" dipenda dal cellulare e company, ma mettere questi strumenti sotto accusa non credo sia condivisibile.

La conclusione è che il mondo della ricerca, della scienza, degli studi va e deve andare avanti e guardiamo con fiducia e benevolenza a questi strumenti, lasciando loro per i bambini e per i giovani in generale,lo spazio che meritano.
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