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Il Ponte dell'Almà
Capitolo quarantatreesimo
"Il Ponte dell'Almà", il nuovo romanzo a puntate del dott. Antonio Marzano
domenica 19 luglio 2026
«Ti verrà una endocraniosi»
Negli anni successivi sono tornato spesso a cercare questa patologia che secondo ciò che mi apostrofava mio padre prima o poi mi sarebbe venuta.
«L' Endocraniosi.»
L' ho trovata. Avrei potuto soffrire di una sintomatologia dolorosa sostenuta da una patologia conseguente ad una abitudine, da me assunta da sempre, di fare lo shampoo ai capelli con acqua calda tutte le mattine al risveglio per poi asciugarmi con aria calda del fon.
Spesso mentre lui si sbarbava con la lama del rasoio, dopo aver preparato la schiuma bianca con un pennello, io mi inginocchiavo con la testa dentro la vasca da bagno e mi lasciavo cadere l' acqua calda sulla testa mentre mi insaponavo con abbondante shampoo.
«Ti verrà una Endocraniosi!!»
Per fortuna si sbagliava.
«Lino sbrigati sono le sette.. urlava mia madre»
«Alla fermata del pullman dovevo esserci alle 7 e 30. E così ogni giorno per cinque anni. Le lezioni iniziavano inesorabilmente alle otto in punto e io con i miei compagni di scuola dovevamo essere pronti ad ascoltare da subito i lunghi e implacabili sermoni dei nostri insegnanti specie della professoressa di Italiano: «Il Dolore del Leopardi». Ore ed ore su questo dolore che non finiva mai, ma che sembrava si rigenerasse e prendesse nuovo vigore ad ogni lezione.
Sembrava che la «Croce» sulle spalle la portasse solo lui, il figlio del Conte di Recanati, senza mai riflettere su quale potesse essere l'effetto nella mente di un adolescente il ripetere e ripetere che tutto il mondo letterario italiano iniziasse e finisse con «il dolore del Leopardi».
Arrivò poi il 68 e poi il 70 con i cortei, le manifestazioni, le occupazioni, ma personalmente non mi sono mai fatto prendere da queste novità. Non le snobbavo, perché non le capivo ed invece ero ammirato nell'ascoltare compagni del Liceo Classico di qualche anno più grandi di me, che si infervoravano nello disquisire di politica, di rivendicazioni, di cambiamenti. Di certo avevano ragione perché anche se poi tutto si risolveva nell'occupare la scuola per qualche giorno, almeno in quei giorni venivo risparmiato dal «dolore del Leopardi».
Ma la vendetta era comunque in agguato:
«L'Eneide»
A quindici anni con il testosterone a mille entrare nel mondo di Virgilio fu una impresa titanica.
Eppure.. bisognava farlo.
Si bisognava farlo e l'ho fatto.
Ricordo ancora la copertina nerissima e spessissima del libro.. metteva angoscia e di notte arrivavano gli incubi.
E poi fu la volta del milanese: Alessandro Manzoni e con lui..
«La Provvidenza»
I suoi «Promessi Sposi» segnarono la mia adolescenza e la mia giovinezza. E con loro la «Provvidenza».
In una età in cui si crede solo nella propria volontà, nella forza, nel coraggio, nella perseveranza e nell'orgoglio ecco che tutto entra in discussione e il Verbo diventa la Provvidenza.
Come si sarebbe potuto credere nella Provvidenza del Manzoni se tornando a casa, il giornalista del Telegiornale in una TV ancora in bianco e nero, ogni giorno diceva: «Il Presidente Lyndon Johnson ha ordinato pesanti bombardamenti sul Vietnam, sul Laos e sulla Cambogia» e poi i filmati dei marines statunitensi impegnati in continue imboscate nelle foreste del Delta del Mekong e dei morti e dei feriti in diretta.
Quei ragazzi avevano la mia età ed erano a migliaia di chilometri da casa per combattere in una guerra di cui non capivano il senso.
Lì non esisteva Provvidenza o almeno io a sedici, diciassette, diciotto anni non la capivo.
Negli anni successivi sono tornato spesso a cercare questa patologia che secondo ciò che mi apostrofava mio padre prima o poi mi sarebbe venuta.
«L' Endocraniosi.»
L' ho trovata. Avrei potuto soffrire di una sintomatologia dolorosa sostenuta da una patologia conseguente ad una abitudine, da me assunta da sempre, di fare lo shampoo ai capelli con acqua calda tutte le mattine al risveglio per poi asciugarmi con aria calda del fon.
Spesso mentre lui si sbarbava con la lama del rasoio, dopo aver preparato la schiuma bianca con un pennello, io mi inginocchiavo con la testa dentro la vasca da bagno e mi lasciavo cadere l' acqua calda sulla testa mentre mi insaponavo con abbondante shampoo.
«Ti verrà una Endocraniosi!!»
Per fortuna si sbagliava.
«Lino sbrigati sono le sette.. urlava mia madre»
«Alla fermata del pullman dovevo esserci alle 7 e 30. E così ogni giorno per cinque anni. Le lezioni iniziavano inesorabilmente alle otto in punto e io con i miei compagni di scuola dovevamo essere pronti ad ascoltare da subito i lunghi e implacabili sermoni dei nostri insegnanti specie della professoressa di Italiano: «Il Dolore del Leopardi». Ore ed ore su questo dolore che non finiva mai, ma che sembrava si rigenerasse e prendesse nuovo vigore ad ogni lezione.
Sembrava che la «Croce» sulle spalle la portasse solo lui, il figlio del Conte di Recanati, senza mai riflettere su quale potesse essere l'effetto nella mente di un adolescente il ripetere e ripetere che tutto il mondo letterario italiano iniziasse e finisse con «il dolore del Leopardi».
Arrivò poi il 68 e poi il 70 con i cortei, le manifestazioni, le occupazioni, ma personalmente non mi sono mai fatto prendere da queste novità. Non le snobbavo, perché non le capivo ed invece ero ammirato nell'ascoltare compagni del Liceo Classico di qualche anno più grandi di me, che si infervoravano nello disquisire di politica, di rivendicazioni, di cambiamenti. Di certo avevano ragione perché anche se poi tutto si risolveva nell'occupare la scuola per qualche giorno, almeno in quei giorni venivo risparmiato dal «dolore del Leopardi».
Ma la vendetta era comunque in agguato:
«L'Eneide»
A quindici anni con il testosterone a mille entrare nel mondo di Virgilio fu una impresa titanica.
Eppure.. bisognava farlo.
Si bisognava farlo e l'ho fatto.
Ricordo ancora la copertina nerissima e spessissima del libro.. metteva angoscia e di notte arrivavano gli incubi.
E poi fu la volta del milanese: Alessandro Manzoni e con lui..
«La Provvidenza»
I suoi «Promessi Sposi» segnarono la mia adolescenza e la mia giovinezza. E con loro la «Provvidenza».
In una età in cui si crede solo nella propria volontà, nella forza, nel coraggio, nella perseveranza e nell'orgoglio ecco che tutto entra in discussione e il Verbo diventa la Provvidenza.
Come si sarebbe potuto credere nella Provvidenza del Manzoni se tornando a casa, il giornalista del Telegiornale in una TV ancora in bianco e nero, ogni giorno diceva: «Il Presidente Lyndon Johnson ha ordinato pesanti bombardamenti sul Vietnam, sul Laos e sulla Cambogia» e poi i filmati dei marines statunitensi impegnati in continue imboscate nelle foreste del Delta del Mekong e dei morti e dei feriti in diretta.
Quei ragazzi avevano la mia età ed erano a migliaia di chilometri da casa per combattere in una guerra di cui non capivano il senso.
Lì non esisteva Provvidenza o almeno io a sedici, diciassette, diciotto anni non la capivo.

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